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Avvento 5: Camminare è accompagnare: Mosè

Per Mosè non si è trattato di una scelta solitaria, sebbene la missione ricevuta da Dio l’abbia reso unico. Per Mosè «camminare» si è identificato con «accompagnare un popolo a Dio», perché Dio possa camminare col popolo. Quanto sarebbe stato più spedito il passo di Mosè, se non si fosse dovuto adattare al passo incerto, alle contestazioni, ai ritardi e agli errori di un popolo dalla testa dura (cfr. Es 32,9; 33,3.5; 34,9; Dt 9,6.13; 31,27)! Il Signore, però, ha condotto via via Mosè a comprendersi inscindibilmente legato al popolo.

Quando è stato chiamato al Roveto ardente, Mosè non era inserito nel popolo. Allevato come un egiziano e fuggito nel deserto dopo un “incidente” che gli ha precluso la carriera, era un esule, che si era rifatto una vita presso i pastori di Madian, cercando di rimettersi in piedi. Proprio a lui, però, Dio chiede di far uscire il popolo dall’Egitto, affermando che Mosè avrà la conferma di essere inviato quando avrà portato il popolo in pellegrinaggio a lui (Es 3,12). Non si dà cammino per Mosè senza il popolo: è questo un elemento tipico di ogni vocazione che respira della carità pastorale.

Nel cuore di Mosè, però, abita un forte senso di estraneità: sebbene Dio gli si sia presentato come «Dio di tuo padre» (Es 3,6) Mosè, pensando al messaggio da portare agli Israeliti, non riesce proprio a sentirsi parte del popolo e dice: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”» (Es 3,13). Per portare Mosè all’appartenenza, allora Dio riformula il messaggio, da un lato adattandosi alle fatiche di Mosè e accettando che Mosè lo chiami «il Dio dei vostri padri», dall’altro facendo sì che Mosè sia incluso tra i destinatari della visita di Dio: «Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto» (Es 3,16). Dopo questo colpo da maestro dei cuori e della parola, il processo di trasformazione è avviato e Mosè – dopo qualche ulteriore precisazione – abbraccia la missione e il sogno di Dio.

La trasformazione del cuore di Mosè, alimentata da un costante dialogo con Dio e dalla crescente intimità con lui, emerge con forza nei momenti di crisi. Mosè inizia a prendere le parti del popolo: le prende in Egitto, quando sembra che la missione cui è inviato non produca nulla di buono, lamentandosi con Dio del male fatto al popolo (Es 5,22-23), le prende nel deserto, quando dopo un po’ di cammino, l’impazienza del popolo conduce all’idolatria (Es 32). In quest’ultimo caso Mosè raggiunge il vertice della comprensione della sua missione, quando rifiuta la prospettiva di un avvenire con Dio ma senza il popolo (Es 32,10).  

Il rifiuto di Mosè è un passaggio fondamentale di fedeltà alla propria storia, che sortisce come risposta un’analoga fedeltà divina: Dio si impegna nuovamente, inventa il perdono, un impegno di alleanza upgraded, capace di fedeltà che salva l’uomo totalmente.

Camminare è accompagnare… anche per noi: inseriti nel cammino del popolo di Dio, nella fedeltà alla storia che Dio ha fatto con noi, lasciandoci guidare da Dio e accompagnando a nostra volta altri, arriveremo a conoscere il volto misericordioso di Dio che si fa vicino, per camminare sulle nostre strade. Vieni Signore Gesù.

Prima di andare, prega con il Salmo 80

1    Al maestro del coro. Su «Il giglio della testimonianza». Di Asaf. Salmo.

2    Tu, pastore d’Israele, ascolta,

       tu che guidi Giuseppe come un gregge.

       Seduto sui cherubini, risplendi

3    davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.

       Risveglia la tua potenza

       e vieni a salvarci.

4    O Dio, fa’ che ritorniamo,

       fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

5    Signore, Dio degli eserciti,

       fino a quando fremerai di sdegno

       contro le preghiere del tuo popolo?

6    Tu ci nutri con pane di lacrime,

       ci fai bere lacrime in abbondanza.

7    Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini

       e i nostri nemici ridono di noi.

8    Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,

       fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

9    Hai sradicato una vite dall’Egitto,

       hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.

10   Le hai preparato il terreno,

       hai affondato le sue radici

       ed essa ha riempito la terra.

11   La sua ombra copriva le montagne

       e i suoi rami i cedri più alti.

12   Ha esteso i suoi tralci fino al mare,

       arrivavano al fiume i suoi germogli.

13   Perché hai aperto brecce nella sua cinta

       e ne fa vendemmia ogni passante?

14   La devasta il cinghiale del bosco

       e vi pascolano le bestie della campagna.

15  Dio degli eserciti, ritorna!

       Guarda dal cielo e vedi

       e visita questa vigna,

16   proteggi quello che la tua destra ha piantato,

       il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

17   È stata data alle fiamme, è stata recisa:

       essi periranno alla minaccia del tuo volto.

18   Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,

       sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

19   Da te mai più ci allontaneremo,

       facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

20   Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,

       fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

                                                                                                                 a cura di Laura Invernizzi, ausiliaria diocesana
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