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Le notti in una notte

«Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo» (Mt 26,30).

Ci mettiamo tra quegli uomini e quelle donne che hanno seguito stabilmente Gesù. Quanta strada abbiamo fatto insieme, quanti incontri, quante giornate piene di folle da non riuscire a mangiare o a riposare! Ed ora in questi ultimi giorni, con una strana sensazione che ci abita il cuore, ascoltiamo parole che non comprendiamo. I giorni hanno lasciato spazio alla sera ed ora alla notte: siamo nel buio, anche le stelle (i desideri) sembrano non brillare, siamo in quel silenzio dove i pochi suoni sembrano essere urla rimbombanti… Entriamo in questa notte e ci chiediamo se è quella di Giuda, di Pietro, degli altri (e con loro, se è la nostra) o se è la tua Gesù. Una notte che non vorremmo attraversare!

Giuda se ne è uscito dal cenacolo con il boccone del Pane appena preso ed è immerso nella notte (Gv 13,30). Risucchiato dal buio e dalla distanza si allontana da Gesù, è nel buio di una logica umana fatta di calcoli che non lasciano spazio alla fiducia, che fanno della diversità la porta della paura, logica che non aiuta ad alzare lo sguardo.

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Venuta la sera

«Venuta la sera, Egli arrivò con i dodici»(Mc 14,17).

L’arrivare di Gesù a tavola, dice una preparazione remota, profonda, lontana nel tempo.

Gesù giunge alla sera, dopo una giornata faticosa e lunga, forse ancora più impegnativa di quella vissuta a Cafarnao, quando davanti alla porta della città gli avevano condotto malati e indemoniati (Mc 1,32)

Ora non si tratta più di guarire ‘alcuni’ da infermità: è l’umanità intera che – ora – ha bisogno di Lui, del suo Corpo, del suo Sangue. Gesù giunge a questo appuntamento ben preparato: arriva in una sala al piano superiore che – in precedenza – aveva ordinato di sistemare; giunge in compagnia dei suoi amici più cari, al temine di un tempo faticoso e bello, ancora col profumo che la donna di Betania, poche ora prima, gli aveva versato sul capo.

Con lui giungono anche i suoi discepoli, anche loro – possiamo immaginarlo – dopo una giornata impegnativa: tra di loro, uno si era appena recato dai sacerdoti; altri si erano dati da fare per cercare la sala e addobbarla con cura; altri, è lecito pensare, avranno fatto la spesa e preparato il cibo.

Tutto, alla fine, è pronto per la grande cena di Pasqua!

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È la Pasqua del Signore

C’è un’eternità di vita che ripaga smisuratamente tutti i minuti, le ore e i giorni, che abbiamo consumato tra fatica e tristezza e di cui abbiamo perso ogni significato: è la Pasqua del Signore che anche quest’anno irrompe nei limiti del nostro tempo!

Entriamo nella settimana autentica proponendo tre meditazioni raccolte attorno ai tre momenti dell’unico giorno pasquale: la sera, la notte e l’alba.

Conosciamo bene le ore del buio e per questo nella sera dell’ultima cena e nella notte dell’arresto di Gesù ritroviamo tutte le nostre sere e le nostre notti, quelle del nostro cuore e del tempo storico che stiamo attraversando.

Siamo meno esperti, invece, delle prime luci dell’alba e per questo abbiamo ancora bisogno di essere risvegliati e rimessi in piedi, prima di cantare a voce distesa e col cuore sollevato, l’inno pasquale delle lodi ambrosiane:

“Oh Gesù, Pasqua eterna,

donaci di cantare la tua vittoria!”

…È la Vittoria sul buio che oscura la dimensione delle cose e sulla morte che tutto riduce a nulla…perché –davvero lo crediamo! – è la Pasqua del Signore che fa risplendere la vita!

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Tu sei l’atteso! –7. Generare bene

Le ‘amiche’ di Maria – in questo lungo viaggio per andare incontro al Salvatore che viene – raccontano una storia del tutto particolare: intrigante ed attraente insieme, misto di complicità e trasgressione, solo apparente narrazione ripetitiva che rivendica invece un’appartenenza forte.  La genealogia carnale di Gesù è spaventosa” diceva Romano Guardini. Che altro potremmo aggiungere di Tamar, Racab, Rut e dalla moglie di Uria? Sono straniere, prostitute, donne adulterine che hanno concepito – diremmo oggi – in situazioni ‘irregolari’: compagne di viaggio poco raccomandabili che appartengono alla storia del popolo di Dio e ci conducono alla carne di Gesù tramite Maria, la sposa di Giuseppe. «Nei lunghi anni silenziosi a Nazareth - scriveva Romano Guardini - Gesù probabilmente ha talvolta riflettuto su questi nomi. Quanto in profondità deve aver sentito che cosa vuol dire: “storia degli uomini”! Tutto quanto vi è in essa di grande, di vigoroso, di confuso, di meschino, di oscuro e di malvagio».Come pregare di fronte a questo lungo elenco di nomi? Ci basta dire che Gesù è il punto di arrivo di un disegno misterioso, compimento della Scrittura e della storia?  Se Gesù è dentro una storia che certo non si ripete come eterno ritorno, riconosco con fiducia e speranza che anche la mia storia è inserita in una serie di generazioni che mi hanno preceduto: anche se a fatica, posso dire con serenità di essere “incarnata” in vicende di peccato e redenzione, impasto di cielo e terra.

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Tu sei l’atteso! – 6. Grazie, Maria!

Anche Dio nella sua onnipotenza parte dal piccolo a salvare l’umanità!  Questa sua preferenza ha radici antiche (“Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama”. Dt 7,7-8a); e non viene meno nel tempo. Da Israele a Nazaret, la periferia della nazione santa, nella Galilea delle genti. Ma … “potrà mai venire qualcosa di buono da Nazaret” (Gv 1, 46)? Perché non scegliere Gerusalemme capitale politica e religiosa, dove si erge maestoso il Tempio di Dio, dimora di Dio fra gli uomini? Dio preferisce un’altra dimora: Maria, una ragazza “promessa sposa di Giuseppe, della casa di Davide” (Lc 1, 27). Dunque di lei sappiamo solo il nome. Perché proprio lei? Dal testo intuiamo che c’è una certa familiarità tra Dio e Maria. L’angelo Gabriele entra in casa sua, in Maria come se fosse uno di casa, ha accesso liberoNessuna porta blindata, nessun ostacolo impedisce la comunicazione e la relazione tra i due. Ma Dio onnipotente chiede il permesso a Maria di far parte della famiglia degli uomini: - “Posso condividere il mio desiderio di farmi carne? Mi fai spazio?”.  Quanta delicatezza da parte di Dio è descritta in pochi versetti!   … E quanta disponibilità e accoglienza Dio ha trovato in Maria, l’umile sua serva (cfr. Lc 1, 48)!

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