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Donne della passione: LA SERVA DEL SOMMO SACERDOTE

la serva del sommo sacerdoteHo raccolto con l’aiuto della tecnologia immagini di pittori più o meno famosi che ritraggono la serva del sommo sacerdote, attorno al fuoco, nel cortile. Ce n’è per tutti gusti: quella giovane bene agghindata e anche in atteggiamento seducente, quella anziana frequentatrice delle bettole e poveramente vestita, quella intrigante, quella in veste da nobildonna che sembra finita per caso tra i soldati, quella che sembra la classica domestica che dalla campagna è andata a servizio in città…
Questa donna, che nel Vangelo è citata in due righe, ha catturato la fantasia di tanti artisti. E anche la mia. Io me la raffiguro anziana, poveramente vestita, una donna del popolo che ha trovato come lavoro soltanto quello di portare boccali di vino ai soldati durante i processi. 
Proprio perché anziana, quindi senza l’interesse di compiacere le simpatie degli altri, è capace di dire la verità. Proprio perché è una donna del popolo, abituata a frequentare i mercati, sa distinguere le cadenze dialettali. Proprio perché lavora tra uomini grossolani sa farsi rispettare mostrandosi decisa e sincera. Mi piace. È una vera donna che non ha avuto bisogno di travestirsi per “passare alla storia”.
Mi piace perché è sé stessa, e vorrei somigliarle. Dicendo questo, mi vengono in mente le tante volte in cui mi sono trovata nel dilemma: dire o non dire?
Quale è il bene dell’altro? A volte ho taciuto e non so se ho fatto bene, perché l’ho fatto per timore. Altre volte ho parlato e non so se le mie parole sono state un aiuto o un rifiuto della Verità.
Questa donna, che mi piacerebbe chiamare Anna, da vera serva fa un servizio a Pietro. Con le sue parole lo fa allontanare vergognoso perché smascherato, ma inconsapevolmente gli offre l’occasione di incrociare lo sguardo di Gesù, da cui scaturisce il pianto liberatorio. Solo perché perdonato da Gesù, Pietro riesce a perdonare sé stesso e piange.
Una donna che è stata strumento di perdono. E senz’altro non l’ha mai saputo.

Anna Bernasconi



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