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Dal Convegno Nazionale Vocazioni

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logo convegno2014E' bello con te. 

Io e Chiara abbiamo partecipato al Convegno Nazionale delle vocazioni tenutosi  a Roma all’inizio di gennaio, che ha visto il radunarsi insieme di 700 persone provenienti da tutta l’Italia.Vorremmo lasciarvi alcuni flash di ciò che abbiamo ascoltato-vissuto, nel desiderio di condividere con voi una “bellezza” ricevuta.



• “Parlare di bellezza è parlare di vocazione e la vocazione è un cammino di santità”. E magari dopo queste prime parole la tentazione è di dire “non è per me! La santità è per altri che hanno delle marce in più… ma non io”.. eppure non è così!! Santo è colui-colei che vive la propria originale vita, vive nella propria quotidianità (gioiosa, ma anche faticosa, a volte sofferta), non la fugge, né si rifugia in un sogni fantasie.

“Parlare di bellezza è parlare di stupore, meraviglia, gioia”. Ma esistono ancora questi sentimenti nella nostra vita? Cosa fa nascere in noi lo stupore? E non ci sono ricette da seguire, si tratta di svegliare lo sguardo dal torpore che a volte ci contagia, si tratta di scorgere quei segni anche piccoli di bellezza ed armonia che sono presenti nella quotidianità (incontri, paesaggi inaspettati nella nostra città, parole ascoltate, gestii…), perché c’è tanta bellezza e santità intorno a noi!! Lo stupore nasce quando si coglie la bellezza di tutta la vita; lo stupore cresce con la tenerezza, con la capacità di aspettare, cresce silenziosamente nei cuori semplici… i nostri cuori hanno bisogno di cercare e gustare la bellezza la speranza. (Mons. Nico Dal Molin)

• “E’ bello per noi stare qui. A partire dal brano evangelico della trasfigurazione (Lc 9,28-36) sostare nella Parola, insieme a molti altri che arrivano da tutta Italia, e accorgersi che c’è una sintonia tra noi e attorno a noi, gustare insieme la Parola è già esperienza di bellezza. 

E così la prof.ssa Rosalba Manes (biblista) con semplicità e passione ci guida nel testo di Luca. Ci viene ricordato come la nostra vita avanza per “l’affascinazione della bellezza”: la bellezza è ciò che migliora la nostra vita, è ciò che ci fa avanzare ci attrae, è ciò che ci propsetta un’addizione-moltiplicazione…. La trasfigurazione è evento di grazia che ossigena, è spinta a salire più in alto…. Sul monte Dio e l’uomo si danno appuntamento da sempre, il monte è il luogo dove dio e l’uomo possono riposare insieme. Raccogliamo l’invito del testo evangelico: lasciarci sorprendere dall’azione di Dio che è sempre nuova; rallegrarci per il presente, coltivando uno spirito di tenerezza filiale, così da non avere più paura del futuro.

• La grammatica della bellezza. La bellezza non è concetto, ma esperienza! La bellezza è eco del mistero di Dio presente nella nostra vita, continuamente presente nella storia umana. Ecco che ci vengono suggerite alcune caratteristiche della bellezza. 

Essa è: misteriosamente luminosa (difficile da dire), proporzionatica e assimmetrica (rispetta l’armonia delle parti ed è orientata ad un centro che è la verità)umile e nascosta, fantasiosa e originale, è detta e condivisa… problema di oggi è che stiamo perdendo i sensi: viviamo una bulimia dei sensi (una supernutrizione stimolazione dei sensi che finisce per anestetizzarci). I nostri sensi sono preziosi, essi sono gli strumenti che abbiamo per entrare nella realtà, e ci vengono dati “tarati” sulla bellezza e verità, dobbiamo rimettere i nostri sensi nella loro direzione naturale: la bellezza, la verità, la bontà…  (Amedeo Cencini). E  quanto sono vere queste parole in questi ultimi giorni! Seminiamo questa  bellezza là dove l’uomo  fa esplodere la grettezza della violenza della morte. 

• Una Chiesa molto brava non susciterà la sequela, una Chiesa bella sì. Dove la bellezza non è quella classica della perfezione, ma è:  riconoscimento ed accettazione della propria fragilità-miseria, esperienza di unità, superamento della solitudine. Comunione realizzata è la bellezza!  È dono che Dio desidera farci! Bello è appartenenza reciproca!

La bellezza per i cristiani è l’uomo nella sua fragilità mortale ma che può aprirsi e contemporaneamente è Dio che scende nella fragilità umana, questo compenetrarsi di Dio e uomo è la perfezione. Allora nella vita perfezione è che in me si manifesti la perfezione del Figlio; ciò che conta per noi è la trasfigurazione: nell’uomo fragile si manifesta il Figlio potente….La nostra vocazione è far vedere la nostra fragilità, ciò che siamo, ma anche far vedere la potente opera di Dio in noi… (Marco Ivan Rupnik)

Condividiamo l’ultimo invito raccolto da Rupnik affinchè sia anche vostro:

Noi siamo chiamati a vivere la vita quotidiana… si torni a casa facendo quello che si deve fare, ma lo si faccia da figli…  e sia così per ciascuno di noi, aiutiamoci in questo!

Chicca e Chiara



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