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NESSUNO VI RAPIRA' DALLA MIA MANO

BUONB PASTORERicordo di aver letto in un libro, di cui non ho memoria del titolo, la descrizione di un campo di pastori dove l’autore aveva trascorso la notte, durante un suo viaggio nella terra di Gesù.
Il campo era formato da una dozzina di tende disposte come in un grande cerchio molto spazioso. Ogni giorno, la sera, le varie greggi venivano portate dentro il campo perché fossero protette dai predatori notturni. Le pecore e le capre si ritrovavano indistintamente sparse dentro l’accampamento.
Al mattino i pastori, dovendo riportare i propri armenti al pascolo, si posizionavano fuori dal perimetro delle tende e a turno ognuno lanciava il suo particolare richiamo.
Gli animali, riconoscendo la voce del pastore, si mettevano subito in movimento, costituendo velocemente le varie greggi ben distinte. Nel giro di pochi minuti nessuna pecora e nessuna capra era più nel recinto, avendo seguito la direzione della propria guida. 
Tra il pastore e le pecore c’è un’intima conoscenza, un’intesa profonda.
Al pastore importa delle pecore: gli appartengono, le conosce ad una ad una e le chiama per nome.
Di notte le protegge dai pericoli, trova per loro un riparo e al mattino le raduna, le porta al pascolo perché si nutrano. Il prendersi cura delle pecore del proprio gregge non gli impedisce di pre-occuparsi delle altre, di quelle lontane che vede nel bisogno.
Le pecore ascoltano il pastore, riconoscono la sua voce, si fidano di lui e lo seguono, si radunano in un solo gregge.
Il pastore non è come il mercenario che pensa solo al guadagno invece di badare al gregge.
Il mercenario davanti al pericolo o al sopraggiungere della prima difficoltà non ci pensa due volte e abbandona le pecore al proprio destino. Non è disposto a dare nulla di sé.
I mercenari ci sono anche oggi! Non solo molti, ma il tono della voce li tradisce: gridano, minacciano, ingannano.
Ai mercenari di oggi non sono state affidate le greggi. Nessuno si sognerebbe darle a loro, neppure in custodia! I mercenari di oggi si impossessano delle pecore mettendosi d’accordo con i lupi, si impadroniscono di quelle più deboli, in modo subdolo, ingannando. E sono disposti perfino a sacrificare le pecore per il proprio guadagno. 
Non così il buon pastore!
Gesù, il crocifisso Risorto è il “pastore dei pastori, è il vero pastore, è il Bel Pastore, colui che dà la propria vita per ogni uomo e per ogni donna, perché sentendosi amati, riconoscano di essere chiamati a fare della propria vita un dono d’amore.
L’immagine del pastore e delle pecore, usata da Gesù, ci aiuta a pensare al Regno di Dio nel mondo, come ad una realtà semplice, ordinaria, fatta di piccole cose, di gesti genuini, di parole delicatamente decise. Un mondo “pastorale” fatto di fatica, di lavoro duro, di limite, ma anche di spazi ampi, di confini aperti, di tempo lento e disteso, di silenzio abitato.
Di pastori ce ne sono un’infinità anche se non li trovi spesso sulle prime pagine dei giornali. Si incontrano in famiglia, a scuola, negli ospedali, al lavoro, nei luoghi più diversi. Li riconosci dal buon profumo della resurrezione: chiamano per nome, portano la pace, attraversano il dolore, donano la vita, ogni giorno, nella gioia.
Gesù, il buon pastore, ci rassicura: “nessuno vi rapirà dalla mia mano!”. Nessuno ci potrà togliere la vita e la speranza. E se mai ci verrà tolta, con Gesù la riprenderemo di nuovo, perché è dono del Padre, è dono per sempre.

Luisella Grassi

Messaggio del santo padre leone XIV per la 63° giornata mondiale di preghiera per le vocazioni

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