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DAL CAMMINO ALLA CORSA/4 La corsa e la forza di Paolo: “Quando sono debole è allora che sono forte”

articolo 5 M. Grazia 1Mi sembra ardito, da parte mia, proporre “la corsa e la forza” dell’Apostolo delle Genti in una paginetta. Mi parrebbe non prendere sul serio la testimonianza di questo Testimone della Fede, che per noi è anche Padre e Maestro di vita spirituale.Sono convinta che il “personaggio” protagonista di questa settimana meriti molto di più!Occorrerebbe, armati di pazienza e soprattutto di passione per cogliere il segreto di Saulo di Tarso, divenuto “Paolo, apostolo e servo di Cristo Gesù per volontà di Dio…” (Efesini 1,1), attraversare e leggere le sue lettere con attenzione: sentiremmo nascere un cuore il desiderio di imparare, noi tutti, da san Paolo a recuperare l’entusiasmo (che è un dono dello Spirito Santo da chiedere) nel nostro cammino cristiano.L’antico testo della Didachè (IV,2) afferma: “Cercate ogni giorno il volto dei santi e trovate riposo nei loro discorsi», perché essi ci sono di edificazione e di esempio di vita.
Abbiamo ricevuto in dono la fede, ci è stata trasmessa, abbiamo creduto. Da giovani e adulti stiamo credendo, la stiamo “personalizzando”, facendola nostra, la vogliamo conservare e correre in questo cammino verso la mèta, il faccia-a-faccia con Cristo e la pienezza di vita con Lui.

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DAL CAMMINO ALLA CORSA: E’’ RISORTO CRISTO!

rexIl testo di questo canto pasquale si apre con un’immagine di luce e con la dichiarazione di una svolta, con l’annuncio di un nuovo inizio “E’ un alba nuova, risorto è Gesù”
Sì, perché la Pasqua è l’irruzione (“rubando” le parole e alcuni spunti all’omelia pasquale del 2013 di Francesco Muraglia, patriarca di Venezia), nella storia, della salvezza cristiana.
La fede nasce in questo giorno in cui Cristo vince la morte: la vera realtà si fa strada, così, nella storia di uomini.
L’intera creazione ne viene rinnovata – il tempo, la natura, gli eventi piccoli della vita individuale o quelli grandi a livello di collettività - tutto assume un significato nuovo. Cristo ha raggiunto la “definitività” e noi ne siamo testimoni.
La nostra gioia, di cui avvertiamo l’urgenza di annunciare al mondo, non può che sgorgare da questa radicale novità.

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DAL CAMMINO ALLA CORSA / 3 Tornare senza indugio al luogo del delitto

articolo 3 Silvia M autore ArcabasSi può dimorare nel luogo del dolore?
Si può permanere laddove è esplosa la violenza?
Si può persistere nello spazio in cui è stata crocifissa la speranza?

«Le Tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono… sono pure dei discepoli di Cristo». L’evangelista Luca sembra volerci comunicare che dall’esperienza dell’afflizione, perfino i seguaci di Gesù prendono le distanze. I discepoli, dopo la morte cruenta del Maestro, si muovono in direzione opposta - con un certo disincanto - verso Emmaus, la città il cui nome “primavera mite” esprime la ricerca di una tregua dallo spasmo del male. Ma la geografia del territorio ci rivela un cammino lento e in salita!

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DAL CAMMINO ALLA CORSA / 2 CORREVANO INSIEME TUTTI E DUE

articolo 2 Annarosa autore Eugène BurnandErano lì, rinchiusi in quella stanza, ormai da due giorni interi. Così diversi e così simili.
Pietro, decisamente impulsivo e forse un po’ arcigno, era sempre il primo a giocarsi, a rispondere. Forte, ma anche fragile. Nel ripensare a tutti i momenti trascorsi con il Maestro, tra la folla o nell’intimità coi Dodici, l’ultimo episodio era quello che gli rodeva maggiormente: aveva rinnegato per tre volte il suo Signore, proprio come gli aveva predetto. Lui che gli aveva assicurato che non lo avrebbe mai abbandonato, che l’aveva difeso a colpi di spada al momento dell’arresto, si era poi lasciato intimorire da una giovane portinaia e da qualche servo (Gv 18,17.25-27). Codardo? Come era potuto succedere? Aveva fallito; non era stato all’altezza.
Giovanni, invece, la tradizione ce lo ricorda come il più giovane; il Vangelo lo chiama il discepolo amato, il prediletto. Lo immaginiamo di carattere gentile e sensibile, soprattutto perché così lo dipingono numerosi artisti. Lui non aveva mai abbandonato Gesù e l’aveva seguito fino sotto la croce. Delicato e audace. Anche lui, ora, rifletteva sul suo rapporto con Gesù e soprattutto a quelle ultime parole che gli aveva rivolto poco prima di morire: “Donna, ecco tuo figlio!... Ecco tua madre!” (Gv 19,26-27). Cosa gli aveva voluto dire? La sua era proprio una partenza definitiva? Non era pronto per questo distacco radicale, era ancora troppo giovane, aveva ancora bisogno di Lui. E poi, che compito gli aveva lasciato?

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DAL CAMMINO ALLA CORSA / 1 LE DONNE DELLA RISURREZIONE

articolo 1 Lilly Monga autore G. Cordiano1Leggiamo il brano della Resurrezione di Gesù dal Vangelo secondo Matteo, tenendo sullo sfondo anche i racconti degli altri Vangeli: pare proprio di vedere queste donne avvicinarsi al sepolcro mosse dal desiderio di “servire” il loro Maestro anche in questo ultimo momento.
Sono le donne discepole che sono state testimoni della morte di Gesù e della sua sepoltura.
Il Vangelo di Marco ce le presenta molto preoccupate e impaurite.
Nel brano di Matteo, invece, nonostante il terremoto, che annienta le guardie, le donne sanno fermarsi ad ascoltare l’annuncio e la richiesta dell’angelo del Signore.
Egli le rassicura, annuncia loro la Risurrezione e le aiuta a ricordare le Parole di Gesù.
Quindi le invita a muoversi, “presto”, per poter portare l’annuncio ai discepoli.
Le donne partono in fretta e corrono per tornare al Cenacolo, dove sanno di trovarli.

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