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La sinodalità missionaria dell’assemblea dell’oratorio 2020

Il vescovo Mario, nel discorso di apertura dei lavori dell’assemblea, usando una immagine molto suggestiva, aveva raccomandato di mettersi al lavoro per cercare un paio di scarpe nuove perché i nostri oratori potessero continuare l’appassionato ma anche faticoso cammino di annuncio nell’epoca contemporanea.

Si è iniziato a lavorare e gli oratori sono stati letteralmente invasi da 20 schede che chiedevano di confrontarsi sull’esistente, sui sogni e sulle resistenze per poi offrire un contributo alla conclusione della prima fase dell’assemblea il 9 febbraio.

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Tornando da Roma - Canonizzazione di Paolo VI

Canonizzazione Paolo VICome Ausiliarie viviamo dell’intuizione di del Card. Montini fin dall’inizio della nostra storia. Da lui, come l’Arcivescovo Mons. Delpini ha ricordato durante i Primi Vespri della domenica della Canonizzazione, abbiamo tratto l’icona delle donne della Risurrezione, nel suo pensiero troviamo la profezia della nostra dedizione e del nostro impegno per la Chiesa diocesana. 

Siamo state anche noi, pellegrine con il popolo ambrosiano, a Roma per la Canonizzazione. A caldo, tornando raccogliamo qualche frutto di questo cammino spirituale.

Maria Luisa: L’idea di partecipare a questo evento mi ha entusiasmato, perché mi ritrovo nella scia del pensiero di questo grande Papa che ha colto i segni dei tempi, intuendo l’importanza per la Chiesa di una consacrazione femminile per il servizio pastorale. La sua intuizione ha dato spessore alla mia scelta di consacrazione. La nostra partecipazione come istituto rafforza la nostra vocazione ed è occasione per invocare, per intercessione di San Paolo VI, il dono di nuove vocazioni per il servizio alla Chiesa.

Sonia: Il fatto che con Paolo VI siano stati canonizzati altri sei santi, di cui due beatificati dallo stesso Paolo VI, ha convocato a Roma fedeli provenienti da tutto il mondo. Nella liturgia abbiamo respirato l’universalità della Chiesa.

Mariangela: Tra questi nuovi santi c’è il Papa e c’è il giovane, c’è il santo della carità e il martire, c’è il vescovo, c’è la suora e c’è il laico. Questi nuovi sette santi, ciascuno con la propria specificità, ci ricordano che la santità abbraccia ogni ambito e ogni condizione di vita.  

Giusy: Abbiamo vissuto un evento di Chiesa, nella riscoperta del pensiero di Paolo VI, ma anche nell’incontro con le altre figure dei nuovi santi e nella preghiera con tutto il mondo.  

Nella messa di ringraziamento il Card. Coccopalmerio ha riletto alcuni brani della prima enciclica di Paolo VI, l’Ecclesiam suam: la grandezza di questo Santo si «misura» anche dal sapore ancora profetico di queste parole.
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Tre minuti per riformare la Chiesa

clessidraIn questo tempo da diverse parti si invoca una riforma della Chiesa, si chiede alla Chiesa che cambi le sue strutture, che diventi più povera, che dia la parola a tutti, che diventi più trasparente nei suoi processi … e potremmo continuare a lungo.
Tutte cose molto vere e necessarie che non possono lasciare indifferente chi vuol bene alla Chiesa e chi soffre per le sue cadute e gioisce per i suoi passi avanti … ma oggi quando ho letto il discorso di apertura del Sinodo ancora una volta sono stata sorpresa dalla concretezza e dalla lucidità del papa: ecco come cambiare la Chiesa!

Con molta semplicità ma altrettanta scaltrezza (ormai abbiamo imparato a riconoscere questo papa tra quelli semplici come colombe e scaltri come serpenti – cfr. Mt 10,16-!) il papa ha chiesto che durante i lavori, in assemblea plenaria e nei gruppi, ogni 5 interventi si osservi un momento di silenzio specificando, da buon maestro spirituale,– di circa tre minuti– (Francesco, discorso di apertura alla XV assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, 3 ottobre 2018)

Mi è sembrato qualcosa di estremamente geniale e al tempo stesso di altamente simbolico.
Perché tre minuti possono cambiare la Chiesa?

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Da Gambassi Terme a Roma - pellegrini incontro al Papa -

IMG 20180818 WA0007“Bellissimo e intensissimo il dialogo tra noi giovani e il papa ma, se non avessi fatto il cammino, sarei arrivato meno ‘pronto’… “.

Queste sono più o meno le parole che un giovane mi ha detto spontaneamente a conclusione dell’esperienza intensissima del breve pellegrinaggio che ci ha condotto a Roma, all’incontro dei giovani col papa.

Sul momento non gli ho chiesto di più. Ci vuole tempo per elaborare le esperienze significative: tempo, spazio nel cuore e desiderio di farlo. Sicuramente può servire anche qualcuno che stimoli a farlo,  magari anche insieme ai “compagni di viaggio”, perché ciascuno si arricchisca dei doni dell’altro, perché le esperienze non “brucino” la vita o semplicemente la attraversino ma la “costruiscano”, pezzetto per pezzetto, facendo sorgere domande e l’entusiasmo di cercare “risposte” che rilancino continuamente il cammino.

Lo faremo sicuramente nei prossimi mesi.

Intanto offro qualche “luce” che si è accesa lungo il cammino a piedi da Gambassi a Siena, durante il quale l’avversario più temibile è stato il caldo, il grande caldo che prosciugava le forze più del cammino stesso.

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Se sei stanco di camminare, comincia a correre

03CA4398 C881 4F7C A07E 46863AC30572Mi era già successo a Maggio. Accompagnavo gli ‘improbabili’ adolescenti del mio oratorio al consueto appuntamento-mandato degli animatori del feriale con il vescovo. Mi era già successo: le parole del vescovo Mario avevano risvegliato in me gli inizi della mia vocazione per la Chiesa diocesana:
«sono alla ricerca di ragazzi improbabili …
ragazzi che non rientrano nelle statistiche.
Questi ragazzi improbabili sono generosi.
Questi ragazzi improbabili pensano agli altri e li invitano alla preghiera
questi ragazzi improbabili vogliono fare del bene,
come tutti hanno i loro limiti, ma sono volonterosi.
Vivono.
Cerco questi ragazzi improbabili per dirvi che la vostra vita è una vocazione alla vita e all’amore
».

Ho sentito quello stesso appello, quella stessa chiamata che, anni fa, mi ha spinto ha donare la vita alla Chiesa e alla Chiesa che mi ha generato:
un giorno io l’ho fatto, mi sono alzata e l’ho detto: Eccomi, manda me!
Da quel giorno la mia vita non è stata una vita tranquilla, ma una vita in movimento, una vita animata da un urgenza, una vita che vibra ad ogni appello; una vita non perfetta, anzi piuttosto arruffata, ma colma di incontri, di fratelli e sorelle, colma di Chiesa, di parole da dire e da fare, di sepolcri da cercare e da vegliare in attesa di resurrezione.

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Il logo del 40esimo

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