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Santità seminata in mezzo alla gente

silenzioIn questi giorni il silenzio penetra nelle nostre case e diventa perfino assordante. Silenzio che diventa anche urlo, urlo silenzioso della "quarantena", dello "stare in casa". Mi sembra di essere inutile. Tanti in prima linea e io ...
Le giornate si susseguono tutte uguali, cerco di mantenere gli orari di tutti i giorni, di trovare modi diversi per continuare a vivere quella realtà che sento mia e che prendo dallo Statuto n. 8 "evangelizzare è la grazia e la vocazione a cui mi dedico, è la nostra identità più profonda". E non mi sento "speciale".
Credo con tutta me stessa l'importanza del "lascia correre" la Parola. Oggi è ciò che ci è rimasto (no alla celebrazione, no agli incontri, no ..., no ...), rimane la potenza della Parola che ha in sé la forza della Creazione: Dio disse e tutto fu.
Credo che questa forza si può tradurre anche in questi giorni. La potenza della Parola creatrice è presente anche su queste strade vuote e silenziosi delle nostre città, paesi, villaggi.
Di conseguenza mi impegno, usando dei mezzi tecnologici a disposizione, a fare in modo di arrivare ai bambini, agli adulti, agli amici con questa Parola creatrice che genera conforto, bellezza, forza ... perfino gioia.
Ma i giorni passano, i restringimenti aumentano (e già io mi ritengo fortunata: casa grande, senza uscire posso usare della Chiesa ogni ora del giorno e della notte, posso pure tenerla curata. Anche degli ambienti grandi interni e sterni dell'oratorio. Tante famiglie invece sono chiuse in ambienti veramente piccoli, soprattutto per dei bambini).

Tutte presenti 24 ore su 24, non siamo abituate. Di solito non abbiamo, per fortuna, tutto questo tempo insieme da condividere. Ma adesso sì.

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Un appuntamento atteso da quarant'anni: le Ausiliarie Diocesane in udienza da Papa Francesco

Saluto Mons DelpiniSabato 14 dicembre, Papa Francesco ha ricevuto in udienza le Ausiliarie diocesane, accompagnate dall’arcivescovo Mario Delpini. L’occasione del quarantesimo dall’approvazione del nostro statuto ha reso, così, possibile un incontro che era atteso da quarant’anni, da quando, a causa della morte di Paolo VI, era stata sospesa un’udienza da tempo programmata con il primo gruppo di Ausiliarie. 

In questi quarant’anni l’Istituto è cresciuto e sono sorte in altre diocesi esperienze simili alla nostra, di donne che offrono la propria vita per il servizio pastorale della Chiesa diocesana. Così sabato con noi c’erano anche i gruppi delle «Diocesane» di Treviso, di Padova e di Vicenza.PapaFrancesco3

Dopo il saluto iniziale dell’arcivescovo Delpini, Papa Francesco ha deciso di lasciare i fogli scritti del suo discorso alla lettura personale di ciascuna e, a braccio, ha parlato rispondendo ad alcune domande che gli abbiamo posto a proposito di Mons. Delpinitematiche per noi essenziali: la cura pastorale e la necessità di una conversione personale ed ecclesiale; la capacità di mantenere un’apertura profetica e critica verso la logica del mondo, anche in ruoli istituzionali; e il tema della donna nella Chiesa, alla luce del recente Sinodo Panamazzonico.

«Siete donne – ha esordito –: partiamo dalla domanda sulla donna». Con la preoccupazione che la questione della donna nella Chiesa non venga schiacciata solo su aspetti funzionali, Papa Francesco ha fatto passare poi vari aspetti di tale tema: dalla richiesta di una ministerialitàPapa Francesco e la Sorella Maggiore Susanna Poggioni istituita anche per le donne, all’auspicio, che corrisponde al fatto che il Papa ritiene sia un bene, che le donne partecipino alla formazione dei futuri presbiteri, come docenti e come guide spirituali; al riconoscimento che la presenza di uomini e donne insieme permette di cogliere meglio la complessità della realtà e, spesso, di trovare prima soluzioni migliori; alla necessità che ci sia uno sforzo teologico per affrontare meglio la questione.  

Con il suo stile che alterna riflessioni e aneddoti, il Papa ci ha raccomandato di ricordare che lo Spirito Santo agisce e, come sempre fa, di non dimenticarci di pregare per lui.

Lo faremo certamente, Santo Padre, tornando alle nostre diocesi con una passione per la Chiesa ancora maggiore e con il desiderio di perseverare nella sequela di Gesù Buon Pastore.

Guarda anche il sito della Diocesi di Milano

Laura Invernizzi, Ausiliaria diocesana

nelle immagini: Il saluto dell'Arcivescovo Mons. Mario Delpini; momenti dell'udienza; Papa Francesco e la Sorella maggiore Susanna Poggioni

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Il piacere spirituale di essere popolo - Le relazioni del convegno

aperturaassemblearelatori 

L'apertura dei lavori, l'assemblea, i relatori: tre immagini dal convegno di sabato. Le relazioni si trovano ai seguenti link:

Relazione di don Gianni Colzani

Relazione di S.E. Mons. Mario Delpini

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Convegno 19 ottobre - Cerchiamo uomini e donne di Chiesa

convegnoQuando abbiamo iniziato a interrogarci sul contenuto di un convegno in occasione del nostro 40°, ci siamo domandate quale potesse essere il contributo da offrire alla nostra Chiesa, quale racconto avremmo potuto intrecciare con autorevolezza e quali altre storie altrettanto ricche avremmo potuto raccogliere per continuare con slancio a camminare insieme.

La domanda ci ha indirizzato quasi istantaneamente alla spiritualità diocesana, tema abbondantemente praticato fino a qualche decennio fa e di cui è tornato a parlare papa Francesco. 

Ci è piaciuto intitolare il convegno proprio con alcune parole del Pontefice che al numero 268 di Evangelii Gaudium raccomanda: «il piacere spirituale di essere popolo». Riconosciamo, infatti, che il punto incandescente della nostra vocazione è proprio quella gioia che nasce dal sentirsi parte del popolo di Dio radicato in un luogo, generate da una Chiesa locale e inviate a rimanere vicine alla vita della gente. La missione di chi condivide una spiritualità diocesana è «una passione per Gesù ma, al tempo stesso è una passione per il suo popolo» (EG, 268), che ha un volto preciso e che si gioca in una ordinarietà che è per tutti, ma che qualcuno è chiamato a custodire come punto sorgivo della propria identità.  Vivere la fedeltà alla Chiesa in un luogo è assumere la tensione insopprimibile tra la fedeltà alla storia di Cristo e la fedeltà alla nostra storia, è l’assumere «la missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quello del suo popolo» (EG, 143), collocandosi in una cultura ed in una storia ben precisa ed inserendosi in un preciso cammino ecclesiale diocesano, assumendone la progettualità e abitandone la trama di relazioni.

La diocesanità è forse la via più ordinaria di un cammino spirituale perché non si è chiamati a separarsi dai fratelli e dalle sorelle, piuttosto a sostenerne il cammino vivendolo. Questa dedizione a Dio nella concretezza della vita diocesana, può rappresentare il vertice di un cammino spirituale. 

Individuato il tema, la scelta del relatore è stata quasi scontata: don Gianni Colzani, nostro assistente dal  1996 al 2002 insegnate di ecclesiologia e missiologia ci è sembrato un maestro competente ed insieme un compagno di viaggio affidabile e solido. Quando l’abbiamo incontrato abbiamo potuto gustare una grande lucidità di pensiero ed insieme una curiosità affettuosa e discreta nel sapere i passi compiuti negli anni. 

Anche l’arcivescovo Mario, primo ed autorevole interprete della diocesanità, prenderà la parola per aiutarci ad approfondire cosa voglia dire vivere la propria missione a servizio della chiesa locale.

Ciò che forse ci ha messo più in difficoltà è stata, invece, la scelta dei partecipanti alla tavola rotonda: siamo consapevoli infatti che in tanti, potremmo addirittura dire tutto il popolo santo di Dio è chiamato in un certo qual modo a condividere una spiritualità diocesana. Alla tavola rotonda avremmo voluto invitare uomini e donne, sposi e consacrati, diaconi e preti e magari anche un vescovo … ma il tempo ci ha fatto stringere e potremo ascoltare i racconti solo di don Francesco Scanziani (prete diocesano), Silvia Negri (consulente ambientale e responsabile decanale di AC), Carla Consonni (Ordo Virginum) e Barbara Olivato (Ausiliaria diocesana). Ci è sembrato che moderatrice autorevole di questo tavolo potesse essere Valentina Soncini, segretaria del consiglio pastorale diocesano ed ex presidente dell’AC, docente di teologia fondamentale al PIME e da poco dirigente scolastica. 

Infine ci resta da definire chi siano gli invitati a questa conversazione intorno al tema della diocesanità. Immaginiamo possano essere tutti gli uomini e le donne di Chiesa che, per dirla con de Lubac, sono «coloro che non si accontentano di essere in ogni cosa leali e sottomessi, non si limitano ad adempiere tutto ciò che richiede la loro professione di cattolici. Essi amano la bellezza della Casa di Dio. La Chiesa ha rapito il loro cuore. È la loro patria spirituale. Essa è sua madre e i suoi fratelli. Nulla di ciò che la tocca li lascia indifferenti o insensibili.  Si radicano in essa, si formano a sua immagine, s'inseriscono nella sua esperienza, si sentono ricchi delle sue ricchezze». Crediamo che mai come oggi la nostra Chiesa abbia l’urgenza di essere amata e pensata così, per questo aspettiamo uomini e donne di Chiesa per continuare a credere e amare così.

Roberta Casoli, Ausiliaria Diocesana

Programma del CONVEGNO: «IL PIACERE SPIRITUALE» DI ESSERE POPOLO
 

19 ottobre 2019 – 9.30-12.30
Centro pastorale Casa cardinal Schuster - Sala Pio XII
Via sant’Antonio, 5, 20122 – Milano

h.9.30 Saluti e accoglienza di Susanna Poggioni (Sorella maggiore delle Ausiliarie diocesane)
h 9.45 Relazione: La diocesanità: fonte di spiritualità per tutti (don Gianni Colzani)  

h 10.45 coffee break

h 11.15 intervento dell’Arcivescovo mons. Mario Delpini

a seguire 

Tavola rotonda su esperienze di spiritualità diocesane intervengono
Consonni Carla (Ordo Virginum), Negri Silvia (laica di Azione cattolica), Olivato Barbara (Ausiliarie diocesane), Scanziani don Francesco (prete diocesano)
Modera dott. Valentina Soncini

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Con Santa Teresa: una mistica... apostolica

Avila1Per sottolineare in modo particolare il Quarantesimo dell’Istituto, per gli esercizi spirituali di quest’anno abbiamo scelto la forma del pellegrinaggio, nel desiderio di accostare una figura femminile, che fosse a un tempo maestra per la vita spirituale personale e rilevante per la vita della Chiesa. Siamo così andate a Avila, immergendoci, grazie anche allo splendido scenario delle Mura della città patrimonio dell’umanità, nel contesto della Spagna del 1600 e ci siamo messe in ascolto della vita e dell’insegnamento di Santa Teresa di GesùAvilamura
Ospiti del Centro Internazionale Teresiano e Sanjuanista (CiteS) di Avila, la cosiddetta Università della Mistica, abbiamo vissuto un’intensa esperienza spirituale e di fraternità. Al nostro ritorno abbiamo il cuore pieno di gratitudine per i doni ricevuti.

È incredibile come Santa Teresa, nonostante i secoli che ci separano dal suo tempo, sia ancora estremamente attuale.

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