Vetrata della cappella delle Ausiliarie DiocesaneIl lieto annuncio della Pasqua

Un’urgenza che impegna definitivamente la nostra vita

Come le donne della resurrezione

le Ausiliarie accolgono il lieto annuncio della Pasqua come un’urgenza che impegna definitivamente la loro vita ad annunciare Gesù Signore in una testimonianza appassionata del suo Vangelo.

Come le donne della resurrezione

si stringono attorno a Gesù con affetto e venerazione riconoscendolo nella preghiera e ricevendo da Lui l’invito alla testimonianza e alla missione.

Come le donne della resurrezione

vivono la gioia messianica e la speranza pasquale proclamando Gesù vivo e presente nella storia umana ed operando perché questa storia sia, per tutti, luogo di salvezza e di santità.   

(Statuto n° 7)

 le donne della Risurrezione - Vetrata
cappella della casa di formazione

La Parola e lo Spirito ci consegnano l’icona di quelle benedette donne che il mattino di Pasqua si recano al sepolcro per prendersi cura del corpo di Gesù. Quel giorno il Signore Risorto affida loro la cura premurosa del suo corpo che è della Chiesa.

Venite a vedere il luogo dove era deposto”. La nostra vocazione nasce presso il sepolcro vuoto, che interroga la fede e la vita. Qui comprendiamo che quel Gesù che ci ha amate, guarite, raccolte, salvate… ora è da cercare e da amare nella sua Chiesa: là lo vedrete.

“Andate a dire” è l’urgenza che impegna definitivamente la nostra vita.

Il grido gioioso della Risurrezione di Gesù, vivo e presente, è buona notizia per noi e testimonianza da portare presto alla storia degli uomini e delle donne, perché questa storia sia, per tutti, luogo di salvezza e di santità (Statuto 7).

La Storia

Negli anni in cui la Chiesa vive l’intensa stagione del Concilio Ecumenico Vaticano II, con la valorizzazione delle Chiese particolari e dei vari carismi e ministeri che la arricchiscono, nella Diocesi di Milano alcune giovani donne iniziano esperienze di dedicazione alla Chiesa locale e di vita comune. Anche a livello mondiale ed italiano, sorgono realtà simili, che portano, poi, alla costituzione di forme diverse di consacrazione.

È in questo periodo che l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanni Battista Montini, così scrive a don Giuseppe Zanoni, padre spirituale del Seminario diocesano:

lettera del card Montini, della Pasqua 1961“Penso a quelle benedette donne del Vangelo che ebbero la somma ventura di incontrare per prime il beato annunzio della risurrezione del Signore, e per prime lo diffusero fra i discepoli di Lui; e penso che la nostra diocesi ha bisogno di donne consacrate, che si offrano per il servizio pastorale nelle Parrocchie”. (1961)

L’intuizione dell’allora cardinale segna il punto di arrivo della sua riflessione, del dialogo con i segni dei tempi, della conoscenza di ciò che si sta muovendo nella Diocesi di Milano. Egli, però, non accompagnerà questi cammini, perché eletto Papa nel nel 1963.

Con l’episcopato del suo successore, il cardinale Giovanni Colombo (1963–1980), l’ispirazione di Montini giunge ad una prima concretizzazione.

Dopo un intenso periodo di incontri, di scambi, di confronti e una prima esperienza di vita comune, si arriva a delineare il volto delle Ausiliarie Diocesane in alcuni documenti normativi e alla costituzione di una piccola comunità di formazione.

Sono anni di ricerca e di scelte sofferte. Molte giovani si uniscono alla piccola Comunità. Questo porta ad una certa stabilità, all’apertura di comunità apostoliche, alla stesura, da parte del cardinale Colombo, del primo Statuto e al riconoscimento giuridico dell’Istituto nel 1979.

Si apre poi un’altra fase: quella accompagnata dalla figura del cardinale Carlo Maria Martini, (1980 al 2002). È tempo di maggiore comprensione della ministerialità della donna nella Chiesa e della vocazione delle Ausiliarie all’interno della Diocesi; tempo di riflessione  sull’esperienza spirituale e sul carisma e di consolidamento dell’intuizione originaria attraverso la stesura del nuovo Statuto. In esso si raccoglie la rilettura del vissuto esperienziale -personale e comunitario- delle Ausiliarie e lo si codifica in una via concreta di santità desiderata e sperimentata.

Si delineano in modo più netto i tratti caratteristici del carisma delle Ausiliarie, donne consacrate al servizio della Diocesi, inserite in comunità apostoliche, nella condivisione del cammino di fede della gente, attraverso la vicinanza alle preoccupazioni e alle gioie di ciascuno e l’immersione nella storia di un territorio.

È una dedicazione vissuta da donne, che esprime quella sensibilità tutta femminile che accoglie, custodisce, si prende cura e sostiene.

Oggi le Ausiliarie, accompagnate dalla premura pastorale del cardinale Dionigi Tettamanzi,  concretizzano la loro scelta in diversi ambiti della realtà pastorale: parrocchie, decanati, unità di pastorale giovanile, Caritas, Migranti, Università…, aperte a quanto lo Spirito chiede loro  e la comunità diocesana suggerisce.

La diocesanità

Una spiritualità… ordinaria!

 

Sentirsi figli e figlie della Chiesa particolare, parte della sua storia e della sua fede e diventarne padri e madri, prendendosene cura: questa è la DIOCESANITà.

È la via spirituale per cui un uomo e una donna hanno la possibilità di incontrare il Signore Gesù, facendo propri i percorsi spirituali dei fedeli che si riuniscono col Vescovo attorno alla mensa della Parola e del Pane.

