AVVENTO 2025: la terra produrrà frutti
Mi ritrovo a sera, quando la terra stessa riposa non più attraversata da suoni, passi e rumori, a riflettere sui miei giorni e la Grazia immeritata che li attraversa; insieme alle attese e alle speranze faticose di chi riesce a coprire con il manto del sorriso e del saluto pacato, anni di problemi e invoca per sé e i propri cari la tregua del riposo.
Mi dico: “Se ogni cosa dovesse essere il risultato di quanto umanamente prodotto sarebbe senza pace…Sarebbe non riuscita o, meglio, non compiuta….Sarebbe solo ciò che programmato…invece è sempre tutto molto di più”
“Molti frutti produrrà la terra” (Lv 25,19)leggiamo accostandoci con fiducia al capitolo 25 del libro di Levitico che orienta, nel popolo d’Israele, un modo completo di guardare Dio e la sua opera: non solo la grandezza del cielo e delle stelle ma anche la terra da abitare.
È un pensiero ampio che leggiamo nel dialogo con Mosè sul monte Sinai sin dai primi versetti di questo capitolo; qui Dio stabilisce che la terra donata a Israele produrrà, durante il suo stesso riposo, il nutrimento per tutti.
AVVENTO 2025: la terra darà la luce alle ombre
Questo versetto del profeta Isaia afferma che i morti vivranno e risorgeranno dalla morte, come la rugiada luminosa di Dio ridarà vita alla terra e farà risorgere le ombre. Un passo biblico che è profezia di risurrezione, di speranza nella vita, più forte del male.AVVENTO 2025: la creazione geme e soffre
L’Avvento è tempo di attesa e di verità in cui si riconoscono le ferite del mondo, la sete di pace, il bisogno di luce, l’inquietudine del cuore: è tempo di gemiti, come quelli di cui parla San Paolo nella Lettera ai Romani. L’Avvento ci chiede di ascoltare i gemiti del mondo e di trasformarli in desiderio di Dio; ci invita anche a non soffocare i nostri stessi gemiti e a far diventare preghiera le attese che portiamo dentro, le domande che non trovano parole, i deserti interiori che attendono acqua e luce.
“Tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi” non è un’immagine drammatica, ma generativa: non si tratta del dolore della fine, ma del travaglio di un inizio e l’Avvento ci introduce proprio in questo spazio interiore ed esteriore per accogliere i gemiti della terra ferita, dell’umanità che cerca pace, delle persone che attendono giustizia e conforto.
L’Avvento ci guida ad abitare questi gemiti senza paura, perché è lì che si prepara la nascita di Gesù.
La terra geme non solo per le sue ferite, ma perché custodisce una promessa: Dio ha scelto proprio questa terra per farsi carne. L’Incarnazione illumina il gemito del creato.
Custodire la terra è un atto concreto e spirituale: è riconoscere che questo luogo, così materiale e così fragile, è la casa che Dio ha scelto per incontrare l’umanità. Benedire la terra è valorizzare la sua bellezza, proteggerla dalle ferite che rischiano di soffocare la vita, è aprirsi all’opera stessa dello Spirito, che sostiene e dà vita a tutto ciò che esiste.
AVVENTO 2025: Egli dimorerà tra di loro
“La terra è bassa”, dicevano i nostri vecchi, alludendo alla fatica di stare curvi per vangare, zappare, sradicare le erbacce e infine per raccogliere i frutti del suolo e c’era, in questo dire, una sorta di rammarico per la sorte dell’uomo condannato alla dura legge del guadagnarsi da vivere con sforzo e sudore, a partire da quell’antica cacciata dall’Eden, a seguito della colpa delle origini.Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il "Dio-con-loro". Ap 21,3
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