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Tu sei l’atteso! – 2. Una voce che grida più forte delle nostre malinconiche paure

“Il mondo vuole il sonno. Il mondo non è che sonno. Il mondo vuole la ripetizione addormentata del mondo. Ma l’amore vuole la veglia. L’amore è la veglia ogni volta reinventata, ogni volta una prima volta. La prima volta, i primi passi, il primo sorriso, le prime lacrime sono viste dal mondo come se dovessero necessariamente condurre alla seconda più facile della prima, più agevole in quanto più macchinale, e la seconda porterà ad una terza ancora più facile, già sonnambula; così per lenta degradazione, per usura, si giungerà fino all’ultima volta, fino all’ultimo sbadiglio di tutto.”
Questo piccolo paragrafo si trova nel testo “Francesco e l’Infinitamente piccolo” di Christian Bobin e aveva colpito molto tutti noi che lo condividevamo durante le sere di vita comune: ricordo qualche intervento del gruppetto giovani scadere nella spiritualità del “va bene se non mi capita nulla di stravolgente. È già impegnativo sopravvivere “
Mentre si parlava però, ci si accorgeva di una voce che gridava più forte delle nostre malinconiche paure, il bisogno di Dio a cui non sai dare parole, ti dice che solo l’amore infinito ti riempie.  La veglia allora, diventa tempo di ascolto di te stesso e del mondo, di preghiera in cui risuona e senti nello scorrere dei giorni la mano di Dio all’opera nella tua conversione: il suo regno è vicino.
L’attesa famelica del gatto che attende il topo uscire dalla tana; l’attesa prudente di una madre prima del parto; l’attesa sofferente di un ammalato che aspetta la morte: tutti attendiamo.
Il cristiano attende il Signore oggi, credo, ormai solo per amore.

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TU SEI L'ATTESO! – 1. Allora si vedrà il figlio dell'uomo venire con gloria

avvento1Il periodo di Avvento si apre con un brano dai toni apocalittici. Gesù offre ai suoi discepoli e a noi, una parola che apre gli occhi sulla realtà.
Lo spettacolo intimorisce: popoli che si combattono fra loro, falsità e inganni, calamità naturali, profanazione di luoghi santi e persecuzione dei credenti. Se tutto questo non è per noi esperienza vissuta, tuttavia è realtà quotidiana per tanti uomini, donne e bambini nel mondo.
In mezzo a questo tempo di crisi è facile sentirsi sfiduciati, non comprendere il senso di ciò che accade, dare retta a false e facili verità, pensare per luoghi comuni, reagire istintivamente mossi dalla paura, trincerarsi dietro sicurezze dogmatiche che dividono il mondo in buoni e cattivi, rifugiarsi in una religiosità estraniata dal mondo – come i discepoli che pensano di potersi aggrappare alle pietre del Tempio o di avere rivelazioni private che li tutelerebbero dai problemi, al disopra della sorte di tutti gli altri fratelli e sorelle.
Gesù, invece, dice che i discepoli sono coloro che prendono parte al dramma della storia, si compromettono responsabilmente. I discepoli vivono gli stessi eventi e le stesse tentazioni dando testimonianza del fatto che la fine non è la distruzione, il male, la violenza ma la vittoria di un Dio che si è incarnato per condividere in tutto la sorte degli ultimi e delle vittime, ha assunto la carne debole e bisognosa di un figlio d’uomo; e si è impegnato in prima persona perché ad ogni figlio d’uomo oppresso fosse ridata la bellezza e la dignità originaria.
Nella crisi di civiltà e umanità che stiamo ancora oggi vivendo, attendere Gesù significa seguirlo fin lì, dentro e non fuori dalla storia. Solo così il discepolo potrà vedere il Figlio dell’uomo nella sua gloria, in quella bellezza compiuta che è promessa a ciascuno.

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Verso la Pasqua 7 - Risorto da morte

La deposizione accomuna tutto il genere umano che sin dalla nascita sperimenta mille strade per evitare il ritorno alla nuda terra. Il timore e il tremore fanno parte di questa resistenza e non a caso la parola rivolta alle donne il mattino di Pasqua è un invito a "non avere paura". Come ogni passaggio che scava dentro l’esistenza, risorgere ha a che fare con ciò che ci immobilizza e ci fa temere per la nostra vita, gli affetti, i progetti e il futuro. La Risurrezione di Gesù è una stazione della via crucis, è gioia che lacrima. La Pasqua si misura con la morte del venerdì e il silenzio del sabato: in ognuno di noi, prima o poi Gesù muore, tace, non compie più miracoli e non offre più consolazioni. Eppure…

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Verso la Pasqua 6 - Deposto dalla Croce

6.deposizione bozzettoGiuseppe entra in scena a cose fatte. Discepolo nascosto, egli era un uomo ricco di Arimatea, seppure membro del sinedrio, non aveva approvato la condanna a morte di Gesù. Quando tutto pare finito, quando sembra che tutto ciò che si sarebbe potuto fare sia ormai impossibile, Giuseppe va da Pilato.
I vangeli di Matteo di Marco e di Luca riescono ad esprimere, con una particolare forma del verbo (tecnicamente un medio indiretto) il grande affetto che accompagna l’agire di Giuseppe: davanti al governatore romano egli non si limita a chiedere in modo generico, ma chiede per sé il corpo di Gesù (Mt 27,58; Mc 15,43; Lc 23,52). Ottenutolo compra un lenzuolo (Mc 15,46), vi avvolge il corpo di Gesù e lo depone nel sepolcro che aveva preparato per sé (Mt 27,60).

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Verso la Pasqua 5 - Inchiodato alla croce

I primi pensieri che lego a Gesù in croce sono quelli di alcuni ammalati gravi, inchiodati nel letto da giorni e qualcuno da anni: ammalati che sono Gesù inchiodato al legno. 

E, più in generale, penso ad alcune situazioni pesanti che le famiglie si trovano a vivere,  senza la forza di uscire dal vicolo cieco in cui sono rimaste imprigionate. 

Mentre il volto di tante persone conosciute si affaccia tra il cuore e la mente, mi scorre davanti agli occhi il dipinto del Mantegna, dove si vede Gesù inchiodato ad una croce, mentre la vita attorno a Lui continua: la città sullo sfondo va avanti, le guardie annoiate aspettano, le donne piangono, i soldati giocano a dadi per vedere chi sarà il fortunato e porterà a casa una tunica di valore.  Situazioni di sempre.

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