È quella via per cui si è chiamati a diventare santi attraverso le condizioni ordinarie della vita. È una santità che si misura sul quotidiano. È la fede della gente delle città, dei lavoratori, degli studenti, delle famiglie, dei giovani…

E’ il principio dell’Incarnazione, cioè di Dio fatto uomo, di quel Dio che non si presenta in modo diverso dal nostro, ma di un Dio ordinario, normale, “uguale”. Non un Dio lontano, ma un Dio che entra nella storia concreta dell’umanità… per salvarla.

Ciascuno per la propria vocazione, sacerdoti, laici e anche noi Ausiliarie Diocesane, viviamo secondo la via spirituale “della” e “nella” Chiesa di Milano.

La Diocesi in cui viviamo prende i suoi colori dalla storia che la precede e dalle persone che la abitano oggi, dal modo di pregare e di organizzare le opere dell’amore.


Ha il volto della liturgia ambrosiana, della Lectio Divina, del dialogo con il mondo e la cultura, dell’ecumenismo, della santità dei suoi fedeli (Giovanni Mazzucconi, Gianna Beretta Molla), dei suoi Vescovi (S. Ambrogio, S. Carlo, il beato Schuster, il beato Ferrari) e dei suoi preti (il beato don Luigi Biraghi), dell’Azione Cattolica, della sollecitudine pastorale e caritativa (oratori, pastorale giovanile, catechesi, Caritas, volontariato, stranieri)





Per noi Ausiliarie, la diocesanità è stata –ed è- il modo di incontrare il Signore Gesù, è un’esperienza di Lui; è il nostro modo di vivere la fede e di tradurla in carità e testimonianza.

Questa stessa Chiesa che ci è madre si fa luogo della vocazione e orizzonte del nostro servizio. 

«La diocesanità ha tutta la forza di motivare la mia vita di donna consacrata: io decido di donarmi con fedeltà a quel Dio che incontro nel suo amore di Pastore, restituendo l’amore ricevuto in dedizione alla Sua Chiesa: ai fratelli e alle sorelle.

Lo faccio con tutta la forza del Battesimo, che mi ha consegnato quel “sacerdozio” di Gesù che appartiene ad ogni fedele e che, attraverso il sacramento dell’Ordine, è proprio del Vescovo e dei sacerdoti.

Lo faccio in forza dell’Eucaristia, dalla quale anch’io sono convocata, salvata e inviata. L’Eucaristia è per tutti, coinvolge tutti. Da essa, per ciascuno, viene la chiamata ad essere apostoli e testimoni».


Il Signore ci chiama a consacrarci a Lui e a seguirlo secondo questa specifica via di santità, facendo nostre le vicende di fede e di storia della Diocesi di Milano: questo basta a dare senso a tutta la nostra vita, a ciò che siamo e a ciò che abbiamo: l’amore, la libertà, i beni. Ne facciamo dono al Signore e li traduciamo secondo il suo Vangelo: castità, obbedienza, povertà.

«Il Vescovo rappresenta la Chiesa davanti a Dio e ne è il responsabile ultimo. Lo è così tanto che, per me Ausiliaria, egli è il superiore, colui al quale do la mia obbedienza. Colui che mi affida parte di questa cura per la Chiesa».

Noi, Ausiliarie Diocesane, pur essendo consacrate non vestiamo in modo particolare,  non abitiamo in un luogo particolare, non ci si riconosce neppure da qualcosa di particolare… ma siamo quasi “nascoste” in mezzo alla gente, appassionate dal quotidiano: preghiamo, lavoriamo, soffriamo e gioiamo come tutti.

Questo per testimoniare che Gesù Risorto vive “in mezzo” alla storia concreta di ciascuno, vive “con” l’uomo.

 

Ci incontrerai facilmente 
laddove la gente chiede la fede (catechesi e Messa), 
dove ci sono i poveri e i sofferenti (caritas, carcere, ospedali), 
dove ci sono i piccoli (oratori)… 

 

icona delle donne della Risurrezione 

  
Insomma: dove ci sono le persone

in cerca della Risurrezione del Signore!

 
L'icona delle donne 
 
lettura spirituale dell'icona delle donne della Risurrezione


 

un'intuizione...
 


Penso a quelle benedette donne del Vangelo, che ebbero la somma ventura di incontrare per prime il beato annuncio della risurrezione del Signore, e per prime lo diffusero tra i discepoli di Lui.

Card. Montini; 1961


La Parola del Vangelo
 
Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.
Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.
Presto, andate a dire ai suoi discepoli:
“E’ risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto“. Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.

Mt 28

 


 

Concilio Vaticano II

la Basilica di S. Pietro Concilio Vaticano II



 

Il nuovo Statuto approvato dal Card Carlo Maria Martini
 il 12 aprile 1998,
Domenica di Pasqua

 

 





 


La diocesi 
 

La Diocesi è un luogo spirituale, prima che un confine geografico o un’entità giuridica.

 Il magistero del Vescovo, le tappe del cammino pastorale della nostra Chiesa locale e le ragioni che la ispirano, diventano per l’Ausiliaria Diocesana veri riferimenti spirituali. (Statuto 39)




 

Duomo di Milano

La diocesanità è dono di una Chiesa che ci accoglie al suo servizio ed è, in noi, impegno e sollecitudine per la comunità.
(Statuto, 39)

Tutto ciò che operiamo nella Chiesa si compie per mandato e a nome del Vescovo.   (Statuto 62)

 

 


 
Card Dionigi Tettamanzi

Secondo la propria vocazione, ogni battezzato può condividere con il Vescovo la sollecitudine pastorale per la Chiesa alla quale appartiene. 

Egli, come pastore e come sposo, si prende cura della Chiesa affidatagli. E’ colui che la guida e la cura, dedicandosi a lei sull’esempio e nel nome di Gesù.