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PACE DISARMANTE: INCONTRO, DIALOGO E RESPONSABILITA'

WhatsApp Image 2026 01 17 at 22.56.53Papa Leone parlando di pace disarmante (Messaggio per la 59ª Giornata Mondiale della Pace) fa riferimento al mistero dell’incarnazione che comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (Lc 2,13-14). Il mistero dell’Incarnazione rivela all’umanità questa logica paradossale. Dio sceglie la via della fragilità, si fa bambino, si affida alle cure degli esseri umani. 
Sì perché la pace vera non nasce dall’equilibrio delle paure né dalla semplice assenza di conflitto. La pace è una realtà viva, fragile e forte insieme, che prende forma quando ci si lascia disarmare dall’altro. In questo senso, la pace è davvero “disarmante”: perché non si impone, ma si offre; non conquista, ma accoglie; non alza muri, ma apre nuove strade. È una pace che non si difende con le armi, ma con la relazione. Proprio perché indifesa, essa chiama in causa la responsabilità di ciascuno: l’uomo scopre di essere amato quando si prende cura di chi è fragile. La pace cambia il mondo non attraverso la forza, ma attraverso la capacità di toccare il cuore.
Allora ancora più concretamente cosa significa parlare di pace disarmante?

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VERSO UNA PACE DISARMATA: IL VANGELO SENZA ELMETTO

pace2«La guerra non è una cosa malvagia. Perché le cose malvage hanno un fascino. La guerra è una volgarità immensa». Così Roberto Benigni, con il fuoco nell’anima e la voce che graffia le coscienze. Parole a margine del Messaggio di Papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace. Pochi giorni prima di Natale, Benigni ha descritto Pietro: fragile, esposto, eppure saldamente legato a Gesù. Tutta la sua vita è un corpo a corpo con questo Maestro disarmato. E tutta la vita di Gesù è una dichiarazione limpida di nonviolenza, scolpita in quell’ordine che attraversa i secoli: «Rimetti la spada nel fodero». La pace del Risorto, ci ricorda il Papa, è disarmata perché disarmata è stata la sua lotta. 
Parlare oggi di pace disarmata significa togliere la maschera a una menzogna antica: che la violenza sia necessaria. Necessaria per difendersi, per sentirsi sicuri, per tenere in piedi l’ordine delle cose. È una bugia così ben vestita da sembrare verità. Eppure nel 2024 il mondo ha speso per le armi 2.718 miliardi di dollari: una montagna di piombo e terrore, il 2,5% del PIL mondiale.
Da tempo la follia della violenza guida l’economia; oggi è la sua normalizzazione a deturpare la cultura. Al posto della memoria – che fa tremare davanti ai volti delle vittime – si seminano paure, si educa al sospetto, si predica una sicurezza armata. Un ossimoro!
Per questo è urgente un risveglio delle coscienze. Un guizzo del pensiero critico. La pace disarmata non è resa: è militanza evangelica. È il coraggio di scavare alle radici della violenza, là dove crescono le disuguaglianze, madri di tutte le guerre. Il successore di Pietro ci chiama a smascherare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari che avvitano il mondo in una spirale distruttiva senza precedenti.

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PACE NON PER UN GIORNO, MA PER TUTTI I GIORNI

