Stampa

Uscire 1. Incontrare il Signore sulla soglia

uscireL’uscire è esperienza comune ed originaria per ogni uomo, costitutiva del suo essere nello spazio. Come tale la determinazione del suo significato dipende dalle direzioni che si prendono, nella vita, come nella Bibbia. Si può uscire per nascere e si può uscire per morire. E così se all’inizio del racconto biblico l’uscire è carico di promessa e la terra fa uscire germogli (Gen 1,12) ed esseri viventi (Gen 1,24) in un brulicare di vita, lo stesso uscire può indicare l’allontanarsi dal difensore e fonte della vita (Gen 4,16), verso una vita raminga e minacciata, sotto il segno della morte e del sangue versato e sentendo la necessità di costruire spazi chiusi (come una città, Gen 4,17) per difendersi. Lo spazio aperto diventa pericoloso, non solo quando si esce per la guerra: l’uscita in se stessa comporta un rischio.

Leggi tutto...

Stampa

Uscire 2. Abramo, l'uomo delle uscite

Quando Abram fu chiamato dal Signore (Gen 12,1-3), egli era già un uomo in uscita e, forse per questo, la chiamata che gli fu rivolta non fu ad uscire (yṣ’), ma a camminare (hlk), ad andare verso se stesso (lek lekā), lasciando il paese, il clan e la casa paterna. Egli fu quindi chiamato a rendere più radicale quel movimento già iniziato e ad assumerlo personalmente [...].
Abram fu l’uomo delle uscite. Certamente non fu l’unico uomo ad uscire per comando del Signore. Prima di lui Noè lasciò che il suo passo in entrata e in uscita dall’arca fosse regolato dal ritmo dato da Dio (Gen 6,18.19; 7,1.7.13; 8,15.18), ma per Abram l’uscita divenne il paradigma di un’esistenza.

Leggi tutto...

Stampa

Uscire 3. Il desiderio di vita

Vero esperto di uscite, il Signore sarà in grado di far uscire anche da Abram e Sarai una discendenza. La sua è una cura a due fasi, prima omeopatica e poi chirurgica. Dapprima, quando Abram si lamenterà della sterilità della sua vita e della mancanza di prole Egli lo farà uscire dalla tenda (Gen 15,5): come l’uscita dal clan paterno permise ad Abram di avventurarsi nello spazio aperto dell’incontro e della relazione con Dio, così uscendo dallo spazio chiuso della sua tenda e dalle angustie che lo inchiodavano al pensiero della mancanza di un erede, Abram guarderà la volta celeste e vi scoprirà l’azione divina.

Leggi tutto...

Stampa

Uscire 4. Collaborare alle uscite

uscireDi uscita in uscita, il popolo immenso nato da Abraham e Sara si ritrova a vivere e ad assumere in prima persona il proprio uscire. Esso sarà ricordato per sempre e celebrato di generazione in generazione, perché è memoria attuale e viva per ogni figlio, che può dire in verità: «Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire» (Es 13,14). E se nella letteratura del Vicino Oriente Antico l’uscita di popoli, stati, nazioni e città indica la conquista dell’indipendenza da altri sovrani, senza esulare da questo significato, l’uscita dall’Egitto assume uno spessore più ampio, che la rende evento fondatore di tutti i passaggi fondamentali.
È singolare che tra i personaggi che intervengono all’inizio del libro dell’Esodo (Es 1–2), tutti anonimi e identificati solo dalla loro funzione come nelle favole popolari (il faraone, la figlia del faraone, l’ancella, la madre, la sorella, ecc.), solo di due vengano ricordati i nomi: Sifra e Pua (Es 1,15). Si tratta di due levatrici, ovvero due donne, esperte di nascite e uscite, che con la loro opera favoriscono la vita e la sopravvivenza di un popolo.

Leggi tutto...

