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AVVENTO 2025: la creazione geme e soffre

WhatsApp Image 2025 11 20 at 18.16.53 1L’Avvento è tempo di attesa e di verità in cui si riconoscono le ferite del mondo, la sete di pace, il bisogno di luce, l’inquietudine del cuore: è tempo di gemiti, come quelli di cui parla San Paolo nella Lettera ai Romani. 
L’Avvento ci chiede di ascoltare i gemiti del mondo e di trasformarli in desiderio di Dio; ci invita anche a non soffocare i nostri stessi gemiti e a far diventare preghiera le attese che portiamo dentro, le domande che non trovano parole, i deserti interiori che attendono acqua e luce.
Tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi” non è un’immagine drammatica, ma generativa: non si tratta del dolore della fine, ma del travaglio di un inizio e l’Avvento ci introduce proprio in questo spazio interiore ed esteriore per accogliere i gemiti della terra ferita, dell’umanità che cerca pace, delle persone che attendono giustizia e conforto. 
L’Avvento ci guida ad abitare questi gemiti senza paura, perché è lì che si prepara la nascita di Gesù. 
La terra geme non solo per le sue ferite, ma perché custodisce una promessa: Dio ha scelto proprio questa terra per farsi carne. L’Incarnazione illumina il gemito del creato
Custodire la terra è un atto concreto e spirituale: è riconoscere che questo luogo, così materiale e così fragile, è la casa che Dio ha scelto per incontrare l’umanità. Benedire la terra è valorizzare la sua bellezza, proteggerla dalle ferite che rischiano di soffocare la vita, è aprirsi all’opera stessa dello Spirito, che sostiene e dà vita a tutto ciò che esiste.

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AVVENTO 2025: Egli dimorerà tra di loro

AVVENTO2025“La terra è bassa”, dicevano i nostri vecchi, alludendo alla fatica di stare curvi per vangare, zappare, sradicare le erbacce e infine per raccogliere i frutti del suolo e c’era, in questo dire, una sorta di rammarico per la sorte dell’uomo condannato alla dura legge del guadagnarsi da vivere con sforzo e sudore, a partire da quell’antica cacciata dall’Eden, a seguito della colpa delle origini.
“Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5) e nessuno, al di fuori di Dio, avrebbe potuto immaginare e operare una simile rifioritura della vita.
Eppure avvenne proprio così, che su questa terra, nei bassifondi dell’universo, discese la potenza celeste dell’Altissimo!
L’incarnazione di Dio rimane una parola inaudita, una cosa nuova nella storia di tutti i tempi e l’ultimo scorcio di questo anno giubilare ancora ci riporta sulla soglia di questo mistero e ci riapre alla possibilità di guardare alla terra come madre feconda, come benedizione di Dio e come dono da custodire.
Entriamo quindi nel tempo forte dell’attesa del Natale, attraversando tre brani della Parola di Dio, distanti fra loro nel tempo e nello spazio, ma non nella loro portata di vitalità e di speranza: 
Domenica 23 novembre «La creazione geme e soffre» (Rm 8, 22)
Domenica 7 dicembre «La terra darà alla luce le ombre» (Is 26, 19)
Domenica 21 dicembre «La terra produrrà frutti» (Lv 25, 19)  
L’augurio per tutti è di crescere nell’amore per la terra che abitiamo, riconoscendola come dimora di Dio con gli uomini:
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il "Dio-con-loro". Ap 21,3


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Tra voi non sia così/3: CONCRETEZZA

percorso pastorale 25 26 18settGià da queste poche annotazioni emerge come l’Arcivescovo desideri che la sinodalità non sia ridotta a un discorso, ma si traduca in una vita concreta caratterizzata da stili e scelte che arrivano a toccare le strutture e le procedure.
A questa concretizzazione è dedicata la seconda parte della lettera che si concentra in particolare sul modo dell’esercizio dell’autorità e del procedere sinodale nella conduzione del cammino delle comunità e nel discernimento dei passi per la missione. Tutti sono invitati a cambiare: i preti nel modo di vivere il loro ministero dentro un presbiterio e con il contributo imprescindibile di tutti i fratelli e sorelle della comunità; i laici crescendo nella propria responsabilità missionaria e nella corresponsabilità ecclesiale, uscendo dal frequente atteggiamento della delega al prete.

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Tra voi non sia così/2: FONDAMENTO

proposta pastorale 25 25 15settIl fondamento di tale originalità è certamente la docilità all’azione dello Spirito, che, a partire dal Battesimo, genera ed edifica continuamente il Popolo di Dio attraverso l’annuncio della Parola, la vita sacramentale, i diversi ministeri e carismi, gli organismi di partecipazione - ad esempio i diversi Consigli o le Assemblee sinodali decanali.

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Tra voi non sia così/1: ORIGINALITÀ

proposta pastorale 25 26 11settÈ il termine che introduce la proposta pastorale e segnala come l’essere cristiani si renda evidente nell’esprimere un’originalità irrinunciabile rispetto al contesto socio culturale. I cristiani infatti sono come gli altri, ma anche assolutamente originali perché scelgono di porsi nella realtà con lo stile di Gesù.
Hanno relazioni più o meno positive, ma fanno del perdono la chiave per superare distanze, opposizioni e difficoltà. Pur avendo ovviamente legami specifici – familiari e sociali – si riconoscono però fratelli di ogni uomo e donna, anche tanto diversi ed estranei. Si sentono responsabili di essere “segno e strumento” (LG 1) del Regno di Dio, verso cui tutti siamo incamminati, e dell’annuncio del Vangelo, ma “ma non presumono di averlo compreso fino in fondo e scoprono nella differenza dell’altro che incontrano una parola che fa comprendere quel Vangelo più in profondità”.

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