pace1Un caleidoscopio di riferimenti biblici, di Magistero ecclesiale, di testimonianze di vita dei Santi, di pensieri definiti e in divenire al tempo stesso, di convinzione evangelica, di passione per il popolo di Dio e la famiglia umana: questo e molto altro è il primo Messaggio di Papa Leone per la Giornata della Pace, un testo dalle cui profondità attingere acqua per la sete di pace di ogni giorno del nuovo anno.
Fu Paolo VI, con il messaggio dell’8 dicembre 1967, a istituire la prima Giornata della Pace, il 1° gennaio 1968 e, da allora, la dedicazione del primo giorno dell’anno alla pace equivale ad affermare che la pace è un dono da accogliere, promuovere e vivere quotidianamente.
La pace non è lontana o irraggiungibile, ma presente e possibile, dice Papa Leone nel cuore del suo messaggio, mettendo in luce diversi aspetti di questa che non è ideale astratto ma realtà. 
In un mondo dove non è infrequente collegare l’azione bellica alla soluzione più funzionale e immediata per i problemi internazionali, il Vangelo suona con tutta la sua carica rivoluzionaria nelle parole di Leone riprese da Sant’Agostino «chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace» per raccomandare di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui.
Visitando fonti di informazione diverse, mi sono imbattuta più volte in questi giorni natalizi, nella rievocazione della tregua spontanea del Natale del 1914 sul fronte occidentale: non venne infatti stipulato nessun accordo fra i comandi e non vi fu nessun dialogo diplomatico o missione esplorativa.
Nelle lettere recapitate ai famigliari, si legge di auguri gridati dai soldati da una trincea all’altra, di addobbi improvvisati, degli stessi canti natalizi risuonanti nelle lingue nemiche, di scambi di doni, come sigarette e cappelli, nella terra di nessuno e addirittura di una partita a calcio.

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AVVENTO 2025: la terra produrrà frutti

avvento 2025 3Mi ritrovo a sera, quando la terra stessa riposa non più attraversata da suoni, passi e rumori, a riflettere sui miei giorni e la Grazia immeritata che li attraversa; insieme alle attese e alle speranze faticose di chi riesce a coprire con il manto del sorriso e del saluto pacato, anni di problemi e invoca per sé e i propri cari la tregua del riposo.
Mi dico: “Se ogni cosa dovesse essere il risultato di quanto umanamente prodotto sarebbe senza pace…Sarebbe non riuscita o, meglio, non compiuta….Sarebbe solo ciò che programmato…invece è sempre tutto molto di più”
“Molti frutti produrrà la terra” (Lv 25,19)leggiamo accostandoci con fiducia al capitolo 25 del libro di Levitico che orienta, nel popolo d’Israele, un modo completo di guardare Dio e la sua opera: non solo la grandezza del cielo e delle stelle ma anche la terra da abitare. 
È un pensiero ampio che leggiamo nel dialogo con Mosè sul monte Sinai sin dai primi versetti di questo capitolo; qui Dio stabilisce che la terra donata a Israele produrrà, durante il suo stesso riposo, il nutrimento per tutti.

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AVVENTO 2025: la terra darà la luce alle ombre

avvento 2025 2Questo versetto del profeta Isaia afferma che i morti vivranno e risorgeranno dalla morte, come la rugiada luminosa di Dio ridarà vita alla terra e farà risorgere le ombre. Un passo biblico che è profezia di risurrezione, di speranza nella vita, più forte del male.
Mi richiama alla memoria due piccole e all’apparenza insignificanti esperienze vissute.
La prima tempo fa, con un gruppo di ragazzini delle medie, al Dialogo nel Buio, presso l’Istituto dei Ciechi di Milano.
Il buio assoluto, come non ci capita mai di vedere, un po’ di sgomento, di timore con una domanda che ti serpeggia dentro: “Saremo capaci di trovare l’uscita?”. Qualcuno che ti si aggrappa al braccio per avere la certezza di non essere rimasto solo. Vorresti avere almeno l’orologio fluorescente. E poi improvvisamente l’approdo in un corridoio con faretti a pavimento che emanavano una progressiva luminosità. 
Ecco, in quel momento, ho pensato alle donne del Vangelo che il mattino di Pasqua, quando ancora era notte sono andate al giardino della resurrezione e lì, nel buio, al sepolcro vuoto hanno incontrato il Vivente.
Il secondo episodio l’ho vissuto recentemente quando, attraversando un parco in bicicletta, in una delle prime mattine autunnali, allo spuntare del sole sui prati bagnati, ho goduto dello spettacolo della bruma, a livello del terreno.

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