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Verso la Pasqua 7 - Risorto da morte

La deposizione accomuna tutto il genere umano che sin dalla nascita sperimenta mille strade per evitare il ritorno alla nuda terra. Il timore e il tremore fanno parte di questa resistenza e non a caso la parola rivolta alle donne il mattino di Pasqua è un invito a "non avere paura". Come ogni passaggio che scava dentro l’esistenza, risorgere ha a che fare con ciò che ci immobilizza e ci fa temere per la nostra vita, gli affetti, i progetti e il futuro. La Risurrezione di Gesù è una stazione della via crucis, è gioia che lacrima. La Pasqua si misura con la morte del venerdì e il silenzio del sabato: in ognuno di noi, prima o poi Gesù muore, tace, non compie più miracoli e non offre più consolazioni. Eppure…

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Verso la Pasqua 6 - Deposto dalla Croce

6.deposizione bozzettoGiuseppe entra in scena a cose fatte. Discepolo nascosto, egli era un uomo ricco di Arimatea, seppure membro del sinedrio, non aveva approvato la condanna a morte di Gesù. Quando tutto pare finito, quando sembra che tutto ciò che si sarebbe potuto fare sia ormai impossibile, Giuseppe va da Pilato.
I vangeli di Matteo di Marco e di Luca riescono ad esprimere, con una particolare forma del verbo (tecnicamente un medio indiretto) il grande affetto che accompagna l’agire di Giuseppe: davanti al governatore romano egli non si limita a chiedere in modo generico, ma chiede per sé il corpo di Gesù (Mt 27,58; Mc 15,43; Lc 23,52). Ottenutolo compra un lenzuolo (Mc 15,46), vi avvolge il corpo di Gesù e lo depone nel sepolcro che aveva preparato per sé (Mt 27,60).

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Verso la Pasqua 5 - Inchiodato alla croce

I primi pensieri che lego a Gesù in croce sono quelli di alcuni ammalati gravi, inchiodati nel letto da giorni e qualcuno da anni: ammalati che sono Gesù inchiodato al legno. 

E, più in generale, penso ad alcune situazioni pesanti che le famiglie si trovano a vivere,  senza la forza di uscire dal vicolo cieco in cui sono rimaste imprigionate. 

Mentre il volto di tante persone conosciute si affaccia tra il cuore e la mente, mi scorre davanti agli occhi il dipinto del Mantegna, dove si vede Gesù inchiodato ad una croce, mentre la vita attorno a Lui continua: la città sullo sfondo va avanti, le guardie annoiate aspettano, le donne piangono, i soldati giocano a dadi per vedere chi sarà il fortunato e porterà a casa una tunica di valore.  Situazioni di sempre.

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Verso la Pasqua 4 - Spogliato delle vesti

Spogliato delle vesti"I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica." (Gv 19, 23). Gesù,  ancora  una  volta,  viene  spogliato  delle  sue  vesti.  Il  gesto  umiliante,  di  disprezzo  già  compiuto  nel Pretorio, trova compimento nella rinnovata nudità. È  l’essere  nudo  di  Adamo  ed  Eva,  della  creatura  che  viene  al mondo,  è  l’essere  nudo  dell’umiliazione,  del disprezzo, dell’indifferenza, è l’essere nudo di chi dona tutto se stesso fino in fondo. Mi  capita  talvolta  di  trovarmi  spaesata,  zittita  da  tante  fatiche  e  sofferenze  che  si  svelano  a  poco  a  poco, aprendo  varchi  o  solo  piccoli  squarci  in  una  umanità  dolente  e  affaticata.  Mi  capita  di  cercare  qualche parola, di consegnare silenzi colmi di affetto e di condivisione, di trovare gesti concreti -a volte è più facile -  per  colmare  qualche  bisogno.  Mi  capita  di  essere  presa,  un  po’  spogliata  dalle  pretese,  dalle  necessità, anche  dall’ egoismo  di  chi  ti  vuole  tutta  per  sé,  ma  anche  di  sentirmi  presa  e  messa  a  nudo  da  un  Amore esigente.

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Verso la Pasqua 3 - La Veronica asciuga il volto di Gesù

Nessun evangelista scrive di lei. Eppure, non possiamo dire non sia una pagina di Vangelo, lei, la Veronica, sulla soglia della sua casa. Una calca di popolo e donne che piangono e si battono il petto riempie la via seguendo i passi dell’Uomo con la croce. 

E in un attimo, il coraggio di un gesto del quale la tradizione popolare ha conservato memoria: “La Veronica asciuga il volto di Gesù’’. 

Niente stampa. Nessun articolo in prima pagina. Eppure, quel gesto emette un certo bagliore nella storia abituale d’ogni giorno. 

Un gesto d’umile tenerezza si fa largo tra le strettoie delle formalità e delle convenzioni e arriva diretto, semplice, efficace ad accarezzare la vulnerabilità di chi si trova nell’ora della prova, nel baratro dell’umiliazione. E non crea imbarazzo

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