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6.Un insegnamento che è "segnare dentro"

Elena Comignani, ausiliaria diocesana dal 1993 abita nella comunità di San Giuliano Milanese, lavora nella parrocchia di Vizzolo Predabissi e nella pastorale giovanile di Melegnano.  
 
C’è un’immagine che non mi lascia in questi giorni di inizio Avvento!  Ha sostenuto e condotto il racconto di vita e di scelta vocazionale fatta da un giovane, l’ho ascoltata un giovedì sera di qualche settimana fa: è l’immagine della roccia carsica, quella roccia porosa e forata delle montagne friulane aride, spugnose quasi lunari.
Guardandola si trovano solo buchi, rientranze, fori uno accanto all’altro ovunque… non compatta, non solida, friabile almeno allo sguardo. È al suo interno però che ne emerge la vera caratteristica: queste montagne le puoi percorrere, attraversarle e  lasciarti guidare attraverso le gallerie piene di stalattiti e stalagmiti, tutte differenti tutte originali:  uno spettacolo disegnato dal tempo
Appartiene a questa immagine anche la giornata di un po’ dei ragazzi che conosco … “ragazzi comuni”. Giornate insoddisfatte,  fatte di impegni e percorsi saltuari che si iniziano, si interrompono, non si sa se andranno a buon fine perché manca la soddisfazione manca qualcuno che ti sostiene nel  perseverare, manca qualcuno che dandoti uno sguardo “ti ripiglia” e ti lascia così ai margini dei sogni. Sono giornate  attraversate da pretese e da problemi complessi di famiglie allargate, di storie che non si concludono,  della routine della scuola che abiti per tanto tempo ma lasciandoti senza futuro asfissia; sono fatte di amicizie friabili, di volti arrabbiati perché disillusi dagli uomini che ci insegnano  a consumare cose luoghi e desideri.
Un giorno ragazzo delle medie mi dice:” mia madre ha un nuovo compagno…per me è un altro; e da lui aspetta un figlio che poi dovrà essere mio fratello: io cosa posso fare?” . In una domanda così sintetica che ti getta la vita personale addosso, ne vedi un bisogno grande di condivisone autentica;  ti rendi conto di chi si aggrappa e non si nasconde dietro ad imbarazzi, tira fuori la solitudine tra le mura domestiche come un peso serio dell’oggi  che corrode il quotidiano e fa vivere da parcheggiatori quegli ambienti che dovrebbero formare, essere occasioni di slancio e di misura con se stessi e con quei  doni che parlano di noi al mondo. Ti chiedi allora come è possibile accogliere senza che ciò sia solo un argomento? E come entrare in una terra dalle relazioni bucate? Abbiamo così tradotto la domanda in un ambito di riflessione per tutti. A volte le lezioni stesse  sono routine di un programma da portare a termine, il programma di un’ora che deve condensare le attenzioni più disparate e deve collaborare con una scuola che cerca di rinnovarsi; ma è nella capacità del cuore umano di assorbire e di intuire che in alcune parole ci sono risposte più convincenti di altre,  nella voglia di conoscere e di porsi domande durevoli,  che ti si rinnova dentro la forza per non perdere di vista un insegnamento che è in-segnare, segnare –dentro- la piccola storia di ciascuno
Sulle montagne carsiche quando arriva l’autunno, la pioggia fa fiorire la natura di un colore molto intenso, rosso giallo e verde che noi qui non immaginiamo: è l’azione della vita che scorre inattesa e sa rispondersi, sa sorprendere vuole ancora riuscire a stupire! Facciamo allora della vita la nostra pastorale, quell’azione buona del pastore, quella cura di fede e dell’uomo  che inizia a stupire,  che fa spazio all’autenticità delle persone: coinvolgiamole  non solo come fruitori delle nostre proposte ,anche se ben fatte ma spesso solo pensate tra noi, accogliamoli facendone dei  soggetti che trovano nel linguaggio più vicino alla loro centralità e al loro bisogno vero, una Parola che si sta facendo carne, colore,  e che possa essere sperimentata. E’ la Parola che scorre ogni giorno  in ciò che è bucato  disegnandone  vie originali in ambienti comuni.  E’ la stessa Parola che ieri e oggi sa dire a ciascuno: “oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5).
 

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