NON UN TENDONE DOVE TUTTI CANTANO IN CORO

Riflessioni di Giusy, novizia delle Ausiliarie Diocesane, 
a margine dell’esperienza di volontariato in Abruzzo

 

(per la delicatezza del vissuto, non si fanno riferimenti specifici a luoghi e persone)

 

Giorni fa hanno trasmesso in televisione un servizio sulla situazione in Abruzzo -e sull’imminente assegnazione delle nuove casette- e tutti che in coro cantavano: “Domani, domani…”.

Io credo che l’Abruzzo non sia un enorme tendone sotto cui tutti cantano in coro. L’Abruzzo, o meglio l’Aquila e tutte le frazioni coinvolte nel terremoto, sono volti e storie segnate da questo evento che in poco tempo ha davvero cambiato la vita. E’ gente che tenta di riprendere una quotidianità senza però poter evitare di fare i conti con quello che è stato; sì, perché tutto, intorno, ricorda quello che è stato, a partire dalle cose più visibili: la tenda, i tendoni, la propria casa che non c’è, le macerie intorno, i dolori fisici, i disagi dovuti al clima, allo spazio da condividere, ai turni da rispettare, per continuare con tutti quegli aspetti della vita meno visibili, ma molto presenti: il dolore per la perdita di qualcuno, la mancanza di un’intimità familiare che fino allora era stata custodita, una domanda sul futuro, anche più prossimo…

Ho ascoltato i tanti sentimenti che accompagnano le persone in questi mesi: la rabbia, il dolore, il senso forte di smarrimento, la voglia di reagire, di guardare avanti, di voler essere più forte pensando alla famiglia, ai propri cari e fare i conti con un presente incerto e con la voglia di avere una spiegazione.

Ci sono alcuni aspetti su cui ho riflettuto visitando alcune tendopoli e accostando la gente.

Ho avuto la fortuna di stare molto tempo nella stessa tendopoli: questo mi ha permesso di comprendere più chiaramente cosa significa entrare in una comunità, una comunità ferita, con quella delicatezza e umiltà che richiede una situazione così. Si parte come volontari, ma quella che si incontra non è una situazione già precisa alla partenza, non si può fare altro che entrare e mettersi in ascolto con grande umiltà, senza la pretesa di capire o inquadrare entro schemi che cosa sono stati quegli attimi di paura nella notte del terremoto che le persone raccontano nei minimi dettagli.

Mi chiedo, a partire da questa esperienza, che cosa sia la vicinanza, se non, da parte mia,  rispettare lo spazio e la libertà di chi vuole lasciarsi incontrare e di chi non vuole, perché ormai stanco di tutte le persone che si alternano da settimane. 

Vicinanza che è chinarsi, farsi prossimo, senza pensare di dare nessuna facile consolazione, ma provando insieme a stare in quelle macerie, perché è da lì che ci si può e ci si deve rialzare.

Vicinanza che è ascolto e accoglienza di uno sfogo, di un racconto, di un bisogno che emerge da tanti aspetti; vicinanza che è esserci nelle situazioni più quotidiane di una persona; vicinanza che è sentire quella compassione che dentro muove e ti spinge a portare le situazioni di forza e sofferenza incontrate e ad andare verso l’altro.

Se c’è una vicinanza offerta, ce n’è anche una domandata: quella del bambino, dell’adolescente, dell’adulto e dell’anziano, ciascuna vera e diversa dall’altra, frutto di sguardi e di reazioni diverse rispetto a ciò che è accaduto. Oserei dire “dentro”, più che fuori.

Si sperimenta allora la gioia del servire che è frutto di ascolto, non di risposta a qualche aspettativa, ma è un mettersi a fianco di chi si incontra.

Ripenso alle case e a quel silenzio che vi regna intorno. Ho negli occhi paesi in silenzio, senza voci di persona: solo porte lasciate aperte nella speranza di rientrare a recuperare qualche oggetto importante e nella speranza per alcuni di poter rientrare definitivamente.

Adesso dov’è la casa? La tenda può essere definita casa? Quale sarà la mia casa? Ecco allora che vedendo la vita della gente in tenda non ho potuto fare a meno di pensare a come tante cose si relativizzano e cosa è essenziale nella vita, cosa non può mancare nella vita? Penso agli affetti, alle relazioni, Chi non può mancare nella mia vita?

Ecco credo che una delle cose più belle vissute in quel tempo sia stato quello di sperimentare durante alcuni incontri, quel desiderio e coraggio grande di spostare lo sguardo dalle macerie, in avanti, avere quello sguardo che va oltre non perché è incapace di guardare ciò che sta accadendo, ma perché ha il coraggio di voltarsi e contemplare dentro quella sofferenza, lo sguardo d’amore di un Padre che non abbandona. Io credo che proprio li la grazia agisca, li dentro quel desiderio di sperare di credere che da li si può ripartire. Nella tenda adibita per pranzi e cene tra tutti i cartelloni, i biglietti lasciati dai volontari, mi ha colpito particolarmente uno scritto dalla gente di S.Felice d’Ocre: “Il sepolcro è vuoto, Cristo è risorto, anche noi risorgeremo da queste macerie”. E’ questa la speranza che vogliamo annunciare…

                                                                                                     Giusy

 

 

 


 

 

 


 Itinerario Giovani '09-'10
 

La tua Parola
nel rivelarsi
illumina

24 ottobre
Non  avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto 
(Mc 16,14b-20)

21 novembre
 Inizio del Vangelo di Gesù  (Mc 1,1-8)

19 dicembre
 Hai trovato amore presso Dio (Lc 1,26-38)

23 gennaio 
Qualsiasi cosa vi dica, fatela (Gv 2,1-11)

27 febbraio
Sedeva presso il pozzo (Gv 4,5-42);

27 marzo
 Sul momento non compresero (Gv 12,12-16)

17 aprile
 Dov’è tuo padre?
(Gv 8,12-19)

22 maggio 
Egli rimane presso di voi e sarà in voi (Gv 14,15-20)


Come comunità di giovani donne in cammino, desideriamo condividere con voi ciò che per noi è molto ordinario ed essenziale: l’ascolto della Parola di Dio.

 

Questo itinerario offre un tempo e un luogo per stare dinanzi e con il Signore,a partire dai Vangeli della Domenica, che risuonano in ogni comunità cristiana. Insieme, permettiamo così alla Parola di Dio di rivolgersi a noi, ai nostri desideri, alle nostre scelte, a tutta la nostra vita.

        DOVE?           

Comunità delle Ausiliarie Diocesane,

via S. Francesco 1/a, Seveso (accanto al Seminario)

dalle 10.30 alle 11.45