Donne della passione: LA MOGLIE DI PILATO
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Mentre Ponzio Pilato sedeva in tribunale, in un momento in cui doveva decidere le sorti di Gesù, gli viene mandato a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». È stata sua moglie, la quale è menzionata solo nel vangelo di Matteo (27,19) in modo generico e di cui non si conosce null’altro. I capi dei giudei lo vogliono condannare e una donna pagana afferma la sua innocenza. La donna, infatti, lo sogna e ne rimane molto turbata.
Ricordiamo che nella Bibbia il sogno è una delle tipiche forme di comunicazione privilegiata tra Dio e l’essere umano, basta pensare a Giacobbe per l’Antico Testamento e a Giuseppe per il Nuovo. Nel sogno Dio mostra la verità, i sommi sacerdoti e gli scribi sono ciechi e ostinati, mentre la moglie del governatore, una donna pagana accoglie il messaggio e “vede” il Giusto. Il marito le crede, ma non vuol perdere i privilegi, ha paura di compromettersi.
Riporta Giovanni nel suo Vangelo: «Ma i Giudei gridarono: "Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare"».
Servono donne libere, che sappiano esporsi per la verità. Donne che non cedano ai compromessi del potere e dei privilegi. Donne con occhi capaci di vedere. Donne che, guidate dall’amore, prendano le parti dei Giusti di ogni tempo. Donne che nel silenzio e nell’incomprensione continuino a “urlare” per la libertà, l’uguaglianza, il rispetto, la non violenza.
Quante donne così ci sono anche oggi; pensiamo alle donne iraniane e a tutte le donne che con coraggio lottano per una vita più degna.
Servono donne libere, che sappiano esporsi per la verità. Donne che non cedano ai compromessi del potere e dei privilegi. Donne con occhi capaci di vedere. Donne che, guidate dall’amore, prendano le parti dei Giusti di ogni tempo. Donne che nel silenzio e nell’incomprensione continuino a “urlare” per la libertà, l’uguaglianza, il rispetto, la non violenza.
Quante donne così ci sono anche oggi; pensiamo alle donne iraniane e a tutte le donne che con coraggio lottano per una vita più degna.
Sonia Mondonico
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