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NON ESSERE INCREDULO, MA CREDENTE

tommasoE’ il cuore che anima tutta la vita e la missione di Gesù, il suo desiderio più profondo: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in Me. Davanti ai giudei diventa domanda che rivela amarezza e sofferenza: “Se dico la verità, perché non mi credete?” Davanti al cieco appena guarito è domanda di affettuosa tenerezza: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”.
Viene allora da dire “grazie ” al Signore per questo suo appassionato invito a Credere.
Credere in un Dio per il quale non esiste chiusura che possa opporgli resistenza perché il suo desiderio e la sua capacità di “venire” e di “stare in mezzo” è più forte delle nostre paure, dei nostri dubbi, delle nostre tristezze, delle nostre relazioni bloccate…Lui “viene” proprio per “entrarci”, “starci in mezzo”, per “dire” e “dare” la sua Parola di consolazione: “Pace a voi”.
Un saluto che non è un semplice augurio, ma la consegna di un dono che restituisce serenità e speranza. Una Parola ed una Presenza, la Sua, che sa riaccendere la gioia là dove non la si credeva più possibile. L’aveva già anticipato nella Sua ultima cena: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace …non come la dà il mondo…non sia turbato il vostro cuore.”
Ma a Gesù non basta, vuole venire ancora di più incontro alla nostra fatica di credere e allora, ecco un altro invito: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani, tendi la tua mano e mettila nel mio fianco”. È rivolto a Tommaso, ma in fondo anche a ciascuno di noi. Mi chiedo cosa ci sia veramente dietro a questo invito di Gesù: il desiderio di farci fare esperienza viva fino a che punto si spinge l’amore vero? Il desiderio di vederci toccare senza paura le sue ferite in quelle fisiche e morali delle persone che accostiamo e ascoltiamo? Il desidero di aiutarci a comprendere che ogni ferita è anche una feritoia attraverso la quale può passare una luce nuova?
Credo sia un po’ tutto questo.
Questa pagina di Vangelo mi richiama alla mente il famoso dipinto del Caravaggio; in realtà non sapremo mai se Tommaso abbia veramente toccato le ferite di Gesù, sicuramente la sua richiesta di farlo rivela un profondo bisogno di “vedere”, di non accontentarsi di una fede basata solo sul “sentito dire”, ma di fare concreta, viva e personale esperienza dell’incontro con il Signore Risorto, attraverso un cammino che trova proprio nel dubbio il suo motore e la sua spinta. Tommaso mi aiuta anche a comprendere che l’incontro vero con il Signore non è possibile senza la presenza e la testimonianza di fratelli e di sorelle, di una comunità. Allora sarà lo Spirito, ricevuto in dono, ad “accendere dentro” la spinta interiore a “dire” con le parole e con i gesti la gioia di aver visto il Signore Risorto, anche là dove non immaginiamo…
È l’esperienza che ho vissuto durante la condivisione della cena dell’iftar con la comunità mussulmana che ha celebrato il termine del ramadan. Nel pregare insieme, nel gustare i loro cibi, nel condividere il cammino della mia vocazione con una giovane ragazza algerina, nel cogliere nella sua dolcezza e nel suo luminoso sorriso la sua passione e il suo desiderio di terminare gli studi di medicina per poter un giorno andare ad aiutare chi vive nei paesi in guerra, ho percepito la presenza del Signore che, quella sera, è “venuto”, è “stato in mezzo ” a noi facendo “sentire” che c’è Qualcuno che rende possibile vivere nella condivisione e nella pace anche nelle diversità.

Lucia Monti

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