Stampa

Uscire 5. Il passaggio del mare: una nascita

uscireI primi tentativi di uscita di Mosè (Es 2,11-15), uomo dei due mondi, con doppio passaporto e sempre un po' straniero (Es 2,22), furono segnati dal fallimento. Ebreo allevato nel palazzo del faraone, divenuto ormai grande, osò uscire per vedere i suoi fratelli, ma alla fine si trovò in esilio volontario, ramingo e fuggiasco come Caino, dopo aver ucciso ed essere stato rifiutato come possibile liberatore. L'uscita di scena di Mosè non ne fa l'uomo ideale per collaborare col Dio delle uscite, che per primo «uscirà nella notte» (Es 11,4) attraverso l'Egitto e che veglierà tutta la notte «per far uscire gli Israeliti dall'Egitto» (Es 12,42). Eppure, proprio a Mosè è detto: «Fa' uscire il mio popolo» (Es 3,10). E così, dopo l'uscita di Dio (Es 11,4), sarà Mosè ad uscire (Es 11,8) con enfasi, poi sarà la volta dell'uscita del popolo (Es 12) incorniciata dai riti pasquali, dalla fretta e dallo spavento della notte mortale.
Nonostante alcuni esegeti dissentano con forza, sostenendo che l'Egitto non può essere grembo che dà vita, è innegabile che la descrizione dell'uscita dall'Egitto sottenda un immaginario di nascita.

Leggi tutto...

Stampa

Uscire 6. Passi nuovi in canto e danza: l'uscita delle donne

uscireAnche le donne partecipano in prima persona e collaborano all'impresa divina salutando l'evento con esultanza. Lo studio accurato della sintassi narrativa di Es 15,19-20 permette di affermare che il narratore biblico racconta in sequenza due eventi (i due canti) quasi contemporanei, ma che, anche se di lei si parla dopo, fu una donna, Miriam, ad intonare il canto che coinvolse poi tutto Israele, donne e uomini, nella lode del Signore. Anche al di là del Mare, allora, le donne collaborano con le uscite divine. Lo specifico contributo della mano di Miriam con il suo tamburello (Es 15,20) è quello di far uscire dal teatro della lotta e sancirne la fine . Il suono del suo tamburello segna il ritmo dell'uscita dal letto del mare e del nuovo cammino, mentre l'invito al canto (Es 15,21) chiama tutto il popolo e i lettori alla celebrazione della salvezza.

Leggi tutto...

Stampa

Uscire 7. Scioglietelo e lasciate che vada

uscireCome saranno rientrate queste pagine nella catechesi del Viandante misterioso sulla via di Emmaus (Lc 24,27)? Questa volta non è difficile immaginare, perché Gesù aveva la consapevolezza di essere abbracciato tra due uscite, quella dal Padre (Gv 13,3) e quella «che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,31). In più, poco prima della sua passione Egli introdusse i suoi discepoli al mistero dell’uscita dalla morte come nascita, chiamandone fuori Lazzaro (Gv 11,43), perché potesse di nuovo andare come uomo libero e responsabile. Anche Gesù, quindi, è esperto di uscite e di scioglimenti insperati.

Leggi tutto...

AGENDA DIOCESANA

AGENDA DIOCESANA 2026-27

In cammino con la Chiesa

 

CARLO MARIA MARTINI E GLI ANNI DI PIOMBO

 

Attualità

Percorsi

Articoli recenti

Speciale Quarantesimo

LOGO 40 Ausiliarie Diocesane

Il logo

Programma del 40esimo

AUSILIARIE DIOCESANE: 40 anni di «GRAZIE»

L'Arcivescovo alle Ausiliarie: «Questo è il tempo della vostra missione»

Video: Ausiliarie diocesane: «Testimoni coraggiose della vita consacrata»

Programma del convegno: Il piacere spirituale di essere popolo

Un appuntamento atteso da quarant'anni: le Ausiliarie Diocesane in udienza da Papa Francesco

Area riservata

Chi è online

Abbiamo 33 visitatori e nessun utente online

I cookies ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Continuando a navigare accetti l'utilizzo dei cookies.