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5 - LA (STRA)ORDINARIA ATTESA di un giorno qualunque

struttura tipica di presepe napoletanoCiò che ho raccolto in queste righe, è la semplice e sofferta testimonianza di una persona da subito diventata amica che con curiosità mi ha coinvolto nelle vicende e negli anni complessi della sua vita fin dai primigiorni di questo mio particolare anno di esperienza nella chiesa di Napoli; dandomi così la possibilità di scorgere tra vie e cortili, il vissuto e l’anima  di chi, abitandoli, ha nutrito propria la fede. 
Mi chiamo Maria Francesca  e abito dalla nascita a Scampia,  periferia del comune di Napoli accanto ai quartieri di Marianella - patria di S. Alfonso Maria de Liguori - e di Secondigliano; comuni nelle origini, di poche case con grandi cortili, campi e animali.

Quelle giornate tipiche e soleggiate delle zone rurali che scorrevano tra relazioni quotidiane con la terra e le faccende dei contadini, che si conoscevano tutti, sono state in breve tempo trasformate dall’espansione abitativa degli anni dello sviluppo economico e distrutte dal terremoto che la sera del 23 novembre 1981 ha inghiottito ciò che per me erano le belle abitudini dei giorni qualunque.
Scampia, il mio quartiere, ha dovuto accogliere intere sacche urbane anonime, provenienti da ogni luogo della regione, tra difficoltà economiche e sociali già presenti. Ha aperto le porte ad una ricostruzione che ha portato in modo acuto e ancora porta con sé la coda di violenza e criminalità che ha imposto linguaggi e stili nel pensiero e nella sensibilità. Per giorni e anni abbiamo camminato per le strade chiedendo il permesso, abbiamo visto operare nelle ombre dei ballatoi ciò che veniva proposto ai ragazzi del quartiere allettati e impauriti, solleticando in loro la promessa e il prezzo di un veloce riscatto sociale; abbiamo rinunciato a comunicare le nostre paure e le nostre speranze nella sfiducia e nella rabbia.
Perché sei rimasta qui?
Tra noi abita anche la statua di Maria Immacolata collocata nella cappellina dei Sette Palazzi: una fetta di territorio tra le Vele di Scampia. E’ una cappellina antica e modesta, nel tempo allargata dove si celebra la Messa ogni domenica mattina. Questa statua nessuno sa da dove proviene, nessuno conosce a chi appartiene e come sia arrivata nello scantinato nel quale è stata ritrovata, neppure quanti anni ha; è tra noi e basta.
Perché ti occupi di questa cappellina e hai fatto di tutto per tenerla in piedi?
Dalla sera in cui abbiamo organizzato il trasporto della statua dell’Immacolata all’interno della cappellina, passando accanto ai Sette Palazzi, ho visto gente salutarla, uscire dalle finestre, fare silenzio, abbassare gli sguardi, togliere la durezza dai volti, assumere espressioni di gentilezza…allora ho chiesto che lei “cambiasse il quartiere”, che lei fosse il cambiamento della nostra umanità. Sono arrivate e cresciute  tante associazioni, il lavoro di gruppi, parrocchie e altro che hanno a cuore un territorio complesso e che da quel momento in poi è sorto crescendo davvero tanto. Ma tutto il bene delle proposte, il lavoro sociale necessario ad intercettare i bisogni a volte penso che resti inascoltato e inefficace se lasciato solo.
Lei nella sua maternità, riesce a far uscire ciò che ciascun uomo ha e porta in sé: bisogna pregare affinchè questo possa accadere, bisogna desiderarlo e chiederlo e io l’ho visto accadere  nei miei 40 anni di giorni qualunque.
Cosa ti aspetti per questo Natale a Scampia?
Vorrei che i Sette Palazzi fossero un presepe! Che tutti noi fossimo in un unico grande presepe e mi aspetto che ci siano più giorni di Natale durante l’anno, cosi i nostri soliti giorni abbiano una forza spirituale, una emozione che si tocca con mano e una sensibilità che solo il mistero della nascita, può ancora a farci sognare.

Signore, aiutaci a camminare con prudenza e discrezione
tra gli ingranaggi complessi e raffinati delle storie personali,
perchè Tu ami e salvi in ogni tuo incontro
i giorni  di ciascuno.
Elena Comignani
(esperienza pastorale a Napoli Scampia)
parrocchia Maria SS. del buon Rimedio

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