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DANIELA: 35' anniversario di consacrazione

danielaNon è stato difficile trovare nel Vangelo una parola per riassumere i miei primi trentacinque anni di consacrazione. Mi sono venute spontanee due semplici parole che mi accompagnano da ancora prima di quel 31 agosto 1991, quando ho fatto la mia Prima Professione Religiosa.
Se penso a questi anni mi accorgo che sono volati e sono stati pieni di incontri con famiglie, ragazzi, adolescenti, giovani, anziani ma, soprattutto, bambini.
Ho sempre sostenuto che stare con i bambini ti aiuta a rimanere giovane; la loro semplicità, la loro freschezza, la loro spontaneità ti portano a guardare e a considerare le situazioni che vivi con una certa incoscienza che ti mette al riparo dai complicati ragionamenti dei grandi, che devono sempre e per forza trovare una soluzione per tutti e per tutto. Ti fa riscoprire ogni volta il bello di “semplificarti”, di non essere schiavo dei ragionamenti contorti e complicati con cui noi adulti affrontiamo la vita. “Rimanere” bambini non per sfuggire alla realtà ed ai problemi quotidiani, ma per andare al cuore autentico delle cose.

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MANUELA: 30' anniversario di consacrazione

manuelaQuando si celebra un anniversario importante, viene spontaneo fermarsi e guardare il cammino percorso. Ma, quasi sempre, per comprendere davvero la strada fatta, bisogna tornare all’inizio: alle parole, alle persone, alle esperienze e a quei momenti che hanno accompagnato il cammino. Per me, tornare all’inizio significa ripensare ad una pagina del Vangelo di Giovanni, quella del dialogo tra Gesù e Pietro dopo la risurrezione (Gv 21,15-19): è il brano che avevamo scelto per la celebrazione della mia prima professione religiosa e che, a trent’anni di distanza, sento ancora profondamente mio.
«Mi ami tu?»: è una domanda che non appartiene solo a quel giorno lontano, Gesù continua a farmela, anche oggi, con la stessa delicatezza e la stessa forza. In questi trent'anni la mia risposta è maturata insieme alla vita, è passata attraverso gioie e fatiche, incontri e cambiamenti, entusiasmi e fragilità. Non mi chiede anzitutto quanto ho fatto, quali risultati ho raggiunto o quante attività ho portato avanti, ma mi chiede se lo amo: è da questa risposta che nasce tutto il resto.
Sempre e ancora oggi è bello riscoprire che l’amore per Gesù prende corpo nella cura delle persone che Egli mi affida, negli anni ho imparato che questa cura non passa necessariamente attraverso gesti straordinari, ma nella semplicità di una presenza fedele. L'amore degli inizi si è fatto più essenziale: più volte in questi anni ho compreso sempre di più che amare il Signore significa lasciarsi condurre da Lui, senza la pretesa di essere protagonisti, ma con il desiderio di essere strumento della sua presenza.

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    Le donne, che il mattino di Pasqua si recano al sepolcro e alle quali facciamo riferimento per delineare la nostra vocazione, formano una piccola comunità in azione. Esse sono un gruppo di donne, che vanno al sepolcro di buon mattino con gli aromi; riescono a vivere insieme la fatica, l’angoscia, il vuoto di chi vede la vita preclusa e non hanno paura di condividere questo sgomento. Non fingono vita dove vita non c’è. In questo loro andare e condividere, esse incontrano l’inaudita novità della risurrezione e ad esse viene affidato il compito di annunciarla agli altri, in una testimonianza comunitaria. Diventano comunità apostolica, impegnata con la vita a proclamare a tutti Gesù vivo e presente nella storia umana, perché questa storia sia per tutti luogo di salvezza e di santità (St. n°7).
    Le comunità apostoliche nascono così dalla Pasqua: in questa sezione, le comunità delle Ausiliarie si presentano.

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    Noi ausiliarie condividiamo la vita di quella porzione di Chiesa che è la Diocesi di Milano. Ad essa, ai suoi bisogni pastorali, si rivolge la nostra carità e il nostro servizio. Siamo impegnate nelle parrocchie, ma anche in servizi diocesani, o in realtà specializzate come il carcere, l'ospedale, il consultorio, realtà caritative in favore delle donne straniere...

     

     

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