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R-estate GIOVANI!

Restate0Estate è sinonimo di libertà, riposo e, comunque, di tempo in cui si interrompe, pur brevemente, il ritmo degli impegni ordinari, per  fare il pieno di vita. E,  sarà  perché  tutti  nella  nostra  cultura,  abbiamo  l’esperienza  iniziale  dell’estate come  tempo  alternativo alla scuola, prima che al lavoro, non ci è difficile associare l’estate agli anni verdi della vita, alla gioventù. Per questo, come l’anno scorso, proponiamo nel sito, in occasione del tempo estivo, uno strumento per la preghiera, stavolta a partire da alcuni brani della Parola di Dio che contengono un riferimento ai giovani. L’intento, in realtà, è quello di entrare espressamente in sintonia con l’impegno della Chiesa per il prossimo Sinodo  sul  tema  «I giovani,  la  fede  e  il  discernimento  vocazionale», nel  cui  documento  preparatorio, leggiamo  che   La  Bibbia presenta  numerosi  racconti  di  vocazione  e  di  risposta  dei  giovani  [che]alla  luce della fede prendono gradualmente coscienza del progetto di amore appassionato di Dio per ciascuno...͟Noi  pensiamo,  d’altro canto,  che  lasciarsi  interpellare  dalle  figure  giovanili della  Parola  di  Dio  sia  già un modo attivo e fecondo di partecipare al Sinodo. Le  figure  che  abbiamo  scelto  non  rispondono  a  nessuna  logica  se  non  a  quella  di  essere  affiorate spontaneamente  nella  memoria  del  cuore. In  ordine  sparso,  sono:  il  giovane  Geremia(Ger  1,  4-8);  il giovane  presente  all’arresto  di  Gesù  che  fugge  via  nudo  (Mc  14,  45-52);  il  giovane  invitato  da  Qoelet  a ricordare il Creatore, prima che vengano i giorni tristi (Qo, 12, 1); il giovane Timoteo, a cui Paolo scrive (1Tm 4, 11-16); il giovane che interroga Gesù su ciò che è buono per avere la vita eterna e che poi se ne va triste (Mt  19,  16-22)  e,  ancora,  i  giovani  che  hanno  vinto  il Maligno  a  cui  Giovanni indirizza  la  sua  prima  lettera (1Gv 2, 12-14) e, infine, i giovani che Isaia non teme di presentare affaticati e stanchi (Is 40, 28b-31). Per ciascuno di questi profili, sarà proposto un breve commento a partire dal testo biblico, da cui scaturirà anche  una  preghiera  e  saranno  suggerite  due  domande,  una  per  un giovane  ipotetico-lettore  e  una  più generale, per chiunque vorrà lasciarsi interrogare. Ci auguriamo, con questo strumento, di raccogliere una briciola della sfida grandiosa di ricercare e di offrire ad altri la possibilità di ricercare percorsi capaci di ridestare il coraggio e gli slanci del cuore, nella certezza che  la  persona  di  Gesù  e  la  Buona  Notizia  da  Lui  proclamata  continuano  ad  affascinare  molti  giovani!”(Documento preparatorio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi - Cap I, 3)

Daniela Mapelli

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Uscire 8. Uscire per andare

uscireI quattro vangeli sono concordi nel raccontare che il primo giorno dopo il sabato delle donne si sono recate al sepolcro di Gesù, per «vedere il sepolcro» (Mt 28,1), «per ungere Gesù» (Mc 16,1), portando «gli aromi che avevano preparato» (Lc 24,1), o per motivi non espressi (Gv 20,1). Quello che è certo è che donne sole, senza compagnia maschile, andarono sulla soglia tra vita e morte. Come le levatrici dell'Esodo (Es 1,19), però, esse furono precedute dall'evento: l'uscita divina precede sempre (Es 11,4), la tomba è vuota.

