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PER TE, GIOVANE: un carisma da condividere

vetrata cerchioOgni carisma non è fatto per restare chiuso, ma è dato in dono dallo Spirito Santo a favore di tutta la Chiesa e del mondo perché attraversi il tempo e i confini delle persone che lo ricevono per prime. È un dono per tutti
Il carisma dei diversi istituti religiosi e secolari narra qualcosa di Dio e del suo Volto, della sua passione per l’uomo: per noi ausiliarie il Vangelo  - cioè la Buona Notizia - della Risurrezione di Gesù diventa annuncio urgente da portare alle persone. 
La consacrazione è la nostra via per la santità, alla quale tutti i cristiani sono chiamati. La nostra è una santità “popolare”, nel senso che non abbiamo una spiritualità diversa, tutta nostra, ma assumiamo la spiritualità della Chiesa di Milano, il cammino ordinario e le modalità di fede proprie a tutti. La diocesanità, nella sua ordinarietà, è sufficiente per fondare una vita di consacrazione.
Questo carisma, nella sua semplicità, ci raduna a servizio della Diocesi, che ci è madre.
Sapendo di condividere - da consacrate - parte del tuo cammino, vorremmo ritrovarci con te, giovane, per narrare il dono che lo Spirito fa alla Chiesa attraverso il carisma che ci ha affidato.
In particolare, desideriamo parlarti di due cose che ci stanno a cuore, che sono diventate parte della nostra regola di vita e che costituiscono un invito per ogni cristiano:
- nel tempo di Natale, domenica 22 gennaio, della chiamata a vivere accanto ad ogni uomo e donna
- nel tempo di Pasqua, domenica 7 maggio, del cuore dell’annuncio che portiamo: Gesù è vivo e presente nella storia.
Ti invitiamo presso la nostra Casa di Seveso, in via San Francesco 1/A, alle 19.00 per la preghiera del Vespero e un momento di fraternità, con la testimonianza di una di noi.
Ti aspettiamo!
Mariaregina, Roberta, Annarosa, Paola, Giusy

 

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Avvento 2016/6: Maria, donna inattesa

madonna del partoNon è così insolito, l’insolito... perché l’ imbattersi nella sorpresa e nell’inaspettato è di tutti, annoverabile tra le esperienze naturali che sottilmente distinguono l’uomo dalle bestie.
Così come l’animale si nutre mentre l’uomo mangia, come l’animale si accoppia mentre l’uomo fa l’amore, allo stesso modo, laddove l’animale innesca la fuga (o l’attacco) per la paura di quanto avverte più grande e più forte di sé, all’uomo è dato di lasciarsi -anche- rapire dallo stupore. 
Davanti a ciò che lo trascende, a ciò che non comprende fino in fondo e che trova inafferrabile, l’essere umano, in modo altrettanto incomprensibile, può sortire nell’ esito felice di affidarsi all’imprevisto  con la leggerezza e la dolcezza della libertà e di  lanciarsi in quell’ incanto che lo porta fuori da sé, dai suoi calcoli di ristrette misure e lo spinge oltre in altezza, larghezza e profondità.
E’ San Paolo a parlare chiaro, in proposito, nella lettera agli Efesini (Ef  3, 14 -21), dove traccia il profilo di un uomo interiore, abitato dallo Spirito e dalla pienezza di Dio: quella stessa pienezza, forse, quella stessa misura buona, pigiata, scossa e traboccante di cui nel capitolo 6 del Vangelo di Luca.
E’ un tema caro al terzo Vangelo quello della pienezza, altrimenti espresso come adempimento (riempimento!) delle Scritture. 
In Maria, dice Luca, le Scritture si compiono, le parole si riempiono di vita, prendono corpo. 
La contempliamo così oggi, la Madonna: gravida, piena, col ventre tondo, con una mano sul fianco a reggere il peso della maternità avanzata, che le pieghe della veste non bastano più a celare, ma che anzi disvelano in una misteriosa fessura di luce.
La contempliamo, Maria: 
Donna in attesa del Figlio, Gesù;
Donna attesa dalle divine profezie;
Donna inattesa nella storia degli uomini.
E non smette di stupirci la genealogia di Gesù Cristo, secondo Matteo, là dove il testo interrompe la nenia delle generazioni, con il guizzo di una luce che fende il buio dei secoli dei secoli: Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo (Mt 1, 16).

Daniela Mapelli, a servizio dell’Unità Pastorale di Passirana e Terrazzano di Rho


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Avvento 2016/5: In attesa di consolazione - Betsabea

betsabeaNella genealogia di Gesù, secondo Matteo, Betsabea è l’unica donna “citata” a non avere un nome: “Davide generò Salomone… da quella che era stata la moglie di Uria”, si dice di lei.
Il riferimento è il suo primo marito, ucciso dal re Davide perché, invaghitosi di lei, voleva possederla senza “perdere la faccia”. Una donna resa “oggetto” dunque; “storia” comune a tante donne; storie che, purtroppo, conosciamo bene.
Di lei nulla si dice nella Bibbia riguardo i suoi sentimenti (e questo non è strano) ma neppure riguardo il suo “valore”, o meglio: le sue “virtù”.

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Avvento 2016/4: In attesa di gratuità - Rut

rutLa donna che teme Dio è da lodare (Prv 31,30b)
E’ commovente la storia di una famiglia ebrea che da Betlemme (casa del pane) cerca casa altrove, nelle terre di Moab, allontanandosi da Dio. 
Ed è ancora più commovente la storia di una donna moabita che, legandosi profondamente a questa famiglia, comincia a cercare, scoprire e conoscere Dio.
Rut è il nome della donna straniera che, affascinata dagli usi e dai costumi della famiglia di profughi Efratei di Betlemme, scorge, attraverso di  loro, un oltre e un Altro. E,  già nella sua patria, rinuncia al proprio stile di vita, entrando a far parte di questa stessa famiglia che, colpita dalla morte di tre figli -uomini nel fior degli anni- si mette sulla via del ritorno a Betlemme.

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Avvento 2016/3: In attesa di salvezza - Raab

RaabLa mia casa era un passaggio vario e continuo di uomini, notizie … e storie, poiché aveva il privilegio di essere addossata alla parete delle mura di Gerico.
Ascoltare, ricordare… e anche custodire faceva parte del mio lavoro. Non vi dico quante volte avevo ascoltato il timore…il panico che avevano provocato alcuni racconti legati al popolo d’Israele. Sentivo i nostri uomini più valorosi dire: il loro Dio gli ha consegnato la terra…. e ha prosciugato le acque del Mar Rosso per salvarli dall’Egitto. Leggevo il terrore negli occhi di chi raccontava e il venir meno del coraggio all’idea di dover lottare contro questo popolo. 

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