Noi Ausiliarie diocesane con don Ambrogio Visconti
Don Ambrogio, prete giovane nel cuore, un sacerdote dal passo leggero
In questa Pasqua, che lo ha unito a molti suoi affetti cari e a Dio, don Ambrogio Visconti ha raccolto attorno a sé anche noi Ausiliarie Diocesane. Molte sorelle hanno avuto la grazia di camminare accanto a lui nelle comunità di San Vito a Lentate, di Cimnago e poi nell’intera Comunità Pastorale Santo Stefano. Un filo discreto, ma tenace come la fedeltà di Dio, continua a unirci a lui. È il filo della cura pastorale, delle relazioni seminate nel tempo, della dedizione silenziosa che lascia tracce indelebili nei cuori.
«Ci sono persone che, pur senza fare rumore, lasciano un segno profondo nella vita di una comunità, don Ambrogio è stato una di queste». A pensare così sono innanzitutto Manuela e Liliana, che nel 1976, lo vedevano giungere dalla periferia milanese, con i loro occhi di bambine. Avevano visto bene: un uomo semplice, vicino alla gente, capace di creare relazioni autentiche e abbattere le distanze. Di lui ricordano anche un umorismo fine e spontaneo, capace di alleggerire le fatiche e di strappare sorrisi autentici. Era il sorriso di chi sa che il Vangelo non è un peso da sopportare, ma una buona notizia da condividere. Per questo la sua presenza rassicurava. Parlava poco di sé e molto con la sua vita.
In quegli anni la comunità di Lentate era accompagnata dalle Suore di Santa Giovanna Antida Thouret. Manuela e Liliana erano cresciute accanto a loro, fin dai giorni della scuola materna.
Quando giunse il tempo in cui le suore dovettero lasciare la parrocchia, don Ambrogio desiderò che nella vita quotidiana della comunità continuasse a esserci una presenza femminile consacrata. Per questo chiese l’apertura di una comunità delle Ausiliarie Diocesane.
ASSEMBLEA GENERALE 2026: la Sorella Maggiore
L'assemblea dell'Istituto che si è tenuta dall'1 al 3 maggio ha designato la nuova Sorella Maggiore per il prossimo quadriennio.Dal 1 settembre 2026 il nostro cammino con e nella Chiesa diocesana sarà guidato da Silvia Fornari. Un grazie a Sonia Mondonico, che ha svolto questo servizio negli anni precedenti.
Lo Spirito Santo ci accompagni con la sua luce e ci faccia il dono di nuove vocazioni.
RISORGERE. IN TUTTI I SENSI
La buona notizia della Pasqua, corre lungo tutto il capitolo 24 di Luca. Vuole i sensi svegli. Tutti! Perché la Risurrezione non attecchisce nei cuori distratti: germoglia solo dove gli uomini e le donne si mettono in gioco integralmente, coscienti del male e anelanti salvezza.L’alba di Pasqua profuma degli aromi, che osteggiano l’odore acre della morte, preparati dalle donne. Sono donne premurose, caparbie, come l’amore che inorridisce per l’insensatezza della violenza. Vanno al sepolcro con il passo lento di chi cerca un senso tra le macerie del dolore. Portano nostalgia e lacrime nel grembo, per le atrocità subite da lui, emblema di ogni vittima. E invece trovano una parola che spalanca un triplice credo: “È vivo, non è qui, è risorto!”. All’inizio tremano. Ma poi si fanno voce di vita quando la Parola che avevano ascoltato da Lui rianima la loro speranza. Lo sanno vivo, senza averlo visto.
NESSUNO VI RAPIRA' DALLA MIA MANO
Ricordo di aver letto in un libro, di cui non ho memoria del titolo, la descrizione di un campo di pastori dove l’autore aveva trascorso la notte, durante un suo viaggio nella terra di Gesù.Il campo era formato da una dozzina di tende disposte come in un grande cerchio molto spazioso. Ogni giorno, la sera, le varie greggi venivano portate dentro il campo perché fossero protette dai predatori notturni. Le pecore e le capre si ritrovavano indistintamente sparse dentro l’accampamento.
Al mattino i pastori, dovendo riportare i propri armenti al pascolo, si posizionavano fuori dal perimetro delle tende e a turno ognuno lanciava il suo particolare richiamo.
Gli animali, riconoscendo la voce del pastore, si mettevano subito in movimento, costituendo velocemente le varie greggi ben distinte. Nel giro di pochi minuti nessuna pecora e nessuna capra era più nel recinto, avendo seguito la direzione della propria guida.
Tra il pastore e le pecore c’è un’intima conoscenza, un’intesa profonda.
NON ESSERE INCREDULO, MA CREDENTE
E’ il cuore che anima tutta la vita e la missione di Gesù, il suo desiderio più profondo: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in Me. Davanti ai giudei diventa domanda che rivela amarezza e sofferenza: “Se dico la verità, perché non mi credete?” Davanti al cieco appena guarito è domanda di affettuosa tenerezza: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”.Viene allora da dire “grazie ” al Signore per questo suo appassionato invito a Credere.
Credere in un Dio per il quale non esiste chiusura che possa opporgli resistenza perché il suo desiderio e la sua capacità di “venire” e di “stare in mezzo” è più forte delle nostre paure, dei nostri dubbi, delle nostre tristezze, delle nostre relazioni bloccate…Lui “viene” proprio per “entrarci”, “starci in mezzo”, per “dire” e “dare” la sua Parola di consolazione: “Pace a voi”.
Un saluto che non è un semplice augurio, ma la consegna di un dono che restituisce serenità e speranza. Una Parola ed una Presenza, la Sua, che sa riaccendere la gioia là dove non la si credeva più possibile. L’aveva già anticipato nella Sua ultima cena: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace …non come la dà il mondo…non sia turbato il vostro cuore.”
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