La risurrezione, che fa di Gesù il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18), rilancia quindi il cammino delle donne su nuove strade, aperte quanto il mondo, affidando loro il compito di annunciare ancora la vita che viene dalla morte definitivamente (Mt 28,10; Gv 20,17) e indirizzando i loro passi verso una quotidianità (Mt 28,10) in cui il Signore Risorto «precede» i suoi (Mc 16,7). Una comunità, che voglia rispondere oggi alla chiamata ad uscire, essere sciolta ed andare, non potrà mancare di essere fedele a queste sue origini: dovrà essere capace di stare sulla soglia, avrà bisogno di occhi per vedere ancora l'uscita preveniente del Signore, dovrà rendere viva e fattiva la memoria della sua nascita senza dimenticare mai che mani femminili l'hanno accompagnata.

(da L. Invernizzi, «Esci e cammina! Appunti di viaggio per esseri di nascita», Servitium III 2013(2014) 17-24, 23-24)

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Uscire 7. Scioglietelo e lasciate che vada

uscireCome saranno rientrate queste pagine nella catechesi del Viandante misterioso sulla via di Emmaus (Lc 24,27)? Questa volta non è difficile immaginare, perché Gesù aveva la consapevolezza di essere abbracciato tra due uscite, quella dal Padre (Gv 13,3) e quella «che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,31). In più, poco prima della sua passione Egli introdusse i suoi discepoli al mistero dell’uscita dalla morte come nascita, chiamandone fuori Lazzaro (Gv 11,43), perché potesse di nuovo andare come uomo libero e responsabile. Anche Gesù, quindi, è esperto di uscite e di scioglimenti insperati.

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Uscire 6. Passi nuovi in canto e danza: l'uscita delle donne

uscireAnche le donne partecipano in prima persona e collaborano all'impresa divina salutando l'evento con esultanza. Lo studio accurato della sintassi narrativa di Es 15,19-20 permette di affermare che il narratore biblico racconta in sequenza due eventi (i due canti) quasi contemporanei, ma che, anche se di lei si parla dopo, fu una donna, Miriam, ad intonare il canto che coinvolse poi tutto Israele, donne e uomini, nella lode del Signore. Anche al di là del Mare, allora, le donne collaborano con le uscite divine. Lo specifico contributo della mano di Miriam con il suo tamburello (Es 15,20) è quello di far uscire dal teatro della lotta e sancirne la fine . Il suono del suo tamburello segna il ritmo dell'uscita dal letto del mare e del nuovo cammino, mentre l'invito al canto (Es 15,21) chiama tutto il popolo e i lettori alla celebrazione della salvezza.

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Uscire 5. Il passaggio del mare: una nascita

uscireI primi tentativi di uscita di Mosè (Es 2,11-15), uomo dei due mondi, con doppio passaporto e sempre un po' straniero (Es 2,22), furono segnati dal fallimento. Ebreo allevato nel palazzo del faraone, divenuto ormai grande, osò uscire per vedere i suoi fratelli, ma alla fine si trovò in esilio volontario, ramingo e fuggiasco come Caino, dopo aver ucciso ed essere stato rifiutato come possibile liberatore. L'uscita di scena di Mosè non ne fa l'uomo ideale per collaborare col Dio delle uscite, che per primo «uscirà nella notte» (Es 11,4) attraverso l'Egitto e che veglierà tutta la notte «per far uscire gli Israeliti dall'Egitto» (Es 12,42). Eppure, proprio a Mosè è detto: «Fa' uscire il mio popolo» (Es 3,10). E così, dopo l'uscita di Dio (Es 11,4), sarà Mosè ad uscire (Es 11,8) con enfasi, poi sarà la volta dell'uscita del popolo (Es 12) incorniciata dai riti pasquali, dalla fretta e dallo spavento della notte mortale.
Nonostante alcuni esegeti dissentano con forza, sostenendo che l'Egitto non può essere grembo che dà vita, è innegabile che la descrizione dell'uscita dall'Egitto sottenda un immaginario di nascita.

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