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NEL SABATO SANTO DELLA STORIA/6

Maria Rupnik 6Siamo al Sabato Santo. Domani la Pasqua ci vedrà ancora chiusi nelle case. Ma mentre rimaniamo, vogliamo seguire con il cuore le Donne che, nel mattino di quel giorno dopo il sabato, sono andate al sepolcro, quando ancora era buio, per ricevere l'annuncio più straordinario della storia, che pure sembra aver continuato a scorrere uguale a se stessa. Eppure non è così, molto è cambiato, anche se tante cose sembrano continuamente ripetersi immutate.
Come ci dice ancora il cardinal Martini, che ci ha accompagnato in questi giorni, "siamo chiamati a vivere come pellegrini nella notte rischiarata dalla speranza della fede e riscaldata dall'autenticità dell'amore. Allora il sabato del tempo apparirà ai nostri occhi come già segnato dai colori dell'alba promessa e la pallida luce dei giorni che passano si illuminerà dei primi raggi del giorno che non passa, l'ottavo e l'ultimo, il primo della vita eterna di tutti i risorti nel Risorto".
Oggi potremo tornare sui pensieri e i doni spirituali che abbiamo ricevuto in questa settimana e gustare attraverso questa poesia di R. M. Rilke la gioia piena di pace di Maria a cui per prima suo Figlio si è certamente manifestato. A lei chiediamo di renderci partecipi di questa sua esperienza.
 

Suggeriamo una preghiera di R.M. Rilke

 Cosa sentirono allora: dolce

non è tra tutti i segreti
e pur terrestre:
quando Egli, un poco pallido ancora per la tomba
innanzi a lei comparve fatto lieve:
risorto in ogni punto.
Oh, a lei prima che ad altri. Come furono essi allora,
inesprimibilmente nel rimarginarsi l'uno all'altra.
Si, andavano rimarginandosi: questo accadeva.
E non era necessario per loro fortemente sfiorarsi.
Posò lui per un istante
lieve la sua eterna ma vicina
mano sulla spalla della donna.
E cominciarono,
muti come gli alberi nella primavera,
infinitamente al tempo stesso,
questa stagione
della loro familiarità più intensa.
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NEL SABATO SANTO DELLA STORIA/5

Maria Rupnik 5C’è una terza e fondamentale consolazione che ci viene donata nel silenzio e nella memoria orante che possiamo vivere in questi giorni a imitazione di Maria, è la consolazione della vita. Martini la definisce così perché “i suoi effetti si esprimono nella quotidianità permettendoci di rimanere in piedi nei momenti più oscuri”.
Ce la spiega a partire da un’altra domanda che immagina di porre a Maria: “che senso ha tanto soffrire? Come fai a dare significato alla tragedia che stai vivendo?” La risposta sembra suggerita da alcune parole che Gesù ha detto proprio pensando alla sua ora che si avvicina: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se muore invece produce molto frutto… Maria partecipa dunque di questo soffrire per portare frutto, che in lei “è la generazione di un popolo di credenti”.
Un aspetto importante della riflessione di Martini è che la consolazione della vita è “una forza interiore di cui non è necessario essere coscienti”. E ci suggerisce di andare a ricordare l’esperienza, che tutti abbiamo certamente fatto, di essere stati sostenuti da “una forza che ci ha accompagnato in momenti duri e faticosi, anche quando non la sentivamo e ci sembrava di non possederla”. E spiega: “ci pare a volte di essere abbandonati da Dio e dagli uomini, e però, rileggendo in seguito gli eventi, ci accorgiamo che il Signore aveva continuato a camminare con noi, anzi a portarci nelle sue braccia. Questa consolazione opera in noi e ci sostiene: è una consolazione sostanziale perché tocca il fondo dell'anima”.

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NEL SABATO SANTO DELLA STORIA/4

Maria 4C’è una seconda consolazione che ci viene indicata da Maria nel suo sabato santo, la consolazione del cuore.

