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Integrare i saperi della testa, del cuore e delle mani (Christus Vivit, 222)

BA6E4239 AF9A 4563 BC5D FD5B3CCF70D8Vivo “l’università” da quasi trent’anni (mai l’avrei immaginato trent’anni fa): prima studente di Matematica presso l’Università degli Studi di Milano, poi – divenuta Ausiliaria – incaricata di pastorale universitaria per dieci anni presso l’Università Bocconi, poi di nuovo studente di Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma e ora docente di Teologia presso l’università Cattolica del Sacro Cuore e la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. In questo passare da un’università all’altra, ho avuto la possibilità di vivere l’Università in diversi ruoli e attraverso differenti punti di vista, passando da quello dello studente, che pensa di ricevere delle nozioni e si trova destinatario del dono di una conoscenza che supera le singole nozioni, abbraccia la vita e amplia l’orizzonte dei propri progetti, a quello del docente che spera – nonostante l’immenso numero degli studenti che si trova in aula – di riuscire a ad entrare in relazione con ciascuno per poter trasmettere non solo nozioni, ma lo “spirito”  di quanto sta insegnando, di “ispirare”, in modo che lo studente impari davvero, non solo ripeta. Spesso l’università viene vista dalla gente comune (o, ahimè, presentata da politici e media) come luogo accademico chiuso, ripiegato su se stesso e separato dalla realtà, in cui ci si occupa di un sapere teorico, lontano dalla vita della gente, detenuto da privilegiati che costituiscono una sorta di casta. Credo che questa idea sia molto lontana dal vero. 
In questi giorni si sta svolgendo a Matera l’annuale seminario di studio dei docenti di Teologia e degli Assistenti pastorali dell’Università Cattolica. È la sesta edizione e il tema è quello della “terza missione“ dell’Università, cioè l'insieme delle attività con le quali le università entrano in interazione diretta con la società, affiancando le missioni tradizionali di insegnamento (prima missione: interazione con gli studenti), e di ricerca (seconda missione: interazione con la comunità scientifica). Definire in una parola la terza missione non è semplice: si tratta di tenere insieme pensiero e vita; si tratta di lavorare per il cambiamento in meglio della società; si tratta di avere attenzione al benessere integrale degli studenti, non solo a corazzarli con ciò che favorisce la carriera, ma non la loro umanità... la lista può continuare. 

Nello splendido panorama di Matera, capitale della cultura 2019, l’esercizio di ascolto di relazioni e testimonianze, di confronto tra coloro che operano a vario titolo in università (e di ex alunni) e di condivisione di esperienze e riflessioni è un esercizio di futuro, che ci pone nel cuore della missione ecclesiale. Nell’esortazione apostolica Christus vivit, pubblicata al termine dei lavori del Sinodo dedicato ai giovani, declinando, per l’università l’appello rivolto alla comunità cristiana ad essere “Chiesa in uscita”, infatti, Papa Francesco, riprende Veritatis Gaudium indica alcune linee operative in vista di un rinnovamento e rilancio delle scuole e delle università “in uscita” missionaria, quali: «l’esperienza del kerygma, il dialogo a tutti i livelli, l’interdisciplinarietà e la transdisciplinarietà, la promozione della cultura dell’incontro, l’urgente necessità di “fare rete” e l’opzione per gli ultimi, per coloro che la società scarta e getta via. E anche la capacità di integrare i saperi della testa, del cuore e delle mani» (Christus Vivit 222).
Sono giorni intensi, che rinnovano l’entusiasmo per il servizio ecclesiale per cui sono mandata.

Laura Invernizzi, Ausiliaria diocesana

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