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3. Accanto alle famiglie: NELLA SCUOLA PARROCCHIALE DELL'INFANZIA

3Non capita tutti i giorni di fare un’intervista a una sorella che ha raccolto 39 anni di servizio nella scuola dell’infanzia: è seduta al tavolo davanti a me, sorridente, nel soggiorno luminoso della Comunità delle Ausiliarie Diocesane di Cesano Maderno, Felicita Biffi, che ora -settantunenne pensionata- continua ad essere attiva in Parrocchia, là dove c’è bisognoSiamo entrambe di origine brianzola e a tratti ci lasciamo andare alla parlata nel comune dialetto, che rende più vivo il racconto dell’esperienza!
Per tanti anni hai vissuto la tua dedicazione pastorale nella scuola dell’infanzia parrocchiale. In base alla tua esperienza, perché possiamo dire che l’asilo è un contesto di pastorale familiare?
«La scuola dell’infanzia parrocchiale è, a tutti gli effetti, luogo di pastorale familiare certamente perché offre l’opportunità quotidiana di incontrare le famiglie giovani che, oggi più che mai, hanno bisogno di supporto, di aiuto, di qualcuno che sia attento a loro, prima che ai loro problemi.
Anche se in una famiglia con i bambini dell’età dell’asilo le cose vanno mediamente bene, gli equilibri sono comunque delicati: i piccoli richiedono molta energia e con i ritmi incalzanti del lavoro, va a finire che si va sempre di corsa e si ha sempre l’impressione di non arrivare all’obiettivo…Su questa base di esperienza umana, risulta oltremodo prezioso l’incontro con qualcuno che ti comunica, senza dirtelo: “Sono qui per te!”, ti tira in un angolino e ti fa fare semplicemente due chiacchiere, sopra un caffè della macchinetta. Tante e tante volte mi è successo, al mattino, di fermarmi a raccogliere le ansie, le lacrime, la stanchezza o la soddisfazione delle mamme e anche dei papà, che ormai si alternano alla pari con le mogli nell’accompagnare i bimbi a scuola».
Felicita si ferma un attimo e, con un’espressione più seria del viso, ricorda di quel papà che si disperava con lei e si lamentava, perché l’asilo aveva insegnato al suo bambino  l’amore alla famiglia…ed ora la sua famiglia era allo sfascio
«Non voglio esagerare - continua - ma sono convinta che sempre Dio passa e chiama e che, in qualche occasione, la parola amica, pronunciata nel modo e nel tempo giusto, ha aiutato davvero ad affrontare difficoltà che sembravano montagne insormontabili, ad evitare di lasciarsi guidare da fragili emozioni e di franare, ad esempio, sul terreno di separazioni affrettate…Ecco, la scuola dell’infanzia parrocchiale può essere un “ambiente sano” di frequentazione quotidiana, per i bimbi, ma anche, se pur brevemente, per le famiglie e può creare davvero un circolo virtuoso capace di dilatarsi, senza forzature, nella proposta di momenti di catechesi per le giovani famiglie. Anche la carità può nascere tra le famiglie della scuola dell’infanzia e creare una vera unità dei cuori, ben oltre le belle iniziative, che oggi rischiano di diventare una moda, senza motivazioni profonde».
Come aiutare le famiglie a far maturare il legame con la scuola dell’infanzia in una scelta di appartenenza viva alla comunità parrocchiale?
«La carta vincente è di proporre il cosiddetto Cammino 0-6 anni, senza stressare la gente alla sera inventando cose nuove campate per aria, ma di strutturarlo su proposte semplici, radicate nella liturgia o in alcune tradizioni di spiritualità popolare ancora viva e capaci di parlare al cuore: la Festa del Santo Patrono, l’affidamento a Maria, il bacio a Gesù Bambino nella Solennità dell’Epifania, la Messa in occasione della Festa della Sacra Famiglia…E poi - aggiunge - ho sempre ritenuto importante trovare il modo di intessere un legame con la scuola statale o comunale, perché le famiglie della parrocchia non sono solo quelle dell’asilo parrocchiale, ma sono tutte le famiglie del territorio»
Felicita è pronta ad affrontare anche questo grosso capitolo su cui, in quasi quarant’anni, ha maturato tante esperienze e riflessioni. Ma il tempo rimasto è poco e allora si ferma! Le parole si spengono sulle sue labbra, ma la sua passione per la gente del popolo di Dio è grande e ancora stupendamente accesa, come una fiamma che riscalda, illumina e scoppietta di allegria.
Tornando a casa, sento l’eco della sua voce, che mette in riga i piccoli e i grandi e richiama instancabilmente a mettere l’accento su quello per cui vale la pena dare tempo e vita. A proposito di accento: il suo segreto, tra un Rosario e l’altro, è forse quello di aver rubato l’accento a Gesù e di aver così imparato a seminare ovunque la… Felicità!

A cura di Daniela Mapelli

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