RISORGERE. IN TUTTI I SENSI
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La buona notizia della Pasqua, corre lungo tutto il capitolo 24 di Luca. Vuole i sensi svegli. Tutti! Perché la Risurrezione non attecchisce nei cuori distratti: germoglia solo dove gli uomini e le donne si mettono in gioco integralmente, coscienti del male e anelanti salvezza.L’alba di Pasqua profuma degli aromi, che osteggiano l’odore acre della morte, preparati dalle donne. Sono donne premurose, caparbie, come l’amore che inorridisce per l’insensatezza della violenza. Vanno al sepolcro con il passo lento di chi cerca un senso tra le macerie del dolore. Portano nostalgia e lacrime nel grembo, per le atrocità subite da lui, emblema di ogni vittima. E invece trovano una parola che spalanca un triplice credo: “È vivo, non è qui, è risorto!”. All’inizio tremano. Ma poi si fanno voce di vita quando la Parola che avevano ascoltato da Lui rianima la loro speranza. Lo sanno vivo, senza averlo visto.
Sulla strada verso Emmaus, invece, due discepoli camminano al contrario dell’alba. Non verso il sole che nasce, ma verso il tramonto del giorno e delle speranze: “Come possiamo sopravvivere al fatto che il Giusto sia stato ucciso, che l’Uomo buono in opere e in parole davanti a Dio e davanti agli altri sia stato messo a morte?” (Carlo Maria Martini*). Gesù, il protagonista, si avvicina quando questa domanda abita il cuore. Ma i due non lo riconoscono. Non credono alle donne, allo stupore di Pietro, come potrebbero vederlo? Hanno davanti il Risorto ma scorgono solo uno straniero.
Allora lui compie il miracolo più discreto: prima apre le loro orecchie. Spalanca le Scritture come finestre al mattino e, tra quelle parole originarie e compiute, fa rifiorire la speranza.
E tuttavia ascoltare fiduciosi, annusare gli aromi, guardare attentamente non basta ancora. Serve una tavola. Serve il pane spezzato e gli occhi finalmente si accendono: riconoscono il suo corpo donato, gustano la sua presenza. Quando si è in comunione con chi ha subito il sopruso, la fede diventa strada, corsa, missione.
Sembrerebbe svanire alla vista Gesù, invece, si ripresenta agli apostoli con una parola disarmante: “Toccatemi!”. Non un fantasma da trattenere, ma una presenza da incontrare.
Una celebrazione d’amore che non tratterà Il Risorto ma susciterà un’incontenibile gioia: la vittima rivive. La giustizia non è illusoria.
È Gesù la parola da udire, la presenza che spalanca gli occhi, il pane da gustare, il profumo che inonda gli abissi della morte, il corpo che si lascia toccare. Il Senso dei sensi. Lui vince la morte!
E noi Ausiliarie, proprio da Lui attingiamo la sorgente del nostro amore per la gente, per gli oppressi in particolare. A tutti vogliamo annunciare, con tutte noi stesse, quand’anche fossimo inascoltate: "È vivo!". «So che il mio liberatore è vivente, alla fine si leverà sulla polvere».
Silvia Meroni
*Omelia ai funerali di Walter Tobagi. 30 maggio 1980
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