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LA SITUAZIONE E’OCCASIONE 5 / LA FATICA DEL TEMPO

Queste due parole, fatica e tempo, mi fanno ritornare alla memoria alcune immagini. Una è un dipinto famoso di Salvador Dalì, “La persistenza della memoria”. L'altra ci è familiare perché l'abbiamo vista tante volte: una strada lunga e deserta, magari in un bosco oppure l'acqua che scorre lenta nel letto di un fiume. Due immagini che si completano. Una (detta anche “degli orologi sciolti”)(vedi l'immagine)  rappresenta le ore delle nostre giornate che vorremmo allungare per fare tante cose e rincorrere persone e appuntamenti ma che dice anche come questo tempo si è diluito troppo perché troppo l'abbiamo usato e non vissuto fino a creare intorno a noi prati marroni e alberi spelacchiati. Se mi guardo attorno e ascolto chi mi è vicino, devo dire che questa è proprio una fatica che accomuna me a tante famiglie. Anche perché abbiamo un po' tutti dimenticato il primordiale significato del riposo settimanale che Dio chiede all'uomo di fare fin dal primo capitolo di Genesi.

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LA SITUAZIONE È OCCASIONE / 5: la fecondità della Vergine Maria

5.FECONDITA DELLA VERGINE MARIACi stiamo ormai avvicinando a celebrare il mistero del Natale, mistero fecondo di un Dio che si fa Bambino, si fa uomo in Maria. Risuonano con intensità le parole di Maria all’annuncio dell’Angelo: “Eccomi sono la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Queste pa-role sono per noi un invito, una prospettiva, un criterio di valore per la nostra vita.
Maria risponde al dono dell’incarnazione attraverso l’obbedienza della fede. Mediante la fede ella infatti si è abbandonata a Dio senza riserve con tutto il suo “io” umano, femminile ed ha iniziato il suo cammino di discepola. Anche noi siamo invitati a lasciarci condurre, dalla nostra fede, verso Colui che riconosciamo come il Risorto presente nella nostra esistenza quotidiana e ad accogliere la sua Parola e la sua Volontà.

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LA SITUAZIONE È OCCASIONE / 4: IL SEGNO DELLA VITA CONSACRATA

4.IL SEGNO DELLA VITA CONSACRATA“ L’Avvento è tempo di grazia … per orientare tutta la vita nella direzione della speranza cristiana.”
Così dice il nostro Arcivescovo all’inizio della sua lettera per il tempo dell’Avvento.
Aiutare ogni fratello e ogni sorella a riscoprire la speranza come orizzonte della nostra vita.
Noi donne e uomini amati e salvati dal nostro Dio sappiamo che la fine di questa vita non è la morte, ma l’incontro con Lui e questo è un tempo propizio per ricordarcelo.
In un'epoca come la nostra, dove tutto è appiattito sul qui e ora, sull’istante da spremere e godere fin che si può, sulla ricerca della felicità ad ogni costo non pensando al domani, la presenza di donne e uomini consacrati ci richiama ad un oltre, ad una speranza che si fonda su altro, su un Altro.

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LA SITUAZIONE È OCCASIONE / 3: Imparare a pregare: «Venga il tuo Regno»

«Insegnaci a pregare» (Lc 11,1) è la richiesta che un discepolo fa a nome di tutti. Egli, che è già alla sequela di Gesù, si fa portavoce di un desiderio e di un anelito racchiuso nel cuore di tutti i discepoli: entrare in una relazione vera e intima con Dio. Così anche per noi: chi da più tempo, chi meno, tutti siamo alla sequela di Gesù. Così come, per ciascuno di noi, questo tempo d’Avvento non è il primo che viviamo! Forse anche in noi, però, c’è un anelito di qualcosa di più, di una pienezza maggiore: desideriamo vivere questo tempo di attesa lasciandoci educare da Colui che attendiamo. Perché il Signore Gesù è l’Atteso e contemporaneamente è già con noi: è Presenza che ci accompagna.

«Insegnaci a pregare» diviene richiesta di imparare a stare alla presenza di Dio come figlie e figli fiduciosi che esclamano: «Abbà», di lasciare che questa Presenza segni il nostro cuore e trasfiguri la nostra vita. Con questa domanda noi osiamo molto: stiamo chiedendo di entrare nella preghiera stessa di Gesù!

«Quando verrà il Regno di Dio?» (Lc 11,20) chiesero alcuni farisei a Gesù. Come loro, come l’uomo di sempre, anche noi siamo abitati dalla domanda del «Quando?». Una domanda che, spesso, diviene nostalgia di un passato o attesa di un futuro che sembra non arrivare mai, con il grande rischio di mancare il presente e di lasciar ricadere su altri la responsabilità di ogni realizzazione! La risposta di Gesù li ci sorprende:

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LA SITUAZIONE È OCCASIONE / 2: L’AVVENTO PEDAGOGIA DELLA SPERANZA CRISTIANA

IMG 20191102 WA0004Anche quest’anno le luminarie sono arrivate prima…

Prima della novena di Natale e dell’Immacolata, prima dell’Avvento, addirittura prima del ‘periodo dei morti’!

Mi colpisce questo anticipo continuo del Natale segnalato dalle luci su strade e centri commerciali; non sarà lontano il tempo in cui sentiremo di panettone sulle spiagge di ferragosto o alla ripresa delle scuole. Non credo sia solo un’abile mossa di marketing. Potrebbe essere qualche cosa di più sottile: quasi un volere alimentare una sorta di facile ‘buonismo’. La società del successo, ma anche della prepotenza e dell’ingiustizia, nasconde eventuali rimorsi o sensi di colpa facendo credere che a Natale si diventa comunque più buoni, come fanciulli innocenti: “una sorta di regressione generalizzata, infantile, provvisoria e consumistica”.

Come dice l’Arcivescovo non è facile resistere alla pressione di molte agenzie, “alleate per la banalizzazione del mistero dell’Incarnazione. Cene sociali, spettacoli di Natale, concerti e cori…

In parrocchia, a volte, ho la tentazione di non mettere nel calendario di dicembre catechesi e momenti di preghiera per non rischiare il flop di presenze: genitori e adolescenti subiscono improvvise malattie e impegni non prorogabili; i ‘cristiani’ sono bravissimi ad elaborare scuse, se non vere e proprie bugie, per giustificare assenze e ritardi.

“I cristiani, celebrando i santi misteri nella liturgia, entrano nella comunione trinitaria … in attesa del ritorno glorioso del Signore”. Potrebbero sembrare parole lontane, se come fedeli non attingessimo alla liturgia, “esperienza di grazia che trasfigura la vita dei credenti”.

Per questo anche quest’anno, senza scoraggiamento, preparerò con cura la novena di Natale perché i bambini della catechesi possano “raccogliere il messaggio della nascita di Gesù ed evocare i sentimenti del presepe”. Per questo, accoglierò e farò vivere le ferie prenatalizie come occasione “per la contemplazione, la preparazione alla confessione, la consapevolezza della dignità di ogni persona chiamata a conformarsi al figlio di Dio che si è fatto figlio dell’uomo”.

È questa la pedagogia della speranza cristiana a cui ci chiama l’Avvento di Gesù!

                                                                                                                                                         Maria Teresa Villa

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