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FINO AI CONFINI/1: infermiera di quartiere

MarinellaMi trovo ad operare in una parrocchia della periferia milanese come Infermiera di quartiere.
E’ una geniale opportunità che coniuga il desiderio di stare, di vivere in mezzo alla gente come Ausiliaria Diocesana con la professione di cura specifica dell’infermiera.
Per usare la metafora del pellegrinaggio, direi che il mio è un pellegrinaggio lento, fatto di continue tappe per ascoltare i bisogni delle persone, sia di quelle anziane e sole, sia delle ansie delle mamme di tutto il mondo preoccupate per la salute dei loro bimbi, sia di chi convive con malattie invalidanti.
Come il pellegrino, qui si ha la netta sensazione della fatica del cammino, della lentezza dei passi che portano a brevi relazioni, a conoscenze occasionali, magari tramite il bisogno di una iniezione intramuscolare, che però si irradiano poi nel  saluto quando ci si incontra, con semplice  cordialità e rispetto.

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Fino ai confini

villaggio 001Continuiamo la riflessione proposta nel tempo di Natale attraverso la Parola sul cammino come metafora della vita (Sentieri nel cuore) guardando ora alle strade che percorre il Vangelo per raggiungere ogni uomo e donna laddove si trovano.
Il Papa parla della Chiesa in uscita (EG 20-24) che, obbedendo al mandato del Risorto, si spinge fino agli estremi confini della terra (At 1,8).
Confini, limiti, periferie: ecco fino a dove si spingono la Parola e gli evangelizzatori!
Anche noi Ausiliarie Diocesane, secondo il carisma che ci è dato in dono, obbediamo al comando del Risorto Andate!arrivando a toccare terre nuove.

Domenica 27 gennaio e 3 febbraio vorremmo raccontarvi due mete, due storie che, come direbbe il nostro Statuto, diventano luoghi di salvezza:

Ci rendiamo conto che il nostro servizio al Vangelo diventa annuncio per noi stesse, prima che per altri. Nell'andare, siamo evangelizzate anche noi: i luoghi della carità pastorale diventano santuari e meta di pellegrinaggio

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Un cammino durato sedici anni

don_Paolo_CortesiDon Paolo Cortesi lo scorso giugno ha lasciato l’incarico di Assistente ecclesiastico dell’Istituto delle Ausiliarie diocesane. 
Il compito dell’Assistente non è appariscente, ma è prezioso: se da una parte è l’Arcivescovo stesso a rendersi presente attraverso di lui nella vita dell’Istituto, dall’altra l’Assistente svolge le funzioni di consigliere e animatore spirituale.
Secondo il nostro Statuto, la durata del mandato non è prestabilita, ma dipende dal giudizio dell’Arcivescovo, della cui sollecitudine verso l’Istituto l’Assistente deve rendersi interprete (Statuto, n. 112). Così, Per sedici anni, rappresentando quattro arcivescovi, don Paolo ha camminato con noi, illuminando, incoraggiando e consigliando con discrezione e franchezza
In occasione della giornata comunitaria, che tradizionalmente segna per noi la fine degli esercizi spirituali e del tempo estivo, desideriamo ringraziarlo di cuore per questo lungo servizio: abbiamo chiesto a Nuccia Marnati, Sorella Maggiore quando don Paolo iniziò il suo incarico, di regalare ai nostri lettori (e a don Paolo) un ricordo personale.

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TUALOMBA (grazie in lingua Tonga)

zambia2È la parola che racchiude tutte le emozioni provate nella settimana trascorsa in Zambia.
Sono partita con tante ansie, l’ignoto mi ha messo tanta agitazione ma come sono arrivata a Lusaka e ho visto Suor Maria Teresa e Suor Catherine che erano venute a prendermi per portarmi con loro a Monze tutte le ansie si sono acquietate e hanno lasciato spazio al desiderio di conoscere e di lasciarmi plasmare da questa nuova esperienza.

Le strade con delle buche enormi, che mi facevano sobbalzare nonostante la suora cercasse di evitarle, mi hanno fatto subito capire che anche gli spostamenti in quella terra d’Africa sono problematici appena si esce dalla città. Però accanto a questo la meraviglia suscitata in me dalla natura, ancora molto verde perché appena terminata la stagione delle piogge e appena cominciato l’autunno, non c’era infatti un caldo esagerato. Il tramonto bellissimo e velocissimo e poi il cielo stellato meraviglioso: come non pensare alla creazione, alla creatività di Dio che con tanta perfezione ha disegnato quella immensa natura senza fine. Il senso dell’infinito che spesso sperimento al mare, lì l’ho sperimentato con la terra è una sensazione bellissima.

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Dopo 25 anni...ELENA

comiC’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò
Ascolto questa canzone di Fiorella Mannoia del 2011 e leggo:”come hai ascoltato la voce di Dio?” L’ho ascoltata come voce tra i banchi di scuola, la mia città, le cose e gli amici di tutti i giorni….e i miei sogni! Vivevo senza programmi speciali mi sembrava fosse già speciale ciò che stavo facendo a cui davo importanza più per paura di non riuscire che altro. Questa normalità che mi occupava la giornata e un po’ mi sfiancava, nascondeva ciò che ricordo di me e riconosco ancora presente nel cuore dei ragazzi oggi: è il desiderio di essere speciale, di sognare che ciò che sei sia notato da qualcuno, e non sia invano o comune.
il Signore era… un nome che sentivo importante, raccontato da altri… era una parola nei miei interrogativi a volte profondi a volte superficiali..rimaneva sepolto tra grandi domande.
Un bel giorno si è fatto vivo attraverso uno sguardo che sembrava conoscermi e sapere di me, è diventato l’interlocutore più sincero intimo e vivace; ha dato senso e motore ad una presenza nella chiesa e tra gli amici che prima non avevo, ha riempito la mia povertà.
Spesso sono tentata di essere io ad interpretare questa parola, a scalarne i significati, a farla parlare..in realtà devo solo tendere l’orecchio a ciò che mi chiedo e lì la ritrovo capace di rispondermi con la consolazione e il coraggio di sempre.
L’ho seguita accorgendomi che portava dentro di me frutti che altrove non vedevo: ho iniziato a sentire che la mia vita poteva essere semplicemente bella, fatta per essere regalata. Non è stato immediatamente l’Istituto delle Ausiliarie diocesane la prima idea anche perché non le conoscevo; questa forma però una volta conosciuta è stata ciò che ha saputo dare prospettiva concreta e praticabile alla mia ricerca e anche gioiosa pur nelle difficoltà della storia.
Ora non smetterò…
Io credo di aver avuto semplicemente il desiderio di trasmettere questa ricerca: “ogni sogno ti porta più in là!” dice il testo. Sapere e far sapere che il Signore sogna già la vita di ciascuno è ciò che chiamiamo vocazione: poter essere per altri questa voce con la propria esperienza, interpretarla, accoglierla, stando anche così in mezzo alla gente è parte della vita consacrata e donata: è profezia!


Elena Comignani

 

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