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PACE NON PER UN GIORNO, MA PER TUTTI I GIORNI

pace1Un caleidoscopio di riferimenti biblici, di Magistero ecclesiale, di testimonianze di vita dei Santi, di pensieri definiti e in divenire al tempo stesso, di convinzione evangelica, di passione per il popolo di Dio e la famiglia umana: questo e molto altro è il primo Messaggio di Papa Leone per la Giornata della Pace, un testo dalle cui profondità attingere acqua per la sete di pace di ogni giorno del nuovo anno.
Fu Paolo VI, con il messaggio dell’8 dicembre 1967, a istituire la prima Giornata della Pace, il 1° gennaio 1968 e, da allora, la dedicazione del primo giorno dell’anno alla pace equivale ad affermare che la pace è un dono da accogliere, promuovere e vivere quotidianamente.
La pace non è lontana o irraggiungibile, ma presente e possibile, dice Papa Leone nel cuore del suo messaggio, mettendo in luce diversi aspetti di questa che non è ideale astratto ma realtà. 
In un mondo dove non è infrequente collegare l’azione bellica alla soluzione più funzionale e immediata per i problemi internazionali, il Vangelo suona con tutta la sua carica rivoluzionaria nelle parole di Leone riprese da Sant’Agostino «chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace» per raccomandare di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui.
Visitando fonti di informazione diverse, mi sono imbattuta più volte in questi giorni natalizi, nella rievocazione della tregua spontanea del Natale del 1914 sul fronte occidentale: non venne infatti stipulato nessun accordo fra i comandi e non vi fu nessun dialogo diplomatico o missione esplorativa.
Nelle lettere recapitate ai famigliari, si legge di auguri gridati dai soldati da una trincea all’altra, di addobbi improvvisati, degli stessi canti natalizi risuonanti nelle lingue nemiche, di scambi di doni, come sigarette e cappelli, nella terra di nessuno e addirittura di una partita a calcio.
I documenti riferiscono anche di un tempo consacrato alla sepoltura dei corpi dei commilitoni rimasti a terra e già consumati dal freddo.
È difficile non commuoversi alla luce di queste testimonianze, soprattutto pensando alle guerre ancora in atto nel mondo e alle difficili soluzioni diplomatiche. 
Si fa strada timidamente la convinzione che, come scrive il Papa: “La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza” e rinasce la speranza nella bontà dell’uomo e nella riserva di amore custodita in ogni cuore, che chiede di essere coltivata, oltre ogni aggressività domestica e pubblica.
“Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino”: sono ancora le parole di Papa Leone ad indirizzare verso una pace concretamente realizzabile, oltre le ideologie e le idee, prima degli equilibrismi diplomatici e delle parole proclamate.
È triste pensare che a tante belle parole non seguono i fatti, per i capi del mondo, per i ministri della Chiesa, per noi gente comune, ma il riconoscerlo umilmente, anziché irrigidirsi nell’irreprensibilità del giudizio, è meravigliosamente generativo di vita.
Nella sezione dedicata alla vita fraterna in comunità, il nostro Statuto recita: “La vita fraterna e il servizio apostolico delle Ausiliarie, lungi dall’entrare in conflitto, dovranno integrarsi e rafforzarsi vicendevolmente” e ancora “la vita comunitaria comporta sempre un cammino di conversione…va recuperato il valore della ascesi e del perdono: la suscettibilità deve cedere il passo ad una carità benigna e paziente”…parole edificanti, a cui non sempre -lo sappiamo!- corrisponde il nostro vissuto, ma che esprimono un desiderio e ritmano i nostri passi di ogni giorno nella cura, nella vicinanza, nell’ascolto della gente e nella gioia del camminare nelle vie della pace ordinaria e della comunione.
Il Giubileo della Speranza ha permesso a molti di riscoprirsi pellegrini alla sequela di Cristo. 
Dall’inizio del suo ministero, il Papa ha affermato che il saluto di Cristo risorto è paradigma di vita nuova. Nel suo Messaggio per la 59ª Giornata Mondiale della Pace ancora ci ricorda: «Pace a voi» è la sua Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie.

Nota pastorale Cei

Daniela Mapelli

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