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Noi Ausiliarie diocesane con don Ambrogio Visconti

Lentate don AmbrogioDon Ambrogio, prete giovane nel cuore, un sacerdote dal passo leggero
In questa Pasqua, che lo ha unito a molti suoi affetti cari e a Dio, don Ambrogio Visconti ha raccolto attorno a sé anche noi Ausiliarie Diocesane. Molte sorelle hanno avuto la grazia di camminare accanto a lui nelle comunità di San Vito a Lentate, di Cimnago e poi nell’intera Comunità Pastorale Santo Stefano. Un filo discreto, ma tenace come la fedeltà di Dio, continua a unirci a lui. È il filo della cura pastorale, delle relazioni seminate nel tempo, della dedizione silenziosa che lascia tracce indelebili nei cuori. 
«Ci sono persone che, pur senza fare rumore, lasciano un segno profondo nella vita di una comunità, don Ambrogio è stato una di queste». A pensare così sono innanzitutto Manuela e Liliana, che nel 1976, lo vedevano giungere dalla periferia milanese, con i loro occhi di bambine. Avevano visto bene: un uomo semplice, vicino alla gente, capace di creare relazioni autentiche e abbattere le distanze. Di lui ricordano anche un umorismo fine e spontaneo, capace di alleggerire le fatiche e di strappare sorrisi autentici. Era il sorriso di chi sa che il Vangelo non è un peso da sopportare, ma una buona notizia da condividere. Per questo la sua presenza rassicurava. Parlava poco di sé e molto con la sua vita.
In quegli anni la comunità di Lentate era accompagnata dalle Suore di Santa Giovanna Antida Thouret. Manuela e Liliana erano cresciute accanto a loro, fin dai giorni della scuola materna. 
Quando giunse il tempo in cui le suore dovettero lasciare la parrocchia, don Ambrogio desiderò che nella vita quotidiana della comunità continuasse a esserci una presenza femminile consacrata. Per questo chiese l’apertura di una comunità delle Ausiliarie Diocesane.
Non fu soltanto una scelta organizzativa. Fu un gesto profetico. Significava credere che la Chiesa cresce quando ogni vocazione trova spazio per esprimersi e quando uomini e donne condividono la responsabilità di custodire il Vangelo nel territorio. 
La sua intuizione di volere una comunità di Ausiliarie nella parrocchia aveva contribuito a creare quell’ambiente di fede e di servizio nel quale anche la vocazione di due giovani donne ha potuto crescere e trovare compimento.

 

Corresponsabilità pastorale
La nostra nuova esperienza ecclesiale a Lentate prese avvio nel 1985.
Oggi riconosciamo che nella storia personale di ciascuna di noi il ruolo di don Ambrogio è stato significativo. Il ricordo di lui va oltre le esperienze vissute. Restano i volti incontrati, le amicizie nate in oratorio, le vacanze, le gite, le feste e i tanti momenti condivisi che hanno accompagnato la crescita di più generazioni. Resta per tutte noi soprattutto la gratitudine per un sacerdote che ha amato la sua comunità e l’ha servita con dedizione, semplicità e fiducia nel futuro.
Nessuna può dimenticare la sua modalità gioiosa di affrontare la vita. Ma anche le grandi responsabilità che ci affidava e le molte iniziative che appoggiava. Dall’istituzione dei ministri dell’Eucaristia alla predicazione nelle liturgie della Parola, dalla cura per i giovani a quella rivolta ai malati. 
Si fidava del nostro lavoro in oratorio. Ma non passava pomeriggio senza che passasse a salutare, o ad assistere alle attività. Desiderava semplicemente esserci. A Lentate come a Cimnago.
Lui era una persona che ha costruito la sua capacità di accogliere sulle radici solide della fede in Dio e sulla vivacità della preghiera che tutto spera. Quando si aveva bisogno di lui lo si trovava spesso in chiesa, in preghiera o in confessionale. Era un uomo disponibile all’ascolto. Quando capitava di trovarlo in casa parrocchiale, non di rado stava sgranando il Rosario.
Nei gruppi caritativi come nell’Unitalsi desiderava che offrissimo formazione. Non bastava l’impegno verso i malati (che pure era infaticabile, da parte dei volontari), occorreva avere dei momenti supportati da un percorso spirituale, in linea con le lettere pastorali del vescovo.
Lo stesso valeva per gli appuntamenti della San Vincenzo: occorreva monitorare insieme le situazioni di bisogno ed essere spinti alla carità sapendo di ricevere Grazia da Dio. Gli indimenticabili Amici del mare lo coinvolgevano sempre nelle loro attività e lui ci stava con vero piacere. Quante persone ha accompagnato per tutta la vita. Fino alla fine.
Molte fra noi Ausiliarie arrivavano a Lentate nel pieno della giovinezza. Quante volte ci ha incoraggiate nelle inquietudini: “non preoccuparti che poi il Signore sistema le cose”. Sorrideva, qualche volta, ma non per sminuire le preoccupazioni, per aiutare a sdrammatizzare.
E intanto insegnava uno stile. Nelle difficoltà aveva un motto: “Potrei sentirmi offeso. Ma me ne infischio”. Una leggerezza di Spirito che profumava della sua spiritualità: vicina alla gente e capace di affidamento a Dio.

 

Don Ambrogio ritrovato
Colpisce che dopo tanto tempo, dallo scorso dicembre Rosanna, Terry e Chicca, si sono stabilite nuovamente a Birago. Con don Ambrogio che ancora vigilava – a distanza – sulla comunità lentatese. Ci piace pensare di essere arrivate a riprendere quel filo discreto, che è poi l’annuncio del Vangelo della Risurrezione, nel cambiamento d’epoca che tutti viviamo e di fronte a sfide attuali e più sinodali. Le nuove sorelle hanno già constatato accoglienza e stima, unendosi alla missione cresciuta nel tempo. Rosanna, in particolare la vive ora con la speranza di portare sempre una parola buona a tutte e tutti. Ha già colto la vivacità presente in tutte le frazioni e in ogni ambito della Comunità Pastorale. Che don Ambrogio possa continuare a benedire ogni passo, da lassù.
Le Ausiliarie diocesane, insieme.


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