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DOVE TU MI VUOI: la pastorale come vocazione

LUCIAIl mese di Settembre segna l'inizio dell'anno pastorale e spesso è tempo di trasferimenti per chi vive la pastorale come vocazione. La riconoscenza, il grazie, l'accoglienza, la disponibilità piena al servizio del Vangelo sono l'esperienza comune di chi lascia una comunità per andare in un'altra. 
Di seguito il saluto di Lucia Monti dedicato a Lonate Ceppino, nel tempo del trasferimento a Sesto San Giovanni.
 
“Come Tu mi vuoi, io sarò; dove Tu mi vuoi io andrò…”. 
Sono le parole del canto che, in questo periodo, sento più risuonare dentro di me e che portano una luce  sui tanti volti, ricordi, esperienze, incontri che stanno  “abitando”  il mio cuore in questo momento. Parole che sento mie da rivolgere al Signore che attraverso la richiesta del mio trasferimento mi sta chiamando a seguirlo e a servirlo “dove Lui sa” e soprattutto “dove Lui vuole”. Mi sono sempre sentita accompagnata e “mandata” da Lui nel posto giusto, al  momento giusto, con le persone giuste con le quali condividere un cammino sempre fatto di un dare e ricevere. Resta il pensiero e il dispiacere di  sapere che purtroppo non c’è una mia consorella che continui ad accompagnare questa comunità di Lonate,  ma sento che l’amore del Signore per ciascuno di voi è grande e con fedeltà continuerà a starvi vicino, a guidarvi e accompagnarvi anche se con disegni che mi sfuggono e che lascio quindi nelle sue mani.

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NAPOLI: UN PELLEGRINAGGIO IN PERIFERIA

napoliDal 25 al 30 agosto 2022 siamo state in visita-pellegrinaggio alla Chiesa di Napoli dove, da un anno, Elena sta facendo un'esperienza pastorale presso la parrocchia Madonna del Buon Rimedio di Scampia. Aiutate dal parroco don Alessandro Gargiulo, abbiamo meditato sulla periferia nel cammino spirituale e incontrato la comunità parrocchiale e le suore della Provvidenza, Michelina, Michaela e Edoarda. Al quartiere Sanità abbiamo visitato le catacombe di S. Gennaro e ascoltato la testimonianza della cooperativa La Paranza, che ci ha introdotto nel mistero di un buio che, inaspettatamente, vede la luce. Il Vescovo ausiliarie, mons. Michele Autuoro, ci ha descritto la realtà ecclesiale diocesana e don Raffaele Ponticelli, responsabile della formazione permanente del clero, insieme a Viera, ci ha guidate lungo le antiche vie cristiane di Procida. Condividiamo con voi i sentimenti di Elena, a margine della nostra visita e del suo servizio. 

Il Signore è il centro di tutto e abita ovunque. Lasciarci andare all'ascolto umile e quotidiano di Dio, protagonista della nostra personale periferia umana, piena di debolezza e di vuoto, significa coltivare la consapevolezza che possiamo solo così condividere con gli altri il nostro umano essere abitati da Dio, centro della nostra storia e dirlo in autenticità. Testimoni credibili perché vivi di un rapporto vivo. Nella dinamica dell'umiltà, portiamo Lui se ogni volta gli permettiamo di occupare il centro anche della nostra capacità di offerta. Essere cioè consapevolmente dei marginali aperti ad incontrare, come Maria, grembo offerto alle parole dell'angelo, parole che hanno saputo darle una straordinaria occasione di rinnovare se stessa.

Aver questo nel cuore attraversando le zone più difficili di Scampia senza abbandonarle alla rabbia e allo scoraggiamento; imparare dai giovani volontari la costanza di riportare alla bellezza il quartiere della Sanità; ascoltare nella disponibilità al confronto le parole di accoglienza del vescovo ausiliare di Napoli, ci hanno donato una sensazione profonda della presenza umile e centrale del Signore della storia. L'entusiasmo e la bellezza avvolgente di Procida hanno concluso il nostro percorso, che ci ha insegnato a cogliere come il Signore sa donare molto al poco che siamo, perché è bello toccare, vedere, ascoltare due Chiese locali nel racconto di sé.

Elena Comignani

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La "novità" di UN'ESPERIENZA ESTIVA

LonateLa proposta dell’oratorio feriale durante il periodo estivo non è una “novità”; da tanti anni ormai molti oratori si vedono impegnati a organizzare giochi, attività, gite per permettere ai ragazzi di incontrarsi e di trascorrere insieme le giornate al termine dell’attività scolastica. Ma quando in un oratorio, da sempre abituato a vivere questa esperienza solo nel pomeriggio (la mattina veniva gestita dal Comune negli ambienti della scuola), si uniscono l’intraprendenza del parroco, le insistenti richieste dei genitori, e si affaccia così la possibilità di un oratorio feriale “tutto il giorno”, le cose cambiano.

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ANNIVERSARI:Come Israele a Sichem

LauraInvernizzi1Testimonianza di Laura Invernizzi, nel 25' anniversario di consacrazione

Mi accade da qualche tempo: quando alla sera rivedo la mia giornata sono sopraffatta da un sentimento. Mi sento come il popolo di Israele, radunato a Sichem da Giosuè, giunto ormai alla fine della vita, e da lui accompagnato non solo a conquistare la terra promessa, ma anche a rileggere il cammino fatto e a scoprire in esso la presenza costante amorevole del Signore. Riascolto quelle fatidiche parole (che traduco letteralmente) con cui termina l’anamnesi: «Vi diedi una terra per la quale non avete faticato, e città che non avete costruito: voi state abitando in esse! E vigne e oliveti che non avete piantato: voi state mangiando!» (Giosuè 24,13). Io sto mangiando! C’è un’enorme sproporzione tra la fatica della giornata e il frutto; c’è un’enorme sproporzione tra ciò che si lascia e ciò che si trova.

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ANNIVERSARI: Al pozzo di Sicar

acqua1Testimonianza di Daniela Mapelli, nel 25' anniversario di consacrazione

Abito in Samaria, la regione di mezzo tra la Galilea degli inizi e la Giudea del compimento di ogni vocazione ed è proprio il mezzogiorno l’ora della vita che sto attraversando.Dopo venticinque anni di consacrazione, mi ritrovo nello spazio e nel tempo della pagina del quarto capitolo di Giovanni (Gv 4, 5-6) e, presa dentro la narrazione, lascio che sia Gesù affaticato dal viaggio a rispondere alla sete di vita dei miei giorni. Anch’io sono affaticata da un ridondante senso di vuoto e di inutilità, dalle delusioni che io porto a me stessa, dalle attese di buoni risultati pastorali che arrivano sempre meno e, forse per questo, non mi è difficile entrare in confidenza con Gesù affaticato dal viaggio. Mentre a Lui racconto di me, in modo del tutto inaspettato, nel suo e nel mio affaticamento intravvedo l’inizio di una vitalità nuova: i sogni prendono forma concreta, l’ideale diventa realtà, il momentaneo grido di entusiasmo diventa un sussurro di gioia duratura e un senso profondo di gratitudine si impone sull’insoddisfazione.

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