È la consolazione che nasce dalla speranza, la virtù teologale della speranza. Non si tratta dell’augurio che ciascuno si può fare che le cose vadano bene: “speriamo…”. Si tratta di vivere in profondità “la pazienza e la perseveranza … le virtù di chi attende, di chi ancora non vede eppure continua a sperare”. Esse sono fondate sulle parole di Gesù: con la vostra perseveranza salverete le vostre anime (Lc 21,19)

Maria non può che aver vissuto così quel sabato santo, perché, ci ricorda Martini, per tutta la sua vita ha “imparato ad attendere e a sperare”. Ha infatti “atteso con fiducia la nascita del figlio, perseverato nel credere alla parola dell'angelo anche nei tempi lunghi in cui non capitava niente, ha sperato contro ogni speranza sotto la croce e fino al sepolcro”. Non può dunque che aver “vissuto il sabato santo infondendo fiducia ai discepoli smarriti e delusi”.

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NEL SABATO SANTO DELLA STORIA/3

Maria Rupnik 3Che cosa ci dici dunque la Madre del Signore, che contempliamo nella sua immensa sofferenza? "Che cosa suggerisci ai discepoli smarriti?", si chiede Martini.
E suggerisce che Maria "ci sussurri una parola simile a quella detta un giorno da suo Figlio: se avrete fede pari a un granellino di senapa! (Mt.17,20)". Si tratta dell'invito a partecipare della "consolazione che viene solo dalla fede", che Maria ha vissuto in pienezza portando "a compimento la spiritualità di tutto il popolo di Israele, nutrita di ascolto e di fiducia."
E' quella che il cardinale chiama "la consolazione della mente". Di che cosa si tratta? "È la grazia di una visione sintetica e mistica del piano di Dio. E' una apertura degli occhi e del cuore, che dà un senso profondo di pace... quando comprendiamo per opera dello Spirito che tutto viene portato a compimento nella Passione e Resurrezione del Signore. Allora anche le ombre e le tragedie di questo mondo si rivelano come attraversate dalla luce di amore, di compassione e di perdono che viene dal cuore del Padre".
Si tratta di un dono grande, che Maria ha accolto in pienezza, ma che non è precluso a nessuno di noi. È ciò che consente di "credere anche nelle notti della fede, a proclamare il primato di Dio e ad amarlo anche nei suoi silenzi e nelle apparenti sconfitte".
È un dono dello Spirito, a lui chiediamo l'apertura del cuore per saperlo accogliere e a Maria chiediamo che interceda per noi, ci prenda per mano e ci sostenga.
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NEL SABATO SANTO DELLA STORIA/2

Maria Rupnik 2Per lasciarci guidare da Maria, il card. Martini ci invita a contemplare come lei ha vissuto il tempo drammatico tra la morte del Figlio e l’annuncio della risurrezione e per questo a raccogliere alcune parole decisive del Vangelo. Come racconta il quarto Vangelo, “nel venerdì santo, dopo la morte di Gesù, il discepolo Giovanni prese Maria con sé, nel suo cuore e nella sua casa.”
Martini immagina di introdursi in questa casa per dialogare con lei e soprattutto contemplare il suo modo di vivere questo momento drammatico. Da questa contemplazione egli ci rimanda soprattutto due atteggiamenti.
Il primo è il silenzio di Maria: “è rimasta in silenzio ai piedi della croce nell'immenso dolore della morte del Figlio e resta nel silenzio dell'attesa senza perdere la fede nel Dio della vita, mentre il corpo del crocifisso giace nel sepolcro.”
Il secondo atteggiamento è la memoria: “In questo tempo che sta tra l'oscurità più fitta - si fece buio su tutta la terra - e l'aurora del giorno di Pasqua - di buon mattino, il primo giorno del sabato …al levar del sole … - Maria rivive le grandi coordinate della sua vita, coordinate che risplendono sin dalla scena della Annunciazione e caratterizzano il suo pellegrinaggio nella fede. Proprio così ella parla al nostro cuore, a noi, pellegrini nel sabato santo della storia.”

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