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Nel silenzio di questi giorni l’orecchio si fa più fine anche nell’ascolto e si può diventare capaci di ascoltare ciò che mai si sarebbe immaginato.
La Creazione è davvero un dono meraviglioso e sapere che anche noi ne siamo responsabili è un dono ancora più grande. Quando arrivai a Vallembrosia, davanti a casa c’era un alberello, promessa di un futuro riparo dal sole e dal caldo (una vera benedizione per questa casa che non ha altro per difendersi). Dall’altra parte della strada un grande e meraviglioso giardino curato davvero con tenerezza dall’anziano padrone di casa.
Come potete immaginare non ci mancava il ‘respiro’, la possibilità di contemplare la bellezza e anche di bearci dell’armonia del canto degli uccelli, diversi a seconda delle ore del giorno.
Ora il giardino non c’è più per lasciare spazio ad altro cemento, si costruirà un palazzo o forse due non so; per ora ciò che si vede è solo la desolazione di terra bruciata dal sole dove piccoli arbusti e ciuffi d’erba ancora tentano di ricrescere. Ma il nostro alberello è cresciuto ed è rimasto fedele alla promessa della sua giovinezza, è per noi davvero prezioso con la sua ombra e per l’aria che ci regala.
Ma c’è di più… ci insegna anche l’accoglienza. Nei suoi rami si nascondono nidi e diventa oasi di ristoro per uccelli di passaggio che si fermano a cantare le loro lodi al Creatore. In queste mattine però c’è qualcosa di strano che attira la mia attenzione. All’alba, nascosta come fosse troppo timorosa per mostrarsi, una cornacchia riempie l’aria con il suo canto, o forse è meglio dire con il suo lamento. È infatti un canto solitario (tutto il resto tace) e disarmonico, colpisce le orecchie al punto che ti costringe all’ascolto, non riesci a farne meno. Ti fa entrare in un lamento continuo… quasi un inno al dolore; un dolore così profondo che fa tacere tutti gli altri. È come se l’intera Creazione presente con il suo silenzio partecipasse a questo canto che, come è per tutti i dolori, sembra non avere mai fine.
Mi sorprendo a chiedermi: da dove nasce un dolore così?
Sarà che nasce dal vedere come nella nostra città non si presta attenzione alla ricchezza di un giardino perché il cemento, fonte di guadagno, prende il sopravvento?
Sarà perché partecipa alla preoccupazione di tanti nidi distrutti allontanando così la presenza di tante creature che devono cercare altri luoghi conoscendo così il rifiuto, la lotta…per la conquista di un piccolo spazio che sembra parlare di un futuro migliore?
Sarà perché quando si alza in volo e ci vede dall’alto non riesce a comprendere come possono starci alcuni nostri gesti o decisioni in armonia con l’Alleanza stipulata con il Creatore, che ci vuole corresponsabili perché i suoi prodigi, le sue meraviglie…diventino davvero per tutti?
Sarà che quando cerca di riposare tra i rami del nostro albero ciò che sente uscire dalle bocche di chi passa sono suoni così disarmonici e offensivi che ricordano solo ingiustizia, sopraffazione, guerra?
Non lo so! Ciò che so è che anch’io, con il resto delle Creature, rimango in silenzio e mi lascio abitare da questo lamento doloroso e non fermo le lacrime che scorrono pensando allo scempio che ancora oggi i nostri occhi vedono, tutti i giorni, nel mondo.
Poi quando lei, la cornacchia, si alza in volo e la si sente in lontananza ancora per un po', come sentinella che con il suo canto di dolore cerca di richiamarci alla benedizione che riveste ogni creatura, pian piano si sentono altre voci, altri canti… che dicono la bellezza della quotidianità come dono per fare del nostro meglio perché ci siano passi che dicono quanto è bello il dono di una vita in alleanza con il Signore Dio, Creatore di un mondo che è per tutti, che è vita per tutti.
Un Dio il cui nome è Misericordia e che, con infinita tenerezza, a noi, umanità intera, chiama Speranza. Il dono di essere Speranza ci guida ad avere fede cioè a fidarci delle persone. Ci rende capaci di saper tradurre, nella concretezza di tutti i giorni, il dono della benedizione che è per tutti…di guardare alla storia come a un lungo cammino di fiducia, di progresso, di capacità di staccarci dal passato per riconoscere e dare forma a un futuro che è frutto dell’amore sempre nuovo del Signore Dio che mai lascia mancare quelle “sentinelle” che ci ricordano la sua continua fedeltà all’Alleanza con noi… umanità detta Speranza.
Nuccia Marnati, Vallembrosia