Confesso di non essere un tipo che va spesso a frugare nei ricordi, forse perché ormai sono troppi e da questo capisco che… beh, sono invecchiata!
Per l’occasione dei miei 45 anni di professione, mi sono concessa un’eccezione e, tra i tanti luoghi e persone che ho nel cuore, sono andata a ripescare l’incontro con un giovane universitario. Parlo di parecchi anni fa, quando anch’io ero poco più che giovane.
Quel ragazzo non faceva parte del gruppo degli abitués dell’oratorio, ma c’erano con lui diverse occasioni per salutarsi e scambiare due parole.
Quella volta eravamo nel salone della parrocchia, forse per una festa, e ancora adesso lo vedo venirmi incontro sorridente e tranquillo. Mi racconta delle amicizie dell’università, degli esami, della sua quotidianità. E poi - dopo tanto tempo non so più contestualizzare il come e il perché - mi dice con naturalezza, tra una frase e l’altra: “quando vedo da lontano una persona che mi viene incontro, dal mio cuore esce un’invocazione: Vieni, Santo Spirito!”.
Di quel ragazzo, che adesso è un uomo, ho perso le tracce quando ho cambiato comunità di servizio, ma non ho mai dimenticato la sua preghiera e il suo sguardo di quella serata.
Mi è difficile tradurre in parole il motivo per cui, per la prima volta, condivido questa memoria e perché ho scelto di farlo adesso: forse per non dimenticarmi che il Signore, come dice il Profeta, non è nel tuono o nel vento, ma nella carezza di una brezza leggera.
Con il ricordo di quel ragazzo, voglio ringraziare il Signore per tutte le storie, le persone, le esperienze, gli sbagli e gli insuccessi, gli alti e i bassi che in questi anni me lo hanno fatto scoprire e incontrare, in una varietà di sfumature che nella fatica non annoiano. Faccio miei i sentimenti della donna del Vangelo di Luca che, quando trova la moneta persa, chiama le amiche e le vicine per essere liete con lei.