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PREGHIERE IN PROSA: il padre del ragazzo epilettico - La preghiera nella fatica di credere

padreLa gioia per la nascita di un figlio si trasforma in una grande preoccupazione: il figlio è ammalato! È questo il vissuto drammatico del padre, di cui narra il Vangelo di Marco al capitolo 9 e che corrisponde all'esperienza del dolore e della fatica che tutti, prima o poi, attraversiamo.
Capita, infatti, di iniziare il viaggio della vita e della fede con grande fiducia e di proseguire  il cammino con leggerezza ed armonia: lo sguardo è capace di cogliere i piccoli segni della presenza di Dio e la preghiera si fa dialogo di lode e ringraziamento. Ma capita anche che il viaggio della vita e della fede conosca delle battute d’arresto. La vita ci viene incontro con le sue complessità: una malattia, un lavoro che non c’è più, una relazione che finisce, una situazione che sembra senza possibilità di risoluzione... È allora che il passo si fa pesante, Dio sembra assente, si cercano soluzioni e aiuti in ogni dove, la preghiera  sembra occupare i posti ultimi e la sentiamo arida carica di tanti “se” «Se tu fossi stato qui… se ci sei… se sei Dio…se puoi…». Ci si ritrova davanti al Signore sfiniti, incapaci di riconoscere la fragilità e la povertà della fede che ci appartengono. Ma questo poco importa al Signore Gesù: a lui basta il nostro essere lì ed è pronto ad ascoltare il racconto della nostra vita e delle nostre fatiche. I nostri “se” divengono occasione per riconoscere la piccolezza della nostra fede che si apre alla fede che Dio sempre ripone in noi. 
Dio non smette mai di credere in ciascuno di noi, nella possibilità di vita buona che è in noi e per noi realizzabile insieme a Lui, anche quando noi non ci crediamo più. 

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PREGARE PER VIVERE: un itinerario nel mistero della preghiera

IMG 20191101 154004Raccogliendo l'invito dell'Arcivescovo a mettere a tema la preghiera nell'anno pastorale 2022/2023, offriamo l'indicazione di due percorsi per aiutare a conoscere le dinamiche della preghiera e soprattutto per aiutare a pregare.
Il primo itinerario, dal titolo La preghiera che trasfigura, sono le meditazioni proposte da Laura Invernizzi agli esercizi spirituali della città di Milano a inizio Quaresima. Il secondo, dal titolo La preghiera per vivere, raccoglie le riflessioni del nostro Assistente ecclesiastico, don Antonio Torresin, sulle quali abbiamo pregato nei ritiri di Avvento e Quaresima. 

 

 
LA PREGHIERA CHE TRASFIGURA                      
1. Preghiera e vocazione                                        
2. Preghiera e famiglia                                                                                         
3. Preghiera e pace                                                                             
 PREGHIERA PER VIVERE           
3. La preghiera come fronteggiamento                                                                                                            
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PREGHIERE IN PROSA: Ester - La preghiera nell’angoscia e nella disperazione

5Ester, una nuova regina nella corte persiana, ha conquistato il cuore del re, che non sa di lei: una giovane, orfana di madre e di padre, appartenente al popolo giudeo.
È il libro di Ester e sembra di leggere una favola, una di quelle storie fantastiche dove tra i protagonisti “il male” prende il sopravvento.
Aman trama e il destino di tutto il popolo giudeo e lo sterminio è imminente.
Ester non può aspettare, tutto si fa veloce ed intenso. Chi ci salva? Il re? Secondo le leggi, anche per lei, la regina, in una posizione di potere, presentarsi al re senza essere chiamata significava andare incontro alla morte.
Ci fermiamo. Ester si mette in gioco, non si tira indietro e non ci sono bacchette magiche. La preghiera di Ester ci ferma con lei per sentire e far sentire tutto il “vuoto”, la mancanza che solo l’amore di sempre, l’unico “di te, Signore Dio di Abramo…” può trasformare in nuova energia per vivere.
Dinnanzi all’imminenza del dramma, lo sconforto ci riveste e ci sentiamo soli e senza forze. Ester si presenta così a Dio “presa da un angoscia mortale”. E non si nasconde più, mostra la sua fragile e delicata umanità. Allora ci affidiamo con tutta la disperazione che ci sentiamo addosso e solo così, disarmati e veri invochiamo “a me dà il coraggio”. E può essere che ci si senta liberi e quieti nell’attraversare la prova. Questa è già salvezza.
Guarda l'alba che ci insegna a sorridere. Quasi sembra che ci inviti a rinascere.
L'amore tutto si trasforma… persino il dolore più atroce si addomestica (C. Consoli, Guarda l’alba).
 
Emanuela Maistrello
Milano, San Siro


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PREGHIERE IN PROSA: Salomone - La preghiera nell'azione

4“Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”: questa richiesta-proposta viene fatta da Dio, l’Onnipotente, al quale niente è impossibile, al giovane Salomone, all’inizio della sua esperienza come re.
Cosa chiedere? Il successo, la potenza, la ricchezza, una vita felice? Salomone prima di tutto riconosce di essere immerso, come suo padre Davide, nell’amore di Dio che guida la sua esistenza. Lui stesso si sente dono di Dio. 
Si rende conto che il servizio di governo posto sulle sue giovani spalle è particolarmente difficile. Si sente inadatto: “Sono solo un ragazzo, non so come regolarmi…Concedi al tuo servo un cuore docile”. Chiede la docilità per il suo cuore, la capacità di saper accogliere ciò che è vero - al di là della propria opinione -, di discernere il bene dal male, di operare con giustizia. In concreto: il dono di saper ben governare!
Salomone è stato scelto per essere re su Israele. Anche se giovane, non è presuntuoso nelle sue capacità. All’inizio del suo servizio sente il bisogno di essere aiutato a svolgere al meglio il suo compito.
La sua non è certo una preghiera contemplativa. La trovo particolarmente adatta a quanti nella Chiesa o nella realtà civile sono stati scelti e hanno una responsabilità su altri.
Penso a un genitore, a un insegnante, al papa, al vescovo e ai suoi collaboratori, a noi ausiliarie … Con che disponibilità di cuore affrontiamo i servizi che ci vengono richiesti?  Contando solo sulle nostre forze? Forse a noi il Signore non apparirà in sogno, ma sicuramente nella preghiera fiduciosa non ci lascerà senza la grazia per meglio servire, la “grazia di stato”, così come ne parla S. Paolo in Rom 12,6-8 a proposito dei vari ministeri nella Chiesa. Quanto ne abbiamo bisogno anche noi!
Dio non sceglie le persone più capaci, ma rende capaci le persone che sceglie (Paul Valery).

Albina Daccò
Comunità Pastorale S. Paolo VI
San Giuliano Milanese

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PREGHIERE IN PROSA: Mosè - La preghiera nella fatica del ministero

2Il primo passo per avvinarci al racconto è quello di collocarlo nel suo contesto. In questa parte del libro dei Numeri, ascoltiamo del cammino dal deserto del Sinai alla pianura di Moab. Un viaggio difficile, un percorso fatto di numerose prove che Mosè e tutto il popolo devono affrontare.  Proprio nel capitolo 11 è come se possiamo leggere di una serie di prove, episodi collegati all’ostilità e alla ribellione contro Dio e contro Mosè. Sono episodi che descrivono la generazione che uscì dall’Egitto come persone “rigide” che di fatto, pur godendo della liberazione, si dimostrarono diffidenti ai comandi di Dio. 
La preghiera di Mosè, espressa in questa parte del libro dei Numeri, sembra reinterpretare quei fatti che altrove abbiamo ascoltato come una testimonianza di benevolenza e benedizione. Basti pensare al dono della manna o a quello delle quaglie, che anche nella preghiera dei Salmi noi citiamo come esempio di cura da parte del Signore. Ad esempio col Salmo 105 diciamo: Distese una nube per proteggerli e un fuoco per illuminarli di notte. Alla loro richiesta fece venire le quaglie e li saziò con il pane del cielo. Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque: scorrevano come fiumi nel deserto.
La manna è proprio il tipo di alimento che ha permesso al popolo di affrontare la fatica del cammino nel deserto (simpatico è leggere anche l’elenco di ricette con la manna che proprio in questo capitolo di Nm 11 viene citato). Ora però troviamo un Mosè differente, molto più simile a chi esercita una responsabilità ecclesiale nei giorni nostri. La via tracciata da Dio nel deserto non va bene, è una strategia inadeguata. La richiesta di cibo appare come una rivendicazione e anche la risposta di Dio diventa una forma amara e ironica di lezione. E il linguaggio è quello del lamento polemico, non propositivo di vere altre soluzioni, ma quello delle lunghe discussioni che non esprimono nemmeno una diversa strategia d’azione. In effetti, come sono i nostri ragionamenti pastorali? Anche noi sembriamo dire che la strategia di Dio non va bene…

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