IN ATTESA DELL'ALBA: Una preghiera di speranza
Il dubbio lavora dentro di noi e può cambiare il nostro sguardo verso l’albero che sta nel mezzo del Giardino. Anche nel mio cuore può nascere addirittura il desiderio di affidarmi a qualcun altro, di dimenticarmi che la Parola è dono di Dio e non “cosa” mia, a cui posso far dire ciò che voglio.
Di nuovo a te, Signore, alzo lo sguardo, e mi affido al sussurro dello Spirito per scoprirti ancora oggi al lavoro in noi e per noi.
L’esito per l’uomo che ha “mangiato” per avere di più è la scoperta di essere nudo, la sensazione di essere fragile, esposto a qualcosa che con astuzia conduce su altra strada.
Conosce la vergogna, la frustrazione che produce l’incredulità, l’insicurezza dell’assenza di protezione e invece di parlare nella confidenza si nasconde.
Gli uomini scoprono il sospetto reciproco e il gioco della colpa data all’altro che scarica la responsabilità nella ricerca di una riabilitazione di sé, conoscono la sfida dell’inganno e dell’approfittare dell’altro per stare bene per sé stessi.
Dio, invece passeggia nella brezza leggera dello Spirito e li cerca.
Non solo non ha nulla da nascondere, ma il suo amore è così grande che li cerca, li accoglie e ancora una volta li protegge. Li riveste con le vesti della sua infinita misericordia, continua a chiamarli per nome e cercare le strade che li aiutano a superare le tentazioni del male.
Mostra l’infinita tenerezza che lo muove, che lo porta fino a chinarsi su di noi. Non maledice ma accompagna.
IN ATTESA DELL'ALBA: Una preghiera che continua
La lunga attesa dell’alba, con il buio che mi circonda e l’insinuarsi del dubbio di cui è pieno il mondo, mi porta a cercare ancora di più la tua presenza e, mentre cerco la consolazione della tua Parola, il mio cuore si riempie del ricordo di due gesti che tu, Signore, fai per noi fin dal principio e che il libro della Genesi ci consegna: il dono delle vesti e l’invito a lasciare il Giardino.
La mia riflessione nasce proprio dal portare con me i rumori del mondo, le preoccupazioni e le sofferenze che raccolgo ogni giorno intorno a me e dalle notizie che tutti ascoltiamo: guerre, che invece di finire si moltiplicano, coltelli che spuntano dalle tasche dei nostri ragazzi, massacri, morti crudeli e senza senso, assenza di cibo, acqua, medicine, assenza di rispetto per le persone soprattutto delle più deboli, malattie che mettono a dura prova le famiglie, lamentele che si ascoltano un po' da tutte le parti…
E, mentre sento venir meno il respiro, più forte si apre in me il desiderio di ascoltare il suggerimento dello Spirito perché, ne sono certa, deve pur esserci una Parola di grazia e benedizione anche per questo tempo, come si trova in tutto il corso della storia, e tocca a noi trovarla e lasciarla lavorare come rugiada che scende, consola, rinvigorisce e ci mostra la Salvezza del nostro Dio.
Ed ecco che allo sguardo della mia preghiera mattutina si profila l’immagine dell’albero “che sta nel mezzo del giardino”, quando ancora il buio confonde e sfuma i contorni del luogo ben conosciuto della mia chiesa e in me risuonano le parole antiche: “È vero che Dio vi ha proibito di mangiare i frutti della terra?” È uno solo il frutto proibito in mezzo ad un’abbondanza incalcolabile di alberi e di frutti, ma ormai il sospetto si è insinuato nel cuore di Adamo per il lavoro subdolo del grande nemico dell’obbedienza e della capacità di fidarsi e affidarsi.
IN ATTESA DELL'ALBA: Una preghiera di domanda
In questi pochi giorni che ci separano dal tempo forte della Quaresima, ci concediamo una sosta di preghiera in tre tappe, per ricordarci che siamo fragili creature amate e salvate da un Dio che si fa attendere come l’alba, ma che poi arriva sempre e ci sorprende e ci rischiara con la sua luce.Al mattino, quando scendo in Chiesa, è ancora buio e mi piace attendere l’alba lasciando salire alle labbra le parole del Salmo 63: “Mio Signore e mio Dio, dall’aurora ti cerco perché ho sete di te, della tua presenza…”.Lascio salire dal cuore la lode e la benedizione per te, Signore, lento all’ira e grande nell’amore e ti ringrazio.
Assaporo fino in fondo la gioia di essere figlia amata che, grazie al dono dello Spirito, ha il privilegio di ascoltare la tua Parola e di entrare nell’allegria della tua danza di Creatore. La tua danza mette ordine nel caos e crea la bellezza attorno a noi e in noi che portiamo la tua immagine impressa nell’intimo.
“Tu, Signore, educhi il mio cuore e nell’intimo m’insegni la Sapienza” (cfr Sal 51) e io davvero mi sento al fianco della Sapienza e mi riempio delle sue parole: “in principio ero alla presenza di Dio, all’inizio della sua attività, ero la sua delizia ogni giorno; giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli degli uomini”. (cfr. Proverbi 8, 22ss.).
Quanto è grande il tuo amore per noi, Signore Dio, e quanta gioia può nascere dall’abitare il tuo Giardino, con la certezza della tua presenza confidente al nostro fianco!
Eppure anche oggi, come fu all’inizio, il dubbio, l’incertezza del tuo essere davvero con e per noi non ci abbandonano. Anzi, ascoltando le notizie che riempiono l’aria, ci sembra di non vivere in un Giardino, di non trovare più la delizia della tua confidenza e di non avere più neanche un futuro.
E anche se tu, Signore, continui a dirci che ancora vieni a visitarci per donarci speranza, i nostri occhi sono rivolti ad altro.
Come credere ancora? Come vedere la bellezza della tua Creazione per noi, dopo aver ascoltato le parole del tentatore: prendete, mangiate, fate vostro il proibito e sarete più grandi, più potenti?
Nuccia Marnati - Rozzano
QUANTI ANNI HAI?
In questi ultimi tempi i bambini continuano a chiedermi l’età non so perché, saranno forse i capelli bianchi, oppure semplice curiosità…poco importa.La cosa che prende la mia attenzione è l’orgoglio che sento in me quando rispondo.
Orgoglio che richiede una riflessione.
Al di la delle loro simpatiche considerazioni, che mi fanno sorridere e che mostrano come il tempo per i bambini è ancora qualcosa di astratto, vorrei addentrarmi in un “pensare” per me.
Per prima cosa mi viene da dire che sono contenta dei miei 67 anni anche se mi devo ripetere più volte il numero, perché non mi sembra vero. Forse anch’io sono rimasta un po' bambina per quanto riguarda il tempo!
Perché sono contenta?
PACE DISARMANTE: INCONTRO, DIALOGO E RESPONSABILITA'
Papa Leone parlando di pace disarmante (Messaggio per la 59ª Giornata Mondiale della Pace) fa riferimento al mistero dell’incarnazione che comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (Lc 2,13-14). Il mistero dell’Incarnazione rivela all’umanità questa logica paradossale. Dio sceglie la via della fragilità, si fa bambino, si affida alle cure degli esseri umani. Altri articoli...
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