RISORGERE. IN TUTTI I SENSI
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La buona notizia della Pasqua, corre lungo tutto il capitolo 24 di Luca. Vuole i sensi svegli. Tutti! Perché la Risurrezione non attecchisce nei cuori distratti: germoglia solo dove gli uomini e le donne si mettono in gioco integralmente, coscienti del male e anelanti salvezza.L’alba di Pasqua profuma degli aromi, che osteggiano l’odore acre della morte, preparati dalle donne. Sono donne premurose, caparbie, come l’amore che inorridisce per l’insensatezza della violenza. Vanno al sepolcro con il passo lento di chi cerca un senso tra le macerie del dolore. Portano nostalgia e lacrime nel grembo, per le atrocità subite da lui, emblema di ogni vittima. E invece trovano una parola che spalanca un triplice credo: “È vivo, non è qui, è risorto!”. All’inizio tremano. Ma poi si fanno voce di vita quando la Parola che avevano ascoltato da Lui rianima la loro speranza. Lo sanno vivo, senza averlo visto.
NESSUNO VI RAPIRA' DALLA MIA MANO
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Ricordo di aver letto in un libro, di cui non ho memoria del titolo, la descrizione di un campo di pastori dove l’autore aveva trascorso la notte, durante un suo viaggio nella terra di Gesù.Il campo era formato da una dozzina di tende disposte come in un grande cerchio molto spazioso. Ogni giorno, la sera, le varie greggi venivano portate dentro il campo perché fossero protette dai predatori notturni. Le pecore e le capre si ritrovavano indistintamente sparse dentro l’accampamento.
Al mattino i pastori, dovendo riportare i propri armenti al pascolo, si posizionavano fuori dal perimetro delle tende e a turno ognuno lanciava il suo particolare richiamo.
Gli animali, riconoscendo la voce del pastore, si mettevano subito in movimento, costituendo velocemente le varie greggi ben distinte. Nel giro di pochi minuti nessuna pecora e nessuna capra era più nel recinto, avendo seguito la direzione della propria guida.
Tra il pastore e le pecore c’è un’intima conoscenza, un’intesa profonda.
NON ESSERE INCREDULO, MA CREDENTE
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E’ il cuore che anima tutta la vita e la missione di Gesù, il suo desiderio più profondo: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in Me. Davanti ai giudei diventa domanda che rivela amarezza e sofferenza: “Se dico la verità, perché non mi credete?” Davanti al cieco appena guarito è domanda di affettuosa tenerezza: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”.Viene allora da dire “grazie ” al Signore per questo suo appassionato invito a Credere.
Credere in un Dio per il quale non esiste chiusura che possa opporgli resistenza perché il suo desiderio e la sua capacità di “venire” e di “stare in mezzo” è più forte delle nostre paure, dei nostri dubbi, delle nostre tristezze, delle nostre relazioni bloccate…Lui “viene” proprio per “entrarci”, “starci in mezzo”, per “dire” e “dare” la sua Parola di consolazione: “Pace a voi”.
Un saluto che non è un semplice augurio, ma la consegna di un dono che restituisce serenità e speranza. Una Parola ed una Presenza, la Sua, che sa riaccendere la gioia là dove non la si credeva più possibile. L’aveva già anticipato nella Sua ultima cena: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace …non come la dà il mondo…non sia turbato il vostro cuore.”
LA TOMBA SVUOTATA
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Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via da sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.Il primo segno della risurrezione di Gesù è la sua tomba vuota. Alla domanda: ma in cosa consiste la risurrezione? La prima risposta che ci viene dai racconti evangelici è: una tomba vuota. Meglio sarebbe dire, una tomba svuotata, dal momento che era stata riempita, così come tante, troppe tombe anche oggi vengono riempite di corpi innocenti e con essi, vengono seppellite anche le speranze di famiglie e di popoli interi. La buona notizia è che il Dio origine e custode della vita «non lascia in pace nemmeno i morti» (J.B. Metz), non si rassegna al fatto che una vita venga dimenticata, giudicata sacrificabile. Essere uomini e donne di risurrezione significa partecipare all’indignazione, alla non rassegnazione del Padre-Madre di ogni vita e contribuire a svuotare le tombe dove abbiamo seppellito la compassione, la comune umanità, il valore di ogni vita, la speranza e l’impegno responsabile. Essere donne e uomini di risurrezione significa non dimenticare e raccontare, insieme alla vita e morte di Gesù, i nomi e le storie delle sorelle e dei fratelli dimenticati.
Cristina Viganò
Donne della passione: MARIA, LA MADRE
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A Napoli, quando in casa si fa buio e un’aria di tristezza soffoca le parole, si prega con la confidenza di un antico canto: VOCE ‘E FIGLIE
Mamma che sai d’o’ core ogni dolore,
sta voce he^ a sentì, é voce ‘e figlio:
guardanno sto chist’ uocchie e cchesta spada,
e sto a pregà e à chiagnere cu te!
Sta vita è chiena ‘e pene e Tu ‘o ssai,
p’ ‘o mmale che ogni ghiuorne stammo a ffà!
A cchi pozz’ ‘i parlà? E chi me sente?
Pecché stai a ssentì, I’ parlo a Te.
E’ triste a vvedé triste ‘o core ‘e Mamma,
Mamma che sai d’o’ core ogni dolore,
sta voce he^ a sentì, é voce ‘e figlio:
guardanno sto chist’ uocchie e cchesta spada,
e sto a pregà e à chiagnere cu te!
Sta vita è chiena ‘e pene e Tu ‘o ssai,
p’ ‘o mmale che ogni ghiuorne stammo a ffà!
A cchi pozz’ ‘i parlà? E chi me sente?
Pecché stai a ssentì, I’ parlo a Te.
E’ triste a vvedé triste ‘o core ‘e Mamma,
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