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L’alba del primo giorno

Non temete, perché il crocifisso non è qui, è risorto! Guardate il segno! Presto, andate ad annunciarlo ai fratelli: vi sta davanti in Galilea!

Passato il sabato del silenzio e della violenza
è davvero possibile l’alba di un giorno nuovo? È possibile una nuova storia, un nuovo racconto?

È l’alba di un giorno nuovo ogni volta che ascolto la buona notizia che proprio colui che è stato crocifisso, proprio lui si è risvegliato dalla morte. È l’alba di un giorno nuovo quando un inviato mi dà testimonianza che qualsiasi dono/sacrificio d’amore non muore ma produce vita.

L’alba del primo giorno è il tempo in cui aprire gli occhi e riconoscere i segni di questa promessa di vita; di più, è il tempo della mia responsabilità di produrre segni di risurrezione, prendendomi cura delle ferite degli uomini e donne che incontro.

L’alba di una storia nuova è il tempo della riconciliazione, di chiamarci con il nostro vero nome: fratelli e sorelle.

Questa è la buona notizia di cui vivere e che ho la responsabilità di portare a mia volta, con parole e gesti. Torno in Galilea raccontando e propiziando per tutti una storia nuova, radicalmente diversa da quella della paura, dell’egoismo, della sopraffazione, della violenza. Torno nella mia Galilea mettendomi di nuovo, con gioia e generosità, alla sequela del Maestro che lì continua a starmi davanti, a indicarmi la strada del dono di sé.

Cristina Viganò

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Le notti in una notte

«Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo» (Mt 26,30).

Ci mettiamo tra quegli uomini e quelle donne che hanno seguito stabilmente Gesù. Quanta strada abbiamo fatto insieme, quanti incontri, quante giornate piene di folle da non riuscire a mangiare o a riposare! Ed ora in questi ultimi giorni, con una strana sensazione che ci abita il cuore, ascoltiamo parole che non comprendiamo. I giorni hanno lasciato spazio alla sera ed ora alla notte: siamo nel buio, anche le stelle (i desideri) sembrano non brillare, siamo in quel silenzio dove i pochi suoni sembrano essere urla rimbombanti… Entriamo in questa notte e ci chiediamo se è quella di Giuda, di Pietro, degli altri (e con loro, se è la nostra) o se è la tua Gesù. Una notte che non vorremmo attraversare!

Giuda se ne è uscito dal cenacolo con il boccone del Pane appena preso ed è immerso nella notte (Gv 13,30). Risucchiato dal buio e dalla distanza si allontana da Gesù, è nel buio di una logica umana fatta di calcoli che non lasciano spazio alla fiducia, che fanno della diversità la porta della paura, logica che non aiuta ad alzare lo sguardo.

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Venuta la sera

«Venuta la sera, Egli arrivò con i dodici»(Mc 14,17).

L’arrivare di Gesù a tavola, dice una preparazione remota, profonda, lontana nel tempo.

Gesù giunge alla sera, dopo una giornata faticosa e lunga, forse ancora più impegnativa di quella vissuta a Cafarnao, quando davanti alla porta della città gli avevano condotto malati e indemoniati (Mc 1,32)

Ora non si tratta più di guarire ‘alcuni’ da infermità: è l’umanità intera che – ora – ha bisogno di Lui, del suo Corpo, del suo Sangue. Gesù giunge a questo appuntamento ben preparato: arriva in una sala al piano superiore che – in precedenza – aveva ordinato di sistemare; giunge in compagnia dei suoi amici più cari, al temine di un tempo faticoso e bello, ancora col profumo che la donna di Betania, poche ora prima, gli aveva versato sul capo.

Con lui giungono anche i suoi discepoli, anche loro – possiamo immaginarlo – dopo una giornata impegnativa: tra di loro, uno si era appena recato dai sacerdoti; altri si erano dati da fare per cercare la sala e addobbarla con cura; altri, è lecito pensare, avranno fatto la spesa e preparato il cibo.

Tutto, alla fine, è pronto per la grande cena di Pasqua!

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È la Pasqua del Signore

C’è un’eternità di vita che ripaga smisuratamente tutti i minuti, le ore e i giorni, che abbiamo consumato tra fatica e tristezza e di cui abbiamo perso ogni significato: è la Pasqua del Signore che anche quest’anno irrompe nei limiti del nostro tempo!

Entriamo nella settimana autentica proponendo tre meditazioni raccolte attorno ai tre momenti dell’unico giorno pasquale: la sera, la notte e l’alba.

Conosciamo bene le ore del buio e per questo nella sera dell’ultima cena e nella notte dell’arresto di Gesù ritroviamo tutte le nostre sere e le nostre notti, quelle del nostro cuore e del tempo storico che stiamo attraversando.

Siamo meno esperti, invece, delle prime luci dell’alba e per questo abbiamo ancora bisogno di essere risvegliati e rimessi in piedi, prima di cantare a voce distesa e col cuore sollevato, l’inno pasquale delle lodi ambrosiane:

“Oh Gesù, Pasqua eterna,

donaci di cantare la tua vittoria!”

…È la Vittoria sul buio che oscura la dimensione delle cose e sulla morte che tutto riduce a nulla…perché –davvero lo crediamo! – è la Pasqua del Signore che fa risplendere la vita!

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Tu sei l’atteso! –7. Generare bene

Le ‘amiche’ di Maria – in questo lungo viaggio per andare incontro al Salvatore che viene – raccontano una storia del tutto particolare: intrigante ed attraente insieme, misto di complicità e trasgressione, solo apparente narrazione ripetitiva che rivendica invece un’appartenenza forte.  La genealogia carnale di Gesù è spaventosa” diceva Romano Guardini. Che altro potremmo aggiungere di Tamar, Racab, Rut e dalla moglie di Uria? Sono straniere, prostitute, donne adulterine che hanno concepito – diremmo oggi – in situazioni ‘irregolari’: compagne di viaggio poco raccomandabili che appartengono alla storia del popolo di Dio e ci conducono alla carne di Gesù tramite Maria, la sposa di Giuseppe. «Nei lunghi anni silenziosi a Nazareth - scriveva Romano Guardini - Gesù probabilmente ha talvolta riflettuto su questi nomi. Quanto in profondità deve aver sentito che cosa vuol dire: “storia degli uomini”! Tutto quanto vi è in essa di grande, di vigoroso, di confuso, di meschino, di oscuro e di malvagio».Come pregare di fronte a questo lungo elenco di nomi? Ci basta dire che Gesù è il punto di arrivo di un disegno misterioso, compimento della Scrittura e della storia?  Se Gesù è dentro una storia che certo non si ripete come eterno ritorno, riconosco con fiducia e speranza che anche la mia storia è inserita in una serie di generazioni che mi hanno preceduto: anche se a fatica, posso dire con serenità di essere “incarnata” in vicende di peccato e redenzione, impasto di cielo e